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MYTHOS PRODUZIONI
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ORNELLA MUTI
in
L’EBREO
di
GIANNI CLEMENTI
regia
ENRICO MARIA LAMANNA |
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Note di presentazione |
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L’Ebreo è una commedia
nuova di un bravissimo autore italiano
contemporaneo, tra i più rappresentati: Gianni
Clementi. Tra le sue opere ricordiamo Al Tabou de
Saint Germain des Pres, Maligne Congiunture, Una
Volta nella vita, Il Cappello di
carta, La Vecchia Singer e La tattica del gatto. La
Compagnia proverà e debutterà in prima nazionale al
Teatro Traiano di Civitavecchia e vedrà
contemporaneamente un altro importante debutto:
quello di Ornella Muti come attrice teatrale. La
bella e importante attrice, dopo tantissimi film che
hanno disegnato la storia del nostro cinema
italiano, calcherà le scene con un personaggio
insolito, duro, cinico ma a tratti anche divertente |
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Note dell’autore Gianni Clementi |
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Negli
anni ’40, con l’entrata in vigore delle leggi sulla
discriminazione razziale, emanate dal regime
fascista, molti ebrei, presagendo un destino
incerto, avevano pensato di mettere al riparo i loro
beni, da presumibili espropri, intestando le loro
proprietà a prestanome fidati di razza ariana.
Marcello Consalvi, al tempo oscuro ragioniere, è
stato uno dei fortunati beneficiari. Il suo Padrone
gli ha intestato tutte le proprietà. È ricco e vive
con la sua moglie Immacolata nello splendido
appartamento borghese del Padrone nel Ghetto
ebreo di Roma. La vita borghese della coppia è
improvvisamente sconvolta dal ritorno, dopo 13 anni,
del vecchio proprietario, che bussa alla loro porta.
L’Ebreo nasce dal desiderio, partendo da un fatto
storico poco frequentato teatralmente, di indagare,
per l’ennesima volta, l’animo umano. E
specificatamente il grado di aberrazione che un
essere umano può raggiungere pur di non rinunciare
ai suoi privilegi. La percezione che si ha di questi
nostri anni tanto “piccoli” e tanto volgari, è
talmente fastidiosa da provocare spesso una voglia,
più che di digestione, di esorcismo. Scriverne non è
facile. Poesia, spesso tragica, al contrario si
respira frequentemente nella “Storia”, con la “S”
maiuscola. È soltanto il ricordo della seconda
guerra mondiale e delle atrocità degli anni ’40 ad
essere evocato ne L’Ebreo, e ciò credo basti a
riempire di significato altro l’invenzione della
trama. La piccola storia di una coppia travolta
dall’evento, tanto temuto, quanto atteso. Il
tentativo di descrivere il progressivo deteriorarsi
della certezza in una sorta di accidia, per quanto
concerne il personaggio maschile, e da una vera e
propria incredulità, che non tarda a trasformarsi in
rabbia ed ira, ad obnubilare il personaggio
femminile. La scelta espressiva del “romano” per
raccontare tutto ciò, si inquadra, prima che in un
percorso personale, nell’esigenza di proporre
un’ambientazione ideale (il
Ghetto di Roma) e mettere in risalto le
qualità/difetti dei protagonisti. E, a
dispetto dei sacrosanti pregiudizi verso un
uso/abuso del linguaggio romano, in
questo specifico caso, credo sia la lingua giusta
per esaltare in senso teatrale
il cinismo e la follia dei nostri protagonisti. |
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