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L’ORDINE DEI
CAMILLIANI
E JOBEL TEATRO
presentano
SAN CAMILLO IL MUSICAL
IL SOGNO DI UN GIGANTE
scritto e diretto da
LORENZO COGNATTI
con
DAVIDE BENEDETTI, MAURIZIO PATELLA, ENRICO BARBIERI,
VINCENZO D’ANGELO, ANTONIO AMORE, FEDERICA PLACIDI,
VALENTINA DE GIOVANNI, FRANCESCA DI FRANCO, LORENZO
LATINI
Direttore di scena:
ANDREA ROTINI
Scenografie:
VALENTINA PRIMAVERA, CIRO NATALIZIO PADUANO,
JENNIFER VENUTI
Costumi:
CHIARA PROIETTO, ELINA VAAKENAINEN
Musiche
SERGIO PALUMBO, ANTONIO DE CARMINE, MAURO SPENILLO
Coreografie:
FRANCESCA DI FRANCO |
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Dedicato al patrono di
infermi, ospedali e operatori sanitari di Rosario
Capomasi
San Camillo e i suoi insegnamenti viaggiano a ritmo
di danza sul palcoscenico “Benignus in dolentes –
Camillo, il gigante della Sanità”, spettacolo
prodotto dall’Ordine dei Camilliani e da Jobel
Teatro, con il patrocinio del ministero per i beni e
le attività culturali, della Regione, della
Provincia e del Comune di Roma, e con la
partecipazione di Croce Rossa, Ipasvi e Aipas. Il
musical prende spunto dalla vita e dalle opere del
fondatore dei Camilliani, San Camillo de’ Lellis,
che dedicò la sua esistenza ad assistere i malati e
per questo è diventato patrono degli infermi, degli
ospedali e degli operatori sanitari. Il pubblico
viene accompagnato in un cammino di riflessione sul
mondo della sanità e dell’assistenza, puntando
l’attenzione sull’aspetto sociale, etico, umano e
spirituale del malato, paziente sì ma soprattutto
“persona” che merita sempre e comunque rispetto e
carità.
San Camillo diventa così un personaggio attuale,
grazie anche all’intensa interpretazione di
Sebastiano Rizzo, della Jobel Teatro.
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Note di Lorenzo Cognatti: |
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«È uno spettacolo non autocelebrativo ma per tutti
perché l’aspetto della salute riguarda ogni persona.
La storia e le musiche sono». Fin dalle prime scene
il pubblico potrà capire che «niente di ciò che
accade è realistico: i personaggi sono maschere,
simboli (il medico rappresenta tutti medici, il
malato tutti i malati e così via) e sono
protagonisti di ripetuti colpi di scena. Ad esempio,
un paziente chiamato “il soldato” perché reduce da
tante battaglie che, a suo dire, lo hanno visto
sempre in prima linea, una volta ammalatosi
incurabilmente riscopre nell’infermità una
spiritualità dimenticata». Profondamente cambiato,
si alza dal letto in frac a significare il
“cambiamento di abito”, mentale e d’animo. «Non
vogliamo presentare un musical spensierato ma
“aggressivo”, che vada dritto al cuore dello
spettatore e lo sensibilizzi su ciò che realmente
significhi essere malato e sulle carenze morali e
materiali che chi è malato spesso si trova costretto
a subire; i colpi di scena servono non solo a tenere
desta l’attenzione dei presenti ma a lanciare un
messaggio ben preciso: l’importanza del valore della
vita anche quando la malattia la sta portando a
termine, come nel caso del “soldato”. Un concetto
che S. Camillo aveva propugnato già nel Cinquecento,
riassumibile nella frase “Più cuore nelle mani”.
Spero che la gente apprezzi questo spettacolo che
definirei “rivoluzionario” come a suo modo è stata
“rivoluzionaria” la vita di S. Camillo». |
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