|
|
 |
|
|
 |
|
 |
 |
Personaggi ed interpreti
Rigoletto buffone di corte Barry Anderson
baritono
Il Duca di Mantova Romolo Tisano tenore
Gilda figlia di Rigoletto Teona Dvali soprano
Sparafucile Michele Filanti basso
Maddalena sorella di Sparafucile Stefania
Scolastici contralto
Il Conte di Monterone Cesidio Iacobone
baritono
Giovanna custode di Gilda Elisabetta Basirico
mezzo soprano
Il Conte di Ceprano Massimo Di Stefano basso
Marullo cortigiano Giorgio Carli baritono
Borsa cortigiano Egidio D'Elia tenore
La Contessa di Ceprano Francesca Ascioti
mezzo soprano
Il Paggio della duchessa Sabrina Cortese
mezzo soprano
Il Carceriere Armando Tomasello Basso
ORCHESTRA SINFONICA NOVA AMADEUS
CORO LIRICO ITALIANO
Direttore d'orchestra Gianmichele D'Errico
Regia Otello Camponeschi
Maestro del Coro Renzo Renzi
Scenografie Cav. Pino Izzo
Costumi Fabrizio Onali
Direttore di palcoscenico Teresa Gasperi
Maestro alle luci Giovanni Rago
Capo macchinista Bruno Di Venanzio
Luci e fonica Coop Co.Ge.De. a.r.l.
Coordinamento Regina Martusciello
Assistente di produzione Giulia Grill
Trasporti EffeGi di Francesco Giglio
Direzione artistica Renzo Renzi
|
 |
|
Anche quest’anno la
Fondazione Ca.Ri.Civ. regala alla città e al T. C.
Traiano un’opera lirica. Dopo la Boheme e Madame
Butterfly di Puccini, Rigoletto di Verdi. |
 |
 |
 |
 |
Note di regia |
|
Verdi
sempre ha mosso la pietra dello scandalo nella
scelta dei suoi soggetti da mettere in musica; tanto
che anche in Rigoletto la centralità del “diverso”,
del protagonista deforme, diventa la molla
drammaturgica che scuote la morale dell’epoca e
l’ipocrisia politica che è di tutti i tempi. Oggi
come allora, si emargina il “diverso” che si vede
negare anche i più semplici diritti come essere
umano.
Rigoletto infatti, un deforme, un buffone e dunque
un essere socialmente inferiore, non può accedere al
diritto di un’amante “bella” che gli viene rapita e
umiliata nell’onore e nella purezza dei sentimenti.
Il tutto nasce da un crudele gioco tra uomini in
stile goliardico militaresco, l’opera infatti è
pervasa da un’energia emotiva e psicologica
interamente maschile, dove viene lesa la dignità di
un capro espiatorio in un “atto gratuito” e brutale.
Rigoletto, quindi, sarà una storia raccontata e
interpretata da un branco di maschi, che decidono di
mettere in scena questa storia tra di loro per puro
divertimento, identificando nel gruppo il debole, il
diverso, e poterlo così umiliare di fronte a tutti.
Alla centralità del tema del “diverso”, fa da
contraltare il tema della “maledizione”. La
maledizione in se è qualcosa di inarrestabile che ha
un finale compiuto, come nella tragedia greca: un
viaggio di cui si conosce fin dall’inizio la
destinazione.
Rigoletto percorre questo viaggio, un percorso a
tappe fisse, diventando personaggio e protagonista
di uno spettacolo vero e proprio che porta il titolo
“La Maledizione” di cui Monterone è regista e grande
burattinaio. Il dramma vero e proprio inizia infatti
dopo la maledizione di Monterone, facendo
del primo atto una sorta di prologo scherzoso; in
uno stanzone surreale attraversato da corde che
ricordano le sbarre di una prigione, un gruppo
di giovani per “gioco” assegnano a caso ad uno di
loro la parte del “diverso”. Monterone costruisce
alle spalle del protagonista un teatro nel teatro,
dove si rappresenta un unico solo spettacolo La
Maledizione e dove condurrà per mano il suo
attore-marionetta Rigoletto sino al compimento della
vendetta. In quel teatro Monterone farà trovare alla
sua vittima i protagonisti del suo diabolico
intrigo. La figlia Gilda, intenta a ricamare un albo
genealogico
al quale mancano gli sconosciuti tasselli delle sue
origini, è su un tappeto dove un labirinto di gabbie
imprigiona un letto candido a cui fa sfondo un muro
simbolicamente creato da Rigoletto stesso. Lo
spettacolo La Maledizione di Monterone avrà fine con
la scoperta della figlia morta: compimento della sua
vendetta. Tutte le scene, quindi, scompaiono cadendo
al suolo, lasciando solo un muro di fondo, lo stesso
muro simbolico creato da Rigoletto, come scenario
della morte di Gilda, che calerà anch’esso sulle sue
ultime note, lasciando la scena nuda come
dell’inizio dell’opera. |
|
|
|
Finanziato
dalla Fondazione Ca.Ri.Civ. |
ingresso
gratuito |
|
|
|
|
|