|
|
 |
 |
 |
|
|
 |
|
Il Comune di
Civitavecchiaa
La Fondazione Cariciv
in collaborazione con La Scuola delle Arti
presentano
LA CASSARIA
di
Ludovico Ariosto
con
Nini Salerno
e con
Erminio Truncellito, Federico Battilocchio, Fabrizio
Luciani, Giorgia Panico, Salvatore Avitabile,
Leonardo Decarli, Emanuele Arciprete, Simone
Fantozzi, Pietro Morachioli, Mauro Sabatini,
Alessio Tacchi, Clarissa Villeggia, Alessio Vittori
regia
Pino Quartullo
scene
Piero Pollinzi
costumi
Helga Williams
aiuto regia
Eugenio Pochini
luci
Paolo Gianfrate |
 |

Nel 1508 veniva posta la prima pietra del nostro
Forte Michelangelo e veniva rappresentata, a
Ferrara, la prima commedia in lingua italiana “vulgare”:
La Cassaria del giovane Ludovico Ariosto.
In occasione di questo doppio cinquecentenario, la
Città di Civitavecchia, il sindaco Gianni Moscherini,
Attività e Beni culturali, la delegata Annita
Cecchi, il direttore artistico del Teatro Comunale
Traiano Pino Quartullo, grazie al contributo
della Fondazione Cariciv, presidente avv. Vincenzo
Cacciaglia presentano:
la messa in scena de LA CASSARIA, con Nini
Salerno, regia Pino Quartullo, con 15 attori e 8
musicisti che suoneranno dal vivo, scenografie
dipinte in stile cinquecentesco, all’italiana,
tratte da un bozzetto originale del Serlio. Al
Teatro Comunale Traiano i giorni 12, 13, 14 Ottobre
alle ore 9,30 e il 15, 16 Ottobre ore 21, ad
ingresso gratuito (ritirabili coupon di ingresso il
13 Ottobre dalle ore 9 alle 13, e dalle 15.30 alle
17.30, presso atrio sala convegni, biblioteca
comunale a piazza Calamatta).
Un Convegno in due giornate su Le Rivoluzioni del
Rinascimento intorno al 1508 con Vittorio
Sgarbi e altri eminenti studiosi, al teatro
comunale Traiano.
Mercoledì 14 ottobre dalle ore 16.30 interventi
su architettura e storia intorno al 1508, con
attenzione particolare alla nostra città e al nostro
Forte (Mons. Carlo Chenis, Fabiano Fagliari
Buchicchio, la Società Storica, Odoardo Toti, Mario
Camilletti, Roberta Galletta). Alvaro Ranzoni
svelerà il ritrovamento di importanti dipinti di
epoca cinquecentesca venuti alla luce a piazza
Leandra. Il famoso critico d’arte Vittorio
Sgarbi interverrà su “Le rivoluzioni artistiche del
Cinquecento”. (Al termine della prima giornata
del convegno, proiezione del video della
Rievocazione Storica della posa della prima pietra
del Forte Michelangelo, avvenuta lo scorso 14
dicembre 2008).
Giovedì 15 ottobre dalle ore 16.30 interventi su
la nascita del teatro e della danza, l’invenzione
della scenografia, Ariosto e La Cassaria (Clelia
Falletti, Maria Zeno, Pino Quartullo, Barbara De
Paolis, Claudia Celi, Maurizio Varamo).
L’ingresso al convegno è libero.
Contemporaneamente, nella stessa settimana delle
repliche de La Cassaria e del Convegno, la Delegata
ai Beni e attività Culturali Annita Cecchi
presenterà una nuova edizione numerata de La
Cassaria (con interventi originali) e una Mostra di
Testi e Stampe del ‘500, in collaborazione con la
Biblioteca Ce.Si.Va e Prospettivaeditrice, dal 12 al
16 ottobre, presso i locali del teatro comunale
Traiano.
La cittadinanza è invitata a partecipare
|
 |
|
|
Note
di regia di Pino Quartullo
L’intreccio
è molto divertente: in Grecia, nell’isola di
Metellino, due ricchi giovani si innamorano di due
bellissime schiave, di proprietà di un losco
mercante. Approfittando della partenza del padre,
uno dei due ragazzi, con la complicità di alcuni
servi furbi, organizza una truffa per comperare le
due ragazze, senza sborsare soldi. Tutto ruota
intorno ad una grande cassa piena di ori e preziosi
che viene data come garanzia prima del pagamento al
ruffiano per poi accusarlo di furto. Ma il piano non
va in porto come dovrebbe e l’intreccio si complica,
anche per l’improvviso ritorno del padre.
“PUR SE VOI NON RIDETE EGLI E’ CONTENTO DI PAGARVI
IL VINO”…così scommette Niccolò Machiavelli, con il
pubblico, nel prologo della sua Mandragola.
L’intento primario della Commedia del Cinquecento è
di divertire, senza nessun senso di colpa. E sempre
nel su citato prologo, Machiavelli aggiunge: “Questa
è Firenze vostra, un’altra volta sarà Roma o Pisa,
cosa da smascellarsi dalle risa.”.
Ludovico
Ariosto, dopo anni di messe in scena a Ferrara, di
commedie di Plauto e di Terenzio scrive nel 1508,
una “comedia nova”… “ma con giochi si può far una
fabula men trista” . Ed infatti La Cassaria è piena
di artifici linguistici, retorici e d’intreccio che
rendono splendido il divertimento. Anche la
letteratura del Quattrocento prepara molto, sotto
questo punto di vista, il terreno ad un teatro
comico animato da amori e passione. Col finire del
Cinquecento arrivano con la Controriforma e la
guerra al Male e con la messa al rogo di Giordano
Bruno viene bruciato anche il sano divertimento
della commedia. Ci vorrà del tempo per riabilitarla.
La commedia del cinquecento fa da ponte tra il
teatro comico di Plauto e Terenzio e la Commedia
dell’Arte (due teatri in maschera). La Commedia
dell’Arte codifica dei personaggi-maschere
utilizzando clamorosamente le diversità linguistiche
dei dialetti (Arlecchino-bergamasco,
Pulcinella-napoletano, il dott Balanzone-bolognese,
, Pantalone-veneto ecc..). E questa capacità di
accostare e creare contrasto tra “diversità”
dialettali è divenuta una nostra peculiarità
italica, che si è tramandata fino ai giorni nostri.
Anche nel nostro cinema italiano, spesso, la
commedia detta “all’italiana” vive di dialetti,
accostamenti e contrasti linguistici, fino ad
arrivare ai nostri fortunati film detti di Natale. I
nostri Sordi, Gassman, Manfredi, Tognazzi, Benigni,
Troisi, Verdone, Abatantuono, De Sica, Boldi, vivono
e si fondano sul dialetto. Per questo mio
allestimento de La Cassaria, ho voluto quindi
mettere in primo piano tutte le potenzialità comiche
del testo, scovando in ogni personaggio le
attitudini principali, gli elementi di origine
sociale, le linee caratteriali, evidenziandoli
attraverso il dialetto. Una sorta di Vacanze in
Grecia, dove ritrovare, in un’isola immaginaria, un
l’Italia del Cinquecento ancora molto simile alla
nostra. Non a caso il manifesto di questa nostra
Cassaria cita nello stile, con complicità, i
cartelloni dei film natalizi di Aurelio De
Laurentiis. Lavorando come attore in Distretto di
Polizia, lo scorso anno, con Marco Marzocca, in una
delle puntate, per risolvere un caso, mi spacciavo
per sordo-muto, con conseguenti situazioni comiche.
La stessa identica situazione l’ho ritrovata nella
Cassaria (nel quarto atto, scena VII) con il servo
Volpino che fa diventare all’impronta “mutolo”
Trappola per risolvere una situazione inestricabile
con il suo padrone Crisobolo. Non credo che gli
sceneggiatori di Distretto di Polizia abbiano
rovistato Ariosto per scrivere la puntata ma è certo
che un repertorio di “canovacci” e situazioni
comiche fa parte del nostro patrimonio genetico di
commedianti italiani e si tramanda da sempre. Lo
stesso Ariosto, nel prologo de La Cassaria allude:
“ma l’ingegni non son però diversi da quel che fur,
che ancor per quello Artista (Dio) fansi. per cui
nel tempo indrieto férsi”.
In questo mio allestimento, assolutamente non una
sillaba è stata cambiata dell’originale testo, se
non dei piccoli tagli per rendere più snella
l’azione ed evitare passaggi incomprensibili, che la
assoluta fedeltà al testo avrebbe comportato. Altro
attestato di fedeltà alla commedia del cinquecento è
aver posto delle “canzoni” tra un atto e l’altro ed
aver aggiunto la musica alla spettacolarità della
parola. Musiche originali sono state composte
utilizzando il più possibile testi poetici dell’
Ariosto stesso (Rime XXV, Satira III, Carmina XXVII).
Il mio amore per la Commedia del Cinquecento è
antico: all’inizio della mia carriera, con “La Festa
Mobile” ,una compagnia di giovani attori diplomatisi
con me in Accademia (tra cui Maria Paiato, Blas Roca
Rey, Alvia Reale), misi in scena “La Mandragola” di
Machiavelli e “Rozzi, Intronati, Straccioni e
Ingannati” mia commedia originale con testi di vari
autori del Cinquecento (Dalla Porta, Bibbiena,
Aretino, ecc..) girammo l’Italia, utilizzando
l’architettura reale di molte piazze italiane come
scenografia naturale; nel “giro” non mancò la antica
piazza Leandra di Civitavecchia (nel 1983 e 1984).
Per questo allestimento in teatro ho voluto dare
vita ad un bozzetto cinquecentesco originale del
Serlio, per realizzare scene dipinte all’italiana,
fedelmente riproducenti in bianco e nero quel
panorama di città ideale classico e fantastico.
(Dicono le cronache che le scenografie originali,
realizzate a suo tempo dal pittore Pellegrino da
Udine regalarono a Ferrara un altro primato in
ambito teatrale: la novità della sua tecnica, la
vivacità e la ricchezza della sua scenografia furono
tali da rappresentare un autentico prototipo per gli
allestimenti a venire. Sempre riportano le cronache
del tempo che la Sala Grande del Palazzo Ducale,
dove la Cassaria vide appunto la sua prima assoluta,
riportava così tanto alla città ideale dove l’opera
si svolgeva “che il pubblico non se poteva saziare a
guardarla”).
Che la prima pietra del Forte Michelangelo di
Civitavecchia sia stata posta nello stesso anno in
cui vedeva la luce la nostra prima commedia
originale in lingua volgare italiana, e che nel 2008
entrambe le cose compissero cinquecento anni, mi è
sembrato un segno del destino che non poteva essere
ignorato.
La Fondazione Cariciv e il suo magnifico presidente
avv. Vincenzo Cacciaglia mi hanno consentito di
realizzare questo progetto molto atteso e sentito. A
loro il mio più grande Grazie!
Ringraziamenti sentiti vanno inoltre al nostro
sindaco Giovanni Moscherini e alla sensibile e
attenta delegata alla cultura Annita Cecchi per
questa nuova edizione de La Cassaria ed anche per la
preziosa mostra di testi e stampe del Cinquecento,
fatta allestire nel nostro teatro comunale Traiano,
per l’occasione
Ingresso gratuito |
|
|
|
|
|
|