Requiem di Mozart

MozartIl Requiem più famoso è certamente quello composto da Wolfgang Amadeus Mozart, sebbene il celebre compositore e pianista di Salisburgo non terminò l’opera liturgiica morendo, il 5 dicembre 1791, dopo aver ultimato soltanto solo il primo numero dell’opera (Introitus: Requiem aeternam). Oltre che per l’innegabile maestosità il  Requiem deve la sua fama all’alone di mistero e leggenda che accompagna la sua composizione. Secondo alcune testimonianze, la più autorevole quella di Stendhal,  (in seguito fatta propria da drammaturghi e registi, come ad
esempio Milos Forman nel suo Amadeus del 1984) fu un ignoto committente che bussando alla porta di Mozart, ormai malato, ridotto in miseria e abbandonato da sua moglie Constanze, gli offrì 50 ducati per comporre, in sole quattro settimane, una Messa da Requiem. Opera  che Mozart iniziò, lavorando giorno e notte, ma che non riuscì a completare, morendo lo stesso giorno in cui terminò il Confutatis maledictis nella certezza che stesse creando il Requiem che lo avrebbe accompagnato alla sepoltura. Durante il lavoro, il compositore  portò comunque  avanti la stesura dell’opera scrivendo solo le parti principali (le quattro voci del coro e dei soli –
se presenti – e la linea del basso con la numerica per la realizzazione del continuo all’organo), ed indicando di tanto in tanto il motivo melodico dell’accompagnamento ove questo non fosse deducibile dalle altre parti. Lasciato incompiuto, il  Requiem, per iniziativa di Constanze fu affidato agli allievi che più lavorarono con il marito negli ultimi anni della sua breve vita: Joseph Eybler, Franz Freistädler e, infne, Franz Xaver Süssmayr; quest’ultimo  probabilmente è stato il più vicino a Mozart. Nella metà dell’Ottocento si stabilì con certezza quali fossero le parti del Requiem certamente nate dal genio di Salisburgo e quali ad opera di altri, e furono apposte , accanto alle prime una M, accanto alle altre una S, ovvero l’iniziale del cognome di Sussmayr.

Il Requiem è pervaso del fervore religioso che animava Mozart, come pure la sua teatralità, il suo furore, ed il pathos, che la sua esecuzione è sempre capace di generare,  rendono l’opera un vero banco di prova per i direttori di orchestra, per i cantanti e per i musicisti. Non solo un’opera immortale, come il genio che la volle concepire, ma anche un’esperienza emotiva , un monumento alla spiritualità umana creata a suon di musica e voci, il Requiem di Mozart rinnova ad ogni esecuzione la sua capacità
di toccare l’orecchio ed il cuore. Il Requiem, eseguito da Coro ed Orchestra, si compone di otto parti, l’Introitus ( o Antifona d’ingresso), certamente scritto interamente da Mozart,  il Kyrie, la Sequentia ( che contiene il Dies irae (coro), Tuba mirum (soli). Rex tremendae (coro) Recordare (soli), Confutatis (coro) Lacrimosa (coro). Segue l’Offertorium, il Sanctus, il Benedictus, Agnus Dei e Communio.

Requiem di Mozart Teatro Traiano