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Società per attori
presenta
La parola ai giurati
Dodici uomini arrabbiati
di Reginald Rose
traduzione di
Giovanni Lombardo Radice
con Alessandro Gassman
e Manrico Gammarota
Sergio Meogrossi - Giancarlo Ratti Fabio Bussotti -
Paolo Fosso
Nanni Candelari - Emanuele Salce Massimo Lello -
Emanuele Maria Basso Giacomo Rosselli - Giulio
Federico Janni
regia
Alessandro Gassman
scene
Gianluca Amodio
costumi
Helga h. Williams
musiche
Pivio & Aldo De Scalzi |
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Premessa |
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Attesa prova di
Alessandro Gassman regista e interprete de La parola
ai giurati, opera di Reginald Rose, resa celebre
dalla trasposizione cinematografica firmata con
grande maestria da Sidney Lumet e interpretata in
modo indimenticabile da Henry Fonda.
Esempio straordinario di denuncia dei meccanismi del
sistema giudiziario americano, questo appassionante
e attuale dramma narra la vicenda di dodici membri
di una giuria popolare che devono decidere
sull'opportunità di condannare o meno a morte un
giovane portoricano sospettato di omicidio, ponendo
così a ognuno di noi molte domande sulla capacità di
giudicare e sui condizionamenti cui possiamo essere
sottoposti.
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Trama |
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New
York. 1950. È il 15 agosto e una giuria popolare
composta da dodici uomini di diversa estrazione
sociale, età e origini sono chiusi in camera di
consiglio per decidere del destino di un ragazzo
ispano-americano accusato di parricidio. Devono
raggiungere l’unanimità per mandarlo a morte e tutti
sembrano convinti della sua colpevolezza. Tutti ad
eccezione di uno che con meticolosità e intelligenza
costringe gli altri giurati a ricostruire nel
dettaglio i passaggi salienti del processo e, grazie
a una serie di brillanti deduzioni, ne incrina le
certezze, insinuando in loro il principio secondo il
quale una condanna deve implicare la certezza del
crimine al di là di ogni ragionevole dubbio. Fra
violenti contrasti, dubbi, ripensamenti ed
estenuanti discussioni, l’unanimità sarà raggiunta e
l’imputato verrà dichiarato non colpevole.
Esempio straordinario di denuncia dei meccanismi del
sistema giudiziario americano, questo appassionante
e attuale dramma narra la vicenda di dodici membri
di una giuria popolare che devono decidere
sull'opportunità di condannare o meno a morte un
giovane portoricano sospettato di omicidio, ponendo
così a ognuno di noi molte domande sulla capacità di
giudicare e sui condizionamenti cui possiamo essere
sottoposti.
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Note
di regia di Alessandro Gassman |
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L’interesse
per il lavoro di regia è stato per me un naturale
approdo, dopo più di venti anni di teatro militante
in qualità di attore. Man mano che le mie sicurezze
interpretative andavano consolidandosi, sentivo
emergere e gradualmente rafforzarsi il desiderio di
affrontare un progetto interamente mio. Ero dunque
pronto ad affrontare un percorso all’interno di
motivazioni più profonde e personali che avrebbero
potuto toccare il cuore ed i sentimenti del
pubblico; quel pubblico che fino ad oggi mi ha
seguito e mi ha regalato teatri esauriti e il calore
del suo affetto. Dopo due stagioni di successi con
la mia prima regia, con la quale ho affrontato un
autore ed un testo estremamente complessi quali sono
Bernhard e la sua “Forza dell’abitudine”, ho inteso
proseguire la mia ricerca affrontando un testo
socialmente coinvolgente e profondamente ideologico,
nonostante il suo impianto realistico, come è “La
parola ai giurati” di Reginald Rose. Così come
Bernhard mi aveva ispirato uno spettacolo ricco di
aperture oniriche di grottesca comicità, Rose mi
permette invece di entrare nelle varie e sfaccettate
tipologie umane e caratteriali colte in una
situazione claustrofobica nella quale emergono gli
aspetti comportamentali più contaddittori.
Ne “La parola ai giurati”, l’impianto drammaturgico
si basa sullo svolgimento di un dramma giudiziario.
Ma ciò che mi ha ispirato fin dalla prima lettura è
la possibilità di portare alla luce i pregiudizi e
le false certezze che caratterizzano il
comportamento dei giurati e che affiorano nel
momento in cui devono assolvere il compito più
difficile per un uomo: quello di decidere della vita
di un altro uomo. La vicenda è incentrata su due
capisaldi del sistema giuridico anglosassone: la
presunzione di innocenza e la dimostrabilità della
sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole
dubbio. In un’epoca in cui il mondo è afflitto da
ideologie contrastanti che si nutrono di assolutismo
e che spesso scadono a pregiudizi, il “ragionevole
dubbio” è una preziosa arma di difesa.
Alessandro Gassman |
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Recensioni - da www.teatro.org di
Petra Motta |
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In questo clima di
moratoria sulla pena di morte, non poteva mancare
nei teatri italiani uno spettacolo che toccasse
l’argomento da vicino, addirittura con il patrocinio
di Amnesty International. La scelta per la seconda
prova alla regia di Alessandro Gassman è caduta su
un testo ricco di possibilità e riferimenti, che
aveva già fatto il successo del giovane Sidney Lumet
nel lontano 1957: La parola ai giurati (Twelve Angry
Men), di Reginald Rose.
La regia di Alessandro Gassman, talentuoso figlio
del ‘mattatore’, sempre più deciso a staccarsi
dall’immagine paterna interpretando figure di uomini
qualunque, così lontani dalle roboanti prove
d’attore del padre, ha più di uno spunto
cinematografico. Gli attori, riuniti attorno a un
tavolo, danno spesso le spalle al pubblico in sala;
le luci permettono di evidenziare dialoghi ‘a parte’
tra i diversi personaggi anche quando si ritrovano a
scambiarsi opinioni davanti allo specchio della
toilette; l’incalzare del tempo che passa è scandito
dalle lancette di un orologio a parete e dal mutare
della luce del paesaggio newyorkese al di là di
un’ampia finestra a piccoli riquadri; per non
parlare dei titoli di coda e dei nomi degli attori
proiettati su uno schermo trasparente, mentre una
luce ‘occhio di bue’ illumina, nel buio, il volto
degli attori, uno dopo l’altro.
Tutto evoca il cinema dei tempi d’oro di Hollywood:
i costumi alla Bogart e le acconciature impomatate;
la scenografia curata ed essenziale capace di
ricreare l’atmosfera di quegli anni; l’ambientazione
fumosa e opprimente di quando la sigaretta era
ancora ‘politically correct’ (e di sigarette se ne
accendono davvero tante).
Ma il ‘pezzo forte’ della messinscena è la
caratterizzazione dei personaggi. Nonostante gli
spettatori non arrivino mai a conoscere i nomi dei
dodici giurati, ma solo il loro numero e talvolta le
loro professioni, ogni personaggio è vissuto con
tale partecipazione e realismo da ogni attore, da
costituire un unicum inconfondibile.
L’architetto, il pubblicitario scanzonato, l’orafo
raffinato, il rassicurante presidente di giuria, il
timido bancario, il manovale immigrato dall’Europa
dell’est, l’italo-americano, l’anziano saggio, il
piccolo imprenditore avvelenato dalle proprie
vicende familiari, il fanatico razzista, il beffardo
tifoso di baseball, l’inossidabile colpevolista.
Seguendo le loro supposizioni, i loro battibecchi,
le loro accuse e le loro esternazioni più o meno
violente, il pubblico impara a conoscerli, a
distinguerli, ad amare coloro che si lasciano
coinvolgere dai dubbi del giurato numero otto e a
disprezzare quelli che continuano a sostenere
incrollabilmente i propri preconcetti e le proprie
fanatiche convinzioni di colpevolezza.
Dopo tre ore passate velocemente come raramente
accade a teatro, lasciarli è come salutare dei
conoscenti, dei vecchi amici, dei compagni di
viaggio insieme ai quali si è riso e sofferto e si è
un po’ cresciuti nella strada verso la verità.
Bellissimo. |
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Curiosità |
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Lo spettacolo La
parola ai giurati è stato allestito nell’autunno
2007 al Teatro Comunale Traiano di Civitavecchia
dove ha debuttato in anteprima con una recita per
studenti. Dopo la tournee trionfale della scorsa
stagione lo spettacolo verrà riallestito per la
stagione 2008/2009 sempre nel nostro teatro dove
debutterà in prima nazionale nel mese di ottobre.
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PER
APPROFONDIRE |
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I video di Alessandro Gassman
su Youtube |
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