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Spettacolo
fuori abbonamento disponibile il 19 marzo
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Squame è un viaggio attraverso le diversità. “Il
vero viaggio di scoperta – diceva Proust – non
consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi
occhi”, e così attraversando popoli e culture
apparentemente lontane, si può arrivare a concepire
la diversità come una relazione di cui abbiamo
bisogno per sentirci parte di qualcosa; un vestito
di cartapesta che indossiamo quando abbiamo freddo o
paura ma di cui potremmo fare serenamente a meno se
accettassimo l’idea di poter vivere in un mondo
multi-colore. Attraverso il viaggio le differenze
politiche, religiose, di razza e sesso possono
assumere la dimensione di semplici pezzi di un
mosaico senza i quali è difficile immaginare di
poter costruire la figura. “E se un giorno vi
troverete a camminare per le strade di un villaggio
africano, vi potrà capitare di essere rincorsi da un
gruppo di bambini che vi grideranno: “Ferenci,
Ferenci” che vuol dire quello di fuori, il diverso,
l’estraneo, l’altro. Per loro gli altri siete voi.
Ecco perché siamo tutti nella medesima barca. Tutti
noi abitanti del nostro pianeta, siamo altri
rispetto
ad altri: noi per loro, loro per noi”.(Richard
Kapuscinski) Squame non è uno spettacolo di ricerca
ma un lavoro di pensiero. Una riflessione
sull’antropologia dell’integrazione e la filosofia
dell’interazione. Ed è un cantiere aperto. Uno
spettacolo che vorrebbe rimanere uguale ma che non
riesce a resistere ai continui stimoli e alle
sollecitazioni che gli rimbalzano addosso. E quindi
cambia. |
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Note di
Davide Tassi |
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Ho
cominciato a lavorare a Squame
più di un anno e mezzo fa.
Sentivo il bisogno di mettere in
scena un testo in grado di dare,
prima di tutto a me stesso,
l’opportunità di
riflettere sulle diversità. Chi
sono i diversi? Sono i gay, le
lesbiche, i neri, i gialli, i
disabili, gli induisti, i
musulmani? E poi diversi da chi?
Nei miei tanti viaggi zaino in
spalla ho capito che il mondo si
ciba di diversità e che anche io
sono un diverso. Ho capito che
la maggior parte delle volte
dipende dal punto di vista
attraverso cui si guardano le
cose, anche se è più facile
pensare che la diversità non
esista e che essa non sia solo
una relazione di cui abbiamo
bisogno per sentirci parte di
qualcosa.
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