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Spettacolo fuori
abbonamento disponibile il 20 marzo
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TEATRO PERSONA
in coproduzione con
la LUT/FESTIVAL VOCI DI FONTE,
JACK AND JOE THEATRE
con il sostegno di
ARMUNIA/KILOWATT FESTIVAL
presentano
VALENTINA SALERNO,
CHIARA CASCIANI,
ALESSANDRA CRISTIANI,
SILVIA MALANDRA
in
TRATTATO DEI MANICHINI
regia
ALESSANDRO SERRA |
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Teatro Persona è una
delle compagnie di teatro di ricerca più
interessanti sul territorio nazionale, ha sede a
Civitavecchia ed opera in tantissime città e
festival riscuotendo con ogni sua produzione un
notevole successo. Lo spettacolo Trattato dei
manichini è vincitore di Nuove Creatività, con il
sostegno di ETI (ente teatrale italiano), ed è
vincitore del premio di scrittura di
scena Lia Lapini. |
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Note di
regia di Alessandro Serra |
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Effige di donna
consacrata all’esposizione in vetrina, per
preservare la vita di chi, pagando, potrà indossarne
le vesti. Teatro in cui i manichini vengono
accatastati alla rinfusa, nudi, svergognati, come
bambini che sciamano al sole, eppure immobili. Nudi
perché inverecondi. Corpi gratificati, in stato di
grazia. Trovare la chiave d’accesso all’infanzia,
nella memoria onirica se il caso, e secondo le leggi
anamorfiche del sogno. Drammaturgia è l’incidente
esterno al sogno che contrasta e devia la vita
onirica, un fatto fisico, qualcuno che ci accarezza
mentre dormiamo, o il lenzuolo che ci avvinghia le
gambe tradotto in chissà quale essere mostruoso che
ci assale e trascina giù, o la sveglia che suona
trasformata in campanella da ricreazione. Non c’è
più drammaturgia, gli indizi contestuali non
agevolano la fruizione concettuale dell’evento ma
concorrono allo smarrimento dello spettatore,
condotto a occhi aperti nel bosco della propria
infanzia, e lì abbandonato, in attesa di incontrare
se stesso bambino e semplicemente guardarsi negli
occhi in attesa che qualcuno dei due s’avventi e
divori l’altro. L’opera delle azioni è oscura e in
testimoniabile come i giochi dei bambini, sedotti
dalle conclusioni luttuose, come falene attratte
dalla luce. La notte è la luce nera che seduce,
finché una creatura crepuscolare aprirà la tenda e
farà intravedere la luna e il bagliore sarà tale da
distogliere nostra madre dalla vita. Allora il
servitore, come in una favola, apparirà al momento
giusto e toglierà il velo, rivelando che c’è un
figlio terrorizzato da qualche parte che,
semplicemente, vuole essere preso in braccio. Il
ritorno atemporale all’infanzia è un sogno che non
si può raccontare, un nulla a
cui nessuno crederà, ma un nulla visibile,
contemplabile, confezionato con le immagini della
realtà. La materia non è il disegno ma il dramma
degli impulsi che s’affrontano come nello schiudersi
di un guscio. Cogliere queste creature
nell’atto di sbocciare. La crisalide: uovo - baco -
larva - farfalla, non sono quattro immagini distinte
ma una sola con differenti linee temporali. Quando
si è investiti da un immagine che ci guarda e non si
sforza di raccontare poiché
in quel dato istante continua a rivivere
simultaneamente il proprio ciclo vitale. La
visitazione all’infanzia non è un fatto personale,
riguarda tutti noi. Una volta aperti gli occhi si
resta esterrefatti nel vedere un’unica dolorosa
iniziazione
alla vita: imperscrutabile grido che è paura e al
contempo gioia incontenibile |
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