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La Contemporanea
In coproduzione con
COMPAGNIA MARIO CHIOCCHIO
presenta
MASSIMO
VENTURIELLO e
TOSCA
in
LA STRADA
di
TULLIO PINELLI
e BERNARDINO ZAPPONI
Dramma con musiche tratto dal film di
Federico Fellini
regia
MASSIMO VENTURIELLO
Scene
ALESSANDRO CHITI
Costumi
SABRINA CHIOCCHIO
Musiche
GERMANO MAZZOCCHETTI |
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Note di presentazione di Massimo
Venturiello |
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In una rivista di
tanti anni fa ho letto che negli anni ‘40 Fellini,
in giro per l’Italia, una notte, vedendo una coppia
di zingari, che nel più assoluto silenzio se ne
andava in una strada di campagna col proprio
carretto (l’uomo tirandolo con una fune e la donna
spingendolo da dietro) cominciò a seguirli, a
distanza, senza nemmeno sapere perchè.
Il silenzio tra i due regnava sovrano. Accesero un
fuoco, la donna cucinò qualcosa, poi mangiarono e
subito dopo ripartirono, il tutto senza proferire
una sola parola … Fu proprio quel silenzio che diede
l’input al regista per la
realizzazione di quel grande capolavoro che è La
Strada.
Fellini rubò il silenzio di quei due zingari e se lo
portò nel suo film facendolo diventare il
protagonista assoluto e ancora oggi, a distanza di
un cinquantina
d’anni, quel silenzio, ci costringe a un ascolto al
quale non siamo più abituati e ci racconta tanto.
Tra Zampanò e Gelsomina non c’è dialogo, ma solo una
serie infinita di domande e risposte mancate. Il
filo conduttore della loro storia umana, del loro
breve tragico viaggio è proprio il ‘non detto'. Ecco
quindi che attraverso quanto non riescono a dirsi,
scopriamo tutta la disperazione
della loro condizione.
La diffidenza, il cinismo, l’incomunicabilità, sono
la colonna sonora
della loro esistenza ‘bassa’, ai margini della
società e della civiltà, ma
sono anche il suono della vita di tanti come loro,
che ancora oggi troviamo
nelle fogne delle nostre metropoli, vicinissimi a
noi eppure così
lontani, da non essere visti, o meglio da essere
ignorati, rifiutati, maltrattati e allontanati. Ho voluto mettere in scena questa
vicenda,
quanto mai attuale, con umiltà e rispetto assoluto
nei confronti del
grande film, confortato dal fatto che la
drammaturgia di Pinelli e
Zapponi, pur conservando in parte i dialoghi
originari, contiene una
propria peculiarità, una propria poetica
squisitamente teatrale.
Intorno a me e a Tosca, rispettivamente Zampanò e
Gelsomina, ruota un’umanità altrettanto degradata e
marginale, cinica, diffidente e povera. Dalla madre
di Gelsomina che incontriamo all’inizio, alla
ragazza che per ultima parlerà con Zampanò, tutti,
compreso i componenti dello scalcinato circo, sono
personaggi motivati soprattutto dalla fame. Un
miserabile microcosmo che si muove in un’atmosfera
irreale, come in una favola dolorosa che con
leggerezza si propone di scuotere pesantemente la
nostra attenzione.
Dedichiamo questo spettacolo ai ‘randagi’ che
abitano la strada |
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