Incommunicado

“Spleen” in Magritte è un particolare stato d’animo che pervade di sé la camera oscura della coscienza e che determina le modalità stesse della osservazione da parte del soggetto. Per Magritte l’artista non guarda direttamente alla realtà, ma la ricostruisce in sé così come essa viene componendosi nel suo occhio. E’ questo un processo misterioso
che racchiude nel suo interno infinite forme di incomunicabilità possibile: di qui una malinconia che invade necessariamente l’anima.
In Incommunicado il sacrificio rituale dell’ innocenza, il dolore trattenuto nei gesti densi di significato dei danzatori, il movimento coreografico che si fa pura emozione passano necessariamente per il percorso di una incarnazione, per il racconto delle fasi eterne e ricorrenti della vita, per la stessa assunzione sofferta di un destino. L’agire quotidiano alla luce dell’occhio della coreografa rivela, così, profondità inaspettate, il senso stesso di un interrogativo segreto che lo trascende e che lo sublima. Ora il falco non lancia più “grida insensate ad orecchie fatte ottuse” citando Sylvia Plath, al contrario la bianca colomba plana sulla “fabbrica delle pietre” permettendo l’ascolto del risvegliarsi stesso delle felci. In questo ascolto l’anima ritrova le sue origini nella iscrizione subitanea e imprevedibile nelle pieghe invisibili di una nuova armonia ….. e il sacrificio consumato prelude al dono della parola.
Paola Scoppettuolo

turno D – mercoledì 18 gennaio ore 21.00, ingresso gratuito









