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Spettacoli in abbonamento

sabato 28 novembre ore 21.00
domenica 29 novembre ore 17.00
domenica 29 novembre ore 21.00
  AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
di Garinei e Giovannini scritto con Jaja Fiastri con GIANLUCA GUIDI e ENZO GARINEI
regia di PIETRO GARINEI
ripresa da ENZO GARINEI
venerdì 11 dicembre ore 21.00
sabato 12 dicembre ore 21.00
domenica 13 dicembre ore 17.00
  IL DIO DELLA CARNEFICINA
di Yasmina Reza
con ANNA BONAIUTO, ALESSIO BONI, MICHELA CESCON,
SILVIO ORLANDO
venerdì 18 dicembre ore 21.00
sabato 19 dicembre ore 21.00
domenica 13 dicembre ore 17.00
  IL CASO DI ALESSANDRO E MARIA di Giorgio Gaber e Sandro Luporini interpretato e diretto da LUCA BARBARESCHI
con CHIARA NOSCHESE
mercoledì 30 dicembre ore 21.00
sabato 2 gennaio ore 21.00
domenica 3 gennaio ore 17.00
  UN SOGNO DI FAMIGLIA
scritta da Enrico Montesano
con Anna Maria Carli e Francesco Asioli interpretato e diretto da ENRICO MONTESANO
venerdì 8 gennaio ore 21.00
sabato 9 gennaio ore 21.00
domenica 10 gennaio ore 17.00
  IL PIACERE DELL’ONESTÀ
di Luigi Pirandello
con LEO GULLOTTA
regia di FABIO GROSSI
venerdì 15 gennaio ore 21.00
sabato 16 gennaio ore 21.00
domenica 17 gennaio ore 17.00
  LA STRADA
tratto dal film di Federico Fellini
di Tullio Pinelli e Bernardino Zapponi interpretato e diretto da MASSIMO VENTURIELLO
con TOSCA
venerdì 29 gennaio ore 21.00
sabato 30 gennaio ore 21.00
domenica 31 gennaio ore 17.00
  L'EBREO di Gianni Clementi
regia di ENRICO MARIA LAMANNA
con ORNELLA MUTI
venerdì 26 febbraio ore 21.00
sabato 27 febbraio ore 17.00
  IL DIO DELLA CARNEFICINA
di Yasmina Reza
con ANNA BONAIUTO, ALESSIO BONI, MICHELA CESCON,
SILVIO ORLANDO
sabato 6 marzo ore 21.00
domenica 7 marzo ore 17.00
domenica 7 marzo ore 21.00
  SHYLOCK IL MERCANTE DI VENEZIA IN PROVA
di Roberto Andò e Moni Ovadia da William Shakespeare
regia Roberto Andò e Moni Ovadia
con MONI OVADIA e SHEL SHAPIRO
sabato 13 marzo ore 21.00
domenica 14 marzo ore 17.00
domenica 14 marzo ore 21.00
  LA FORTUNA CON L’EFFE MAIUSCOLA
di Eduardo De Filippo e Armando Curci
regia di LUIGI DE FILIPPO
sabato 8 maggio ore 21.00
domenica 9 maggio ore 17.00
domenica 9 maggio ore 21.00
  COMPROMESSI SPOSI
di e con CARLO BUCCIROSSO
giovedì 3 giugno ore 21.00
venerdì 4 giugno ore 21.00
sabato 5 giugno ore 21.00
  GIGI È TUTTA COLPA TUA
Spettacolo-evento-festa-happening per i 30 anni del Laboratorio
con GIGI PROIETTI
e tutti i suoi ex allievi
- Abbonati turno A
- Abbonati turno B
- Abbonati turno C
   
 

 

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NUOVO TEATRO
diretto da Marco Balsamo
presenta
IL DIO DELLA CARNEFICINA
di
YASMINA REZA
Traduzione
ALESSANDRA SERRA
con
ANNA BONAIUTO
ALESSIO BONI
MICHELA CESCON
SIVIO ORLANDO
Regia
ROBERTO ANDO’
Scene, costumi e luci
GIANNI CARLUCCIO

 

 
Note di presentazione
I genitori del piccolo Bruno (Anna Bonaiuto e Silvio Orlando) ricevono in casa i genitori di Ferdinand (Michela Cescon e Alessio Boni). Il ragazzo ha colpito al viso Bruno in una lite di strada.
Le due coppie hanno deciso di incontrarsi per regolare la disputa nel segno della civiltà e del buon senso. All’inizio, dunque, ben disposti e concilianti, tentano di approcciarsi con buoni propositi di tolleranza e comprensione reciproca che, però, poco a poco svaniranno del tutto.
È questo il plot dell’ultima commedia di Yasmina Reza, Il Dio della carneficina, reduce dai grandi successi ottenuti a Parigi nella messinscena da lei stessa curata con l’interpretazione di Isabelle Huppert nel ruolo di Véronique, e a Londra, nella traduzione di Christopher Hampton per l’interpretazione di Ralph Fiennes, nel ruolo di Alain. Una commedia che conferma la straordinaria fortuna della Reza con le platee di tutto il mondo, dopo il grande exploit internazionale di Art, e anche l’interesse per la sua opera di registi e interpreti come Luc Bondy, John Turturro, Roma Polansky.
 
 
Note di regia di Roberto Andò
 
Ne Il Dio della carneficina di Yasmina Reza c’è una specie di furibondo humor sarcastico, ma anche l’abilità cesellatrice di un dialogo in bilico tra commedia e tragedia, ricreato ascoltando il potere micidiale e terribile della parola media, la musicalità e la fraseologia, camaleonticamente irresistibile, della medietà, delle sue vaste e sublimi galassie. Un piccolo trattato morale di teoria della cultura , che sembra voler rispondere – con l’ambiguità tipica del teatro – alla seguente
domanda: Le buone intenzioni ci salveranno? La Reza non sembra avere dubbi, e la sua pièce consegna allo spettatore una risposta, a suo modo, perentoria: No! L’inequivoco scetticismo di questa risposta è però messo a servizio di una macchina implacabile, virtuosisticamente variata sul ciglio di un barato epocale, tra solidarietà ed egoismi. È un testo da mettere in scena cercando di non lasciarsi eccessivamente contagiare dal sulfureo cinismo che lo abita, lasciandosi guidare dal preciso e geometrico rincorrersi dei colpi di scena, dall’abilità con cui nel dialogo si aprono nuove, inaspettate prospettive, che sfumano e svariano, nei quattro personaggi che ne rendono l’ordito, a turno, l’odio, il risentimento, l’invidia, il vuoto, il nulla. La Reza non crede alle magnifiche sorti e progressive dell’uomo contemporaneo, bene informato, diligente servitore di generiche cause morali, coattivamente alla ricerca, per sé, d’improbabili attestati di civiltà e buone maniere. Riesce così, di questa umanità, a scovare il sottofondo barbarico, nichilista, meschinamente
incapace di condividere un pur minimo progetto comune. Lo fa dandosi il perimetro modesto di un intelligente divertissment, di un intrattenimento contagiosamente divertente, che nella risata sommerge anche lo spettatore, riflesso nello specchio deforme di una condizione in cui molti potranno riconoscersi.

Non ho mai affrontato fino ad ora un testo di questo genere, probabilmente per un sospetto. Diffidavo dell’eccessiva definizione di cui sono relatori i personaggi, dell’eccessiva pro grammaticità che, in genere, abita questo tipo di drammaturgia dedicata all’oggi. I teatro mi sembra, infatti, da sempre, inestricabilmente legato alla possibilità vertiginosa di far vacillare le nostre certezze, conducendoci in luoghi ignoti, attraverso una lingua di cui non afferriamo mai del tutto il senso. Assistendo, a Parigi, ad una recita
dell’allestimento di questa pièce curato dalla stessa Reza, con un formidabile quartetto di attori tra cui Isabelle Huppert, ho capito che questo testo contiene una sfida, compresa tra l’apparente evidenza di ciò che mostra, e l’efferatezza misteriosa che nasconde.

 
 

   
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Assessorato alla Cultura

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