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SUMMARY:IL PADRE DELLA SPOSA
DESCRIPTION:Giovanni è un imprenditore e padre di famiglia\, che oltre a possedere una azienda\, ha una bella figlia ventiduenne a cui vuole molto bene e di cui è molto geloso\, che sta per convolare a nozze. La ragazza sta per sposare Ludo\, rampollo di una ricca famiglia\, ma l’imminente matrimonio con annessi caotici preparativi avranno un effetto straniante sul povero padre\, che in cuor suo non vuole accettare il fatto che la figlia sia ormai una donna e il solo pensiero di lasciare l’adorata fanciulla nelle mani di uno sconosciuto lo fa dar di matto. A peggiorare le cose ci si metterà il prezzo esorbitante del matrimonio. La goccia che farà traboccare il vaso\, sarà l’invasione dell’eccentrico organizzatore di matrimoni Boris\, nella scelta di organizzare il ricevimento proprio in casa\, situazione che farà crollare i nervi al sempre più stressato padre\, che tra una figuraccia e un’altra finirà addirittura in prigione. Lo spettacolo si presenta come una divertente comedy piena di gag riuscite e momenti coinvolgenti con alcune situazioni tenere e divertenti
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SUMMARY:CETRA…UNA VOLTA
DESCRIPTION:“Cetra…una volta” scritto da Toni Fornari e per la regia di Augusto Fornari è un concerto spettacolo che vuole essere un tributo al quartetto più celebre del palcoscenico e della televisione italiana dagli anni ’40 agli anni ’80: il quartetto Cetra. La musica\, le canzoni\, le parodie memorabili dell’indimenticabile Quartetto Cetra sono riproposti in questo spettacolo da tre interpreti eccezionali che costituiscono un concentrato esplosivo di bravura\, simpatia\, bel canto e trascinano il pubblico nell’epoca splendente dei grandi varietà televisivi. Un omaggio al mitico quartetto che\, dopo la morte di Lucia Mannucci\, chiude la meravigliosa parentesi di un gruppo che ha fatto veramente la storia della televisione e del teatro italiano. Per questo ancora una volta si sono riuniti i Favete Linguis\, il trio vocale composto da Stefano Fresi\, Toni Fornari ed Emanuela Fresi i quali\, fin dall’inizio della loro carriera\, si sono ispirati al Quartetto Cetra\, ricalcando il loro peculiare stile comico-parodistico. In questo spettacolo interpretano tutte le canzoni di maggior successo dei Cetra e si esibiscono altresì in esilaranti parodie musicali\, sempre ricalcando lo stile raffinato ed elegante del quartetto. Con Cetra… una volta si assiste ad uno show in cui si alternano e mescolano divertimento scenico e virtuosismo vocale. Il Trio sarà accompagnato dalla saxofonista e vocalist Cristiana Polegri.\nIl trio si costituisce nel 1995. Partecipa a numerose trasmissioni televisive. Sono nel cast fisso delle trasmissioni “Domenica In…”\, Rai Uno\, condotta da Magalli e Solenghi nel 1998; “Casa\, amore e …fantasia” condotta da Ilaria Moscato su TMC. In Radio nel 1996 fanno parte del cast fisso della trasmissione “Oggi è Domenica” condotta da Paolo Bonolis.
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SUMMARY:TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NELL’AZZURRO MARE D’AGOSTO
DESCRIPTION:Affrontare a teatro Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto di Lina Wertmüller\, una delle maggiori registe del cinema italiano – autrice che ha profondamente segnato la cultura e l’immaginario del nostro Paese – è una sfida che abbiamo deciso di accettare con la dovuta umiltà. La nostra versione di Travolti…\, basata sul testo teatrale di Lina Wertmüller (la sua opera postuma! Quale onore…) scritto con Valerio Ruiz\, ricolloca la storia nella dimensione del contemporaneo\, scegliendo come nuovo campo di battaglia il differente clima socioculturale di una società tardo capitalista\, in cui nuove tensioni e nuove contraddizioni determinano e orientano conflitti e emozioni tra i personaggi. Negli ultimi\, recentissimi\, anni abbiamo infatti assistito a uno stravolgimento degli equilibri di genere\, eabbiamo visto maturare una coscienza completamente nuova e una prospettiva più sfaccettata e inclusivasu temi come il sesso e la razza\, che assumono un peso fondamentale all’interno di un testo come questo.\nSe l’acquisizione di queste nuove consapevolezze nutre gli animati battibecchi del primo atto\, ambientato sul lussuoso yacht già presente nel film – le litigate tra Raffaella e Toti\, amici/nemici portatori di valori inconciliabili\, le continue scaramucce tra Raffaella e Gennarino\, i cominci scambi tra Gennarino e il suo capo Pippo – è nel secondo atto\, quando Gennarino e Raffaella\, ormai naufraghi\, approdano sull’isola\, che il mutamento degli equilibri di genere assume una decisiva importanza drammaturgica\, ridefinendo anche gli equilibri tra i due protagonisti. Farsi carico di tutto ciò\, non significa però smussare la tagliente ironia e l’energia caustica che contraddistinguono Lina Wertmüller: pur riequilibrando i rapporti di forza tra i due protagonisti in nome della parità di genere\, il testo non perde la sua capacità di provocare\, divertire\, spiazzare. Travolti… è un racconto d’amore e di lotta di classe e\, anche se il terreno di conflitto dei due personaggi ha subito degli slittamenti dal 1974 a oggi\, la crepa che li divide resta insanabile: una destinata ad andare avanti per la propria strada di privilegio\, l’altro destinato ad essere lasciato indietro.
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SUMMARY:TUTTO TEO
DESCRIPTION:Durante lo show Teo Teocoli ripercorre tutte le tappe fondamentali della sua lunghissima carriera tra cabaret e musica. L’eclettico artista dà vita a tutti i personaggi che lo hanno reso noto: dagli esilaranti protagonisti di “Mai Dire Gol” come Felice Caccamo e Peo Pericoli\, alle riuscitissime imitazioni di Josè Feliciano e Ray Charles\, fino ad arrivare ai più noti Cesare Maldini e Adriano Celentano. Lo spettacolo è un viaggio in cui lo spettatore viene trascinato dal mattatore attraverso i più divertenti aneddoti della sua vita e gli incredibili personaggi che interpreta per una serata di puro divertimento.
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SUMMARY:BLOCCATI DALLA NEVE
DESCRIPTION:Patrick è un uomo di mezza età che vive solitario in un cottage di campagna. Patrick ama stare da solo. Negli anni ha sviluppato una sorta di misantropia. Un giorno però\, durante una violentissima tempesta di neve\, la sua pace viene turbata. Judith\, una donna che vive nel villaggio vicino\, bussa alla porta di Patrick chiedendo pane e uova. È interamente coperta di neve. Sui capelli si sono formati addirittura dei ghiaccioli!\nPatrick\, indispettito\, la accontenta\, sperando che Judith se ne vada presto. Purtroppo per lui le cose si complicano. La tempesta di neve diventa ancora più violenta e un comunicato della polizia intima a tutti gli abitanti dei dintorni di non uscire all’aperto e di barricarsi in casa. Patrick e Judith sono costretti a dover convivere in quella quarantena forzata. Due caratteri forti messi costantemente a confronto\, ventiquattro ore su ventiquattro. Lo scontro è inevitabile. Seguono giorni di litigi continui\, ma anche di risate e di momenti di pura follia.\nRiusciranno Patrick e Judith a trovare dei punti in comune\, sebbene appartengano a mondi completamente diversi? Diventeranno amici\, nonostante tutto\, anche dopo la fine della tempesta di neve?\nSNOWBOUND è una commedia brillante che ha come tema la convivenza tra persone diverse\, sia per carattere\, sia per il modo di concepire il mondo e la vita\, in una situazione al limite\, di estrema necessità.\nLo spettacolo è stato scritto durante il primo lockdown del 2020 da Peter Quilter\, autore delle commedie di successo “Glorious!” e “End of the Rainbow”. Quest’ultimo testo è stato adattato per il film “Judy” (2019)\, premiato agli Oscar.
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SUMMARY:BIS!
DESCRIPTION:Francesco Cicchella si gioca tutte le sue carte in un one man show esilarante\, nel quale ritroviamo i suoi cavalli di battaglia (come le parodie dei cantanti Ultimo\, Achille Lauro\, Massimo Ranieri) e performances completamente inedite. La comicità si sposa con la musica\, come da sempre nello stile del giovane showman\, per dare vita ad uno spettacolo ricco di emozioni e risate. Sul palco oltre all’artista partenopeo\, che firma anche la regia\, troviamo la sua fedele spalla Vincenzo De Honestis e la band diretta dal maestro Paco Ruggiero. Lo spettacolo è scritto da Francesco Cicchella\, Gennaro Scarpato e Vincenzo De Honestis.
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SUMMARY:AI MIEI TEMPI NON ERA COSÌ ...
DESCRIPTION:Siamo veramente sicuri che il passato coincida con l’idea di “vecchio” e il presente con l’idea di un “nuovo” che ci costringe ad arrancargli dietro\, fino a farci invecchiare prima del tempo?… E chi l’ha detto che la felicità consista in un accumulo di “effetti speciali” o non piuttosto\, com’era una volta\, dal sapersi divertire con talmente poco che eravamo noi a sentirci “speciali”?… Tra queste e altre domande\, si muove Maurizio Battista\, in un precisissimo “slalom” per non urtare i paletti dell’ipocrisia e dell’ignoranza\, issati dall’epoca attuale. A tale proposito la sala del teatro riprodurrà una sala cinematografica di tanti anni fa\, nella quale\, attraverso la proiezione di vecchi film\, capiremo come di questa presunta modernità ci siamo fatti appunto un “film” che non corrisponde ai nostri bisogni reali e che ci fa dire spesso “ai miei tempi non era così…”
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SUMMARY:CHIARA DI DIO
DESCRIPTION:Un vecchio spiega l’esigenza di raccontare la vita di Santa Chiara\, utilizzando le parole di Papa Giovanni Paolo II\, dice che “è veramente difficile disgiungere questi due nomi\, Francesco e Chiara”. Li definisce “fenomeni”\, “leggende”. Lo spettacolo inizia con Chiara morente\, intorno a lei le consorelle piangenti.\nChiara sfinita\, chiede “una cerasa”\, una ciliegia. Lei abituata ai digiuni\, domanda\, con una umanità straordinaria\, qualcosa per sé. Agnese\, più̀ per disperazione che per convinzione\, manda in tutta fretta una sorella nel chiostro\, ma è agosto e non è stagione di ciliegie.\nNei pochi minuti che separano questa richiesta di Chiara dal ritorno della consorella\, che arriverà miracolosamente con la ciliegia tra le dita\, scorrono il primo ed il secondo tempo dello spettacolo e gli avvenimenti più̀ toccanti e straordinari della sua vita: riaffiorano le immagini della madre\, di se stessa\, a sei\, a nove e a quindici anni\, dell’incontro con Francesco\, della fuga da casa\, del taglio dei capelli per la sua\nconsacrazione al Signore attraverso Francesco\, quel fratello Santo che lei eleggerà come padre alla sua morte. Rivedrà sé stessa come madre badessa nel lavare i piedi alle sue consorelle\, negli strappi e nella lacerazione della sua crescita spirituale\, nel suo desiderio di vedersi riconosciuto il diritto alla povertà totale\, nell’attesa della bolla papale che avvalli tale diritto per la sua regola che lei\, prima donna nella storia\, ha già redatto. La bolla non arriverà se non il giorno prima della sua morte.
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SUMMARY:PUR DI FARE COMMEDIA
DESCRIPTION:Paolo Belli torna in teatro con “Pur di far Commedia”\, pièce scritta ancora una volta con Alberto Di Risio\, evoluzione naturale di “Pur di fare Musica”\, lo spettacolo che ha riscosso unanime successo di pubblico e critica nelle passate stagioni.\nLa commedia è ambientata in una sala prove dove Paolo tenta tra mille difficoltà di allestire uno spettacolo\, tra musicisti e attori ritardatari e personaggi surreali che cercano ogni occasione per guadagnare la ribalta. “Pur di far commedia” è l’occasione per raccontare in chiave comica episodi di vita vissuta\, aneddoti e leggende di una carriera lunga 30 anni.
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SUMMARY:IL MALATO IMMAGINARIO
DESCRIPTION:Molière mette in scena le vicende familiari del povero Argante\, un ipocondriaco che si circonda di medici inetti e furbi farmacisti\, ben contenti di alimentare le sue ansie per tornaconto personale. Argante è a tal punto prigioniero della sua paura\, da voler maritare la figlia Angelica con il figlio\ndi un medico\, benché la ragazza sia innamorata del giovane Cleante\, in modo da avere così un dottore in famiglia sempre a sua disposizione.\nSua moglie Belinda (matrigna di Angelica) è una donna avida e meschina\, che disprezza il marito e lascia che Argante\, vittima di se stesso\, diventi\nil burattino di chi gli sta intorno. Ma grazie all’intervento della furba e affezionata serva Tonina e del fratello\, Argante ordirà un inganno in grado di fargli aprire gli occhi sulla realtà che la circonda. \nNote di regia\nIl teatro come finzione\, come strumento per dissimulare la realtà\, fa il paio con l’idea di Argante di servirsi della malattia per non affrontare “i dardi dell’atroce fortuna”. Il malato immaginario ha più paura di vivere che di morire e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi\, dalle prove che l’esistenza ti mette davanti.\nLa tradizione\, commettendo forse una forzatura\, ha accomunato la malattia con la vecchiaia\, identificando di conseguenza il ruolo del malato con un attore anziano o addirittura vecchio\, ma Molière lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 anni\, proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizzi potrà restituire al testo un aspetto importantissimo e certe volte dimenticato: il rifiuto della propria esistenza.\nLa comicità di cui è intriso il capolavoro di Molière viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo.\nMolière\, come tutti i giganti\, con geniale intuizione anticipa modalità drammaturgiche che solo nel’900 vedranno la luce. Si ride\, e anche tanto\, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui per non affrontare il proprio.
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SUMMARY:TI RACCONTO UNA STORIA
DESCRIPTION:Ti racconto una storia è un reading-spettacolo\, con musiche di Jonis Bascir\, che raccoglie appunti\, suggestioni\, letture e pensieri che l’attore e regista romano Edoardo Leo ha raccolto dall’inizio della sua carriera ad oggi. Vent’anni di appunti\, ritagli\, ricordi e risate\, trasformati in uno spettacolo coinvolgente che cambia forma e contenuto ogni volta in base allo spazio e all’occasione. È uno spettacolo che fa sorridere e riflettere\, che racconta spaccati di vita umana unendo parole e musica. Una riflessione su comicità e poesia per spiegare che\, in fondo\, non sono così lontane. In scena non solo racconti e monologhi di scrittori celebri (Benni\, Calvino\, Marquez\, Eco\, Benni\, Piccolo…) ma anche articoli di giornale\, aneddoti e testi di giovani autori contemporanei e dello stesso Edoardo Leo\, e tante sorprese.
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SUMMARY:BUONI DA MORIRE
DESCRIPTION:Una coppia decisamente borghese\, lui cardiochirurgo\, lei moglie in ansia per un figlio allo sbando\, decidono di passare una vigilia di Natale diversa\, unendosi a dei volontari che portano dei generi di conforto ai vari barboni sparsi sui marciapiedi o sotto i colonnati della città. Una notte piena di gratificazione\, di linfa vitale per un rapporto evidentemente stanco\, annoiato. E la coppia sembra riscoprire un modo nuovo di condividere le cose semplici\, ma fondamentali della vita: fratellanza\, compassione\, solidarietà. Parole quasi dimenticate\, bypassate da vite frenetiche\, da stress\, da corse sfrenate verso effimeri successi.\nA volte basta il sorriso di uno straccione per tornare a indagare su ciò che forse avremmo voluto essere\, su ciò che forse avremmo dovuto e magari voluto donare al prossimo.\nUna riflessione sull’auspicabile predisposizione alla bontà d’animo\, alla gentilezza\, alla tolleranza\, che quasi sempre cozza con l’istinto animale alla lotta senza quartiere\, alla sopraffazione dell’altro. L’esperienza induce quindi la coppia a una riflessione più ampia sul senso stesso della vita e a provare\, per la prima volta dopo tanto tempo\, una strana sensazione di appagamento. Essere buoni non è poi così difficile.\nÈ con questo sapore che Emilio e Barbara si coricano e\, probabilmente\, dopo tanto tempo tornano a fare l’amore. Al mattino seguente\, il giorno di Natale\, il campanello di casa squilla.
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SUMMARY:LA SIGNORA DEL MARTEDÌ
DESCRIPTION:Una donna\, Alfonsina Malacrida\, detta Nanà\, da nove anni\, ogni martedì\, tra le quindici e le sedici\, va a comprarsi un’ora d’amore. Nove anni fatti di un martedì dietro l’altro: la signora arriva\, saluta\, mette il denaro sul comodino\, si spoglia\, piega ordinatamente i vestiti e s’infila a letto dopo aver verificato la pulizia delle lenzuola. Lui\, Bonamente Fanzago\, attore porno al tramonto\, che nei periodi di magra aveva fatto anche il gigolò è rimasto con quest’unica cliente: la signora del martedì. Solo che verso il quarto anno di incontri\, l’attore si era innamorato della donna mentre all’inizio del settimo era così travolto dai sentimenti che aveva commesso l’errore di dichiararsi. Ma Nanà\, forse sorridendo dentro di sé\, aveva risposto con decisa fermezza: “Io non potrò mai essere tua. Sono solo un’affezionata cliente che ti paga per fare sesso”. Gli incontri avvengono presso una pensione dove Bonamente alloggia da quindici anni; la prima volta che l’attore ha bussato alla porta è stato accolto dal gestore – il signor Alfredo – con queste parole “Tutti qui mi chiamano signor Alfredo\, ma come vedi sono inequivocabilmente una bella donna e come tale voglio essere trattata”. L’attore era certo che la pensione avesse perso tutti i suoi clienti proprio a causa di quegli abiti femminili; un tempo\, quando il signor Alfredo era bella\, le camere erano sempre occupate. Lei si era dedicata con passione ai suoi ospiti e poteva capitare che trascorresse parte della notte con uno di loro. Non per denaro ma\, appunto\, per passione. Ora Nanà e Bonamente sono in camera\, hanno appena fatto sesso. Bussano alla porta. Il signor Alfredo dice che c’è un giornalista che vuole vederla. Nessuno dovrebbe sapere che lei si trova lì. Nanà si riveste e va in salotto ad incontrarlo. Dalle parole di Pietro Emilio Belli\, giornalista di cronaca senza scrupoli\, emerge il passato oscuro della donna. Nanà è disperata\, si difende male\, come tutti gli innocenti\, nella consapevolezza che l’articolo potrebbe distruggerla. Bisogna agire in fretta…\nUn testo intriso di torbida sensualità ma anche di dolcezza e di grazia\, arricchito da un’ironia elegante e tagliente che produce leggerezza e sorriso. Uno stato di tensione\, di trepidazione\, attraversa tutto lo spettacolo e ci accompagna fino all’imprevedibile conclusione\, lasciandoci senza fiato\, legati per sempre a questi meravigliosi personaggi nati dall’immaginazione di Massimo Carlotto\, una delle penne più efficaci e profonde del nostro tempo\, investigatore instancabile del crinale tra il bene e il male.
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SUMMARY:PICCOLE DONNE
DESCRIPTION:Lo spettacolo\, come il romanzo\, racconta le storie delle quattro sorelle March (Meg\, Amy\, Beth e in particolare Josephine\, detta Jo\, aspirante scrittrice)\, che nella seconda metà dell’800 vivono a Concord\, nel Massachusetts\, insieme alla loro mamma\, mentre il loro babbo è lontano\, cappellano dell’esercito dell’Unione durante la guerra civile americana. Le loro vite\, questa volta in musica\, si intrecciano con quelle di altri coloriti personaggi: il professor Bhaer\, la zia March\, il giovane Laurie con il signor Lawrence\, suo nonno\, e il suo tutore\, John Brooke. Piccole Donne sarà proprio il titolo del romanzo che Jo scriverà sulla sua famiglia e sugli amici\, e che verrà pubblicato da un grande editore.
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SUMMARY:L’ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ VERDE
DESCRIPTION:Mario Martusciello\, funzionario benestante di banca\, da tempo in aperta burrascosa crisi matrimoniale con sua moglie\, si è rifugiato da alcuni mesi in un moderno monolocale\, vivendo un momento di profonda depressione\, insoddisfatto del proprio tenore di vita\, delle proprie ambizioni\, delle proprie scelte\, delle proprie amicizie\, e non di meno di sua sorella\, rea di preoccuparsi eccessivamente del suo inaspettato isolamento. In continua spasmodica ricerca di libertà\, di cambiamenti\, di nuove esperienze di vita e di un’apertura mentale che gli è sempre stata ostacolata dai sensi di inferiorità e dalla mancanza di spregiudicatezza\, Mario guarda il mondo e le persone che lo circondano alla stessa stregua di un fanciullo smanioso di cimentarsi con le attrazioni più insidiose di un immenso parco giochi\, cui non ha mai avuto l’opportunità di poter accedere… Ed è così che pervaso dall’adrenalina della novità\, dall’eccitazione del rischio\, nonché dalla paura dell’ignoto\, si ritroverà presto soggiogato dalla sindrome dell’”Erba del vicino”\, ovverosia dalla sopravvalutazione di tutto quanto non gli appartenga\, di ogni essere umano diverso da sé stesso\, di qualsiasi tipo di emozione possa procurargli una donna che non sia uguale a sua moglie\, come “una giovane avvenente influencer” conosciuta solo per caso… il tutto accompagnato da un senso di autocommiserazione\, ed da un’ammirazione spropositata verso chi nella vita ha saputo guadagnarsi\, con grande fortuna\, soldi e successo a sbafo\, a discapito suo che mai ha avuto il fegato di osare\, né di cambiare modo di essere pur di raggiungere qualcosa d’importante… È allora che quel senso di attrazione verso chi è diverso da te\, che riesce in tutto più di te\, e che sa essere quello che giocoforza non sei mai stato tu\, potrebbe anche trasformarsi in un’irrefrenabile follia omicida\, e a quel punto… sotto a chi tocca! In un simile spiazzante panorama\, chiunque avesse la malaugurata idea di suonare alla porta di casa Martusciello per qualsivoglia motivo\, come per la consegna della ordinazione del giapponese o di un pacco postale\, o peggio ancora per uno sventurato errore domiciliare\, si troverebbe invischiato in una situazione non facilmente gestibile\, con l’arduo compito poi di tentare di uscire dall’appartamento in tempi brevi\, e possibilmente nelle migliori condizioni di salute!… In definitiva\, “l’erba del vicino” sarà pure più verde di quella dell’altro\, ma ciò che conta è che non si macchi di rosso “sangue”… E se invece fosse proprio il vicino di casa in carne ed ossa\, a sfidare la sorte suonando alla porta dell’appartamento di Mario\, magari solo per chiedere la cortesia di qualche foglia di prezzemolo\, cambierebbe qualcosa al finale della nostra vicenda?…
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SUMMARY:BEGINNING
DESCRIPTION:L’opera di David Eldridge – BEGINNING – ricorda in modo commovente che\, anche nell’era dei social media e degli appuntamenti su Internet\, creare un legame con altre persone rimane problematico come sempre. La coppia di Eldridge è della stessa generazione. Laura è un amministratore delegato di 38 anni che sta esaminando i postumi della festa nel suo nuovo appartamento a nord di Londra. Danny è un manager di 42 anni che\, arrivato su invito di un amico\, è l’ultimo ospite sopravvissuto. Sebbene abbiano più o meno la stessa età\, Laura e Danny per molti versi sembrano molto distanti. Lo spettacolo mostra questi due sconosciuti alla disperata ricerca di un terreno comune. Sarebbe ingiusto rivelare perché i due sono così bisognosi. Ciò che Eldridge cattura bene è il modo in cui le emozioni e i desideri delle persone raramente sono perfettamente sincronizzati. Laura sembra più sicura\, sessualmente e professionalmente. Danny è quello nervoso che\, anche se chiaramente desidera Laura\, resiste alle sue avances attraverso una serie di tattiche di evasione\, incluso il mettere scrupolosamente gli avanzi della festa nei sacchi della spazzatura. Il punto di vista di Eldridge è che\, contrariamente a tutti i miti dell’era tecnologica e al fascino seducente delle pubblicità\, la solitudine è ancora pervasiva.
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SUMMARY:OMAGGIO A ENNIO MORRICONE – INCANTO DI UN MITO
DESCRIPTION:Un Concerto/Spettacolo dall’anima teatrale che intreccia indissolubilmente la musica del grande Maestro alla sua figura umana e artistica\, coinvolgendo il pubblico nella romantica e appassionante carriera di un vero e proprio MITO. Lo Spettacolo omaggia le grandissime Colonne Sonore cinematografiche del M° Ennio Morricone traendo spunto dalle versioni cantate del suo repertorio più conosciuto\, sia quelle nate sotto questa forma sin dal principio\, sia quelle trasformate dal Maestro stesso in questa veste in occasione delle collaborazioni con le celebri interpreti Milva\, Joan Baez\, Amii Stewart e Dulce Pontes.\nLa parte musicale è affidata ad un’orchestra di 10 elementi e al Soprano SILVIA DOLFI che\, spaziandodalle sonorità pop agli slanci lirici e leggendari dei Cult Western\, sosterranno la variegata gamma timbrica del repertorio Morriconiano.\nGli arrangiamenti sono stati realizzati dal noto musicista e arrangiatore AIDAN ZAMMIT (arrangiatore di successo e musicista de IL VOLO e Claudio Baglioni)\nLa parte drammaturgica\, costituita da un canovaccio teatrale che rappresenta una sorta di trait d’union tra tutti i brani previsti dal programma\, ripercorre la carriera del Maestro e la genesi dei suoi capolavori attraverso testimonianze e aneddoti particolarmente attraenti e significativi\, sicuramente sconosciuti e graditi al grande pubblico.\nA questo scopo sono stati coinvolti in video Luca Biagini\, Roberto Chevalier\, Marco Mete e Fabrizio Pucci\, 4 tra i più celebri doppiatori del cinema italiano che racchiudono nelle loro voci tutto l’immaginario degli attori hollywoodiani\, e GIULIANO MONTALDO\, LEO GULLOTTA\, EDDA DELL’ORSO\, BRUNO BATTISTI D’AMARIO\, NELLO SALZA\, registi\, attori\, cantanti e musicisti di fama internazionale che hanno legato la propria arte a quella del maestro contribuendo a renderla amata in tutto il mondo.\nOgnuno di loro\, con sensibilità diversissime e attraverso filmati creati appositamente\, interagirà dal vivo con Silvia Dolfi per raccontare episodi del Maestro da noi accuratamente selezionati.\nLo spettacolo sarà un vero e proprio viaggio emozionale… presenterà i temi più amati del Maestro che\, legati sapientemente e senza soluzione di continuità ai tantissimi contributi video\, daranno vita ad un susseguirsi di “quadri cinematografici” sempre più emozionanti e coinvolgenti.
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SUMMARY:GIULIETTA E ROMEO
DESCRIPTION:Torna in scena Giulietta e Romeo\, un classico firmato dal coreografo e regista Fabrizio Monteverde. Opera che debuttò al Carlo Felice di Genova nel 1989 per il Balletto di Toscana e ripresa dal Balletto di Roma nel 2002. Portata in scena negli ultimi vent’anni\, Giulietta e Romeo oggi viene riallestita per festeggiare questo anniversario\, confermandosi nel tempo uno dei titoli di maggior successo del repertorio della compagnia romana con un record di recite effettuate e pubblico al botteghino. Con 350 recite e 200.000 spettatori è oggi lo spettacolo di danza italiano più applaudito di sempre.\nLa Verona degli amanti infelici di William Shakespeare diventa\, nella versione monteverdiana\, un Sud buio e polveroso\, reduce da una guerra e alle soglie di una rivoluzione: un muro decrepito mantiene il ricordo di un conflitto mondiale che ha azzerato morale e sentimento\, e – risuonando quanto mai attuale – annuncia\, oltre le macerie\, un futuro di rinascita e ricostruzione. Nell’Italia contraddittoria del secondo dopoguerra\, immobile e fremente\, provinciale e inquieta\, Giulietta è protagonista e vittima di una ribellione giovanile e folle\, in fuga da una condizione femminile imposta e suicida di un amore inammissibile. Romeo\, silenziosamente appassionato e incoscientemente sognatore\, è martire della propria fede d’amore innocente. Tra loro\, le madri Capuleti e Montecchi\, padrone ossessive e compiaciute di una trama resa ancor più tragica dall’intenzionalità dell’odio e dall’istigazione alla vendetta. Riscrittura drammaturgica originale\, percorsa dai fotogrammi inquieti del cinema neorealista e autonoma nell’introspezione dei personaggi\, l’opera di Fabrizio Monteverde denuda la trama shakespeariana e ne espone il sentimento cinico e rabbioso\, così vicino al suo stesso impeto coreografico. Ne nasce una narrazione essenziale ma appassionata\, lirica e crudele\, che come il cerchio della vita continuamente risorge dal proprio finale all’alba di un nuovo sentimento d’amore. Un’audace manipolazione dell’opera originale che insiste sui sentimenti e sulle idee universali che ancora oggi fanno breccia nei lettori di Shakespeare e che risuonano ancora più forti nella loro traduzione in danza attraverso lo stile energico e travolgente del coreografo Fabrizio Monteverde.
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SUMMARY:L'ATTESA
DESCRIPTION:Dopo essersi misurata nella sua prima regia teatrale con la trasposizione scenica dell’ultimo romanzo di Alberto Moravia La donna leopardo\, Michela Cescon sceglie\, con Teatro di Dioniso\, di portare in scena L’Attesa di Remo Binosi\, testo che fece conoscere l’autore veronese al grande pubblico nella storica messa in scena del 1994 diretta da Cristina Pezzoli.\nVentisei anni dopo – anche come necessario recupero di un materiale forte per ritrovare un repertorio italiano importante al pari dei classici – Cescon decide di riproporre il testo di Binosi mettendo in scena due interpreti molto amate dal pubblico: Anna Foglietta e Paola Minaccioni\, per la prima volta insieme sul palco\, a dare corpo e voce ala nobildonna Cornelia e alla sua serva Rosa\, le due protagoniste della pièce.\nA differenza della versione del 1994\, si è voluti partire dalla prima stesura del testo del 1992\, scritta a macchina dall’autore stesso – con una punteggiatura spesso ossessiva dopo ogni singola parola\, ogni singolo articolo – e con la dedica alla moglie Anna nella seconda pagina del dattiloscritto. Partire quindi dall’idea originale e\, grazie alla disponibilità delle eredi\, lavorare sulla prima stesura di Binosi che – a differenza della versione del 1994 – esalta la relazione tra le due protagoniste e rende marginale l’intervento di un terzo personaggio\, quello della nutrice\, che infatti si è poi arrivati a togliere per concentrare tutto sullo sviluppo della relazione delle due donne. Un dualismo moderno da teatro del ‘900\, tra personaggi\, ma anche drammaturgico tra il teatro di Rosa in lingua veneta e la letteratura ricca di immagini e inconscio di Cornelia.\nIl testo di Binosi ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento\, a cui è difficile rimanere indifferenti e – nonostante l’azione sia ambientata nel ‘700 – i temi e i contenuti trattati sembrano parlare di noi\, come se non fosse cambiato nulla: la differenza di classe\, il rapporto serva-padrona\, il doppio\, l’amore\, il piacere\, la maternità\, il peccato\, la punizione\, il femminile\, il male\, la morte\, la seduzione. Tutto viene raccontato con continui cambi di registro narrativo\, tenendo in equilibrio tra loro commedia e dramma. Il linguaggio è originale e sorprendente\, bello da recitare ad alta voce\, con una naturale vis comica che garantisce una presa certa sul pubblico\, paragonabile a quella dei testi di Goldoni e di Eduardo.\nAd accompagnare il progetto si affianca alla regia un’importante équipe artistica: Dario Gessati\, che firma le scene\, Pasquale Mari\, il disegno luci\, Giovanna Buzzi\, i costumi\, e Piergiorgio De Luca\, il suono.\nElisabetta Sgarbi ha curato la pubblicazione del testo con la sua «La Nave di Teseo»
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SUMMARY:TRE UOMINI E UNA CULLA
DESCRIPTION:Chi non ricorda i dolci sorrisi che la piccola Marie rivolge dalla culla ai suoi tre papà “improvvisati” nella pellicola francese degli Anni Ottanta?\nLa bimba\, piombata improvvisamente nella routine libertina dei tre scapoli incalliti\, finirà per conquistarne l’affetto e rivoluzionarne la vita.\nLa commedia\, un riuscitissimo mix di tenerezza e divertimento\, approda ora per la prima volta sui palcoscenici italiani grazie al nuovo adattamento teatrale firmato dalla stessa autrice del film\, Coline Serrau.\nFedele alla vicenda originale\, lo spettacolo tratta con lievità e brio il ruolo dei padri e i nuovi modelli di famiglia.
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SUMMARY:MA PERCHÉ MI INVITI A CENA?
DESCRIPTION:Ma perché mi inviti a cena?\, un viaggio tra i maggiori successi della musica napoletana e internazionale\, nell’ambito di Festival Sipario.\nDal 06 al 31 maggio fa tappa nel centro Italia il Festival itinerante Sipario\, un’iniziativa promossa da BPER Banca in collaborazione con AD Eventi e Ventidieci\, che offrirà quattro concerti gratuiti al pubblico. Quattro serate\, ciascuna su un palcoscenico diverso\, per quattro spettacoli che animeranno il territorio tra Toscana e Lazio. Tutti gli eventi sono realizzati grazie alla sinergia con i Comuni di Arezzo\, Rieti\, Civitavecchia e Castelfranco Piandiscò\, con la Fondazione Guido d’Arezzo e soprattutto in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo e ATCL Associazione Teatrale dei Comuni del Lazio. Un territorio ricco di arte teatrale e musicale\, celebre per la programmazione di assoluto prestigio\, che Sipario omaggia proponendo al pubblico una rassegna improntata alla buona musica: i migliori interpreti del jazz italiano\, un grande pianista classico come Rahmin Bahrami e uno dei cantautori più bravi e talentuosi che ci sia nel panorama italiano come Giovanni Caccamo. Il responsabile della Direzione Territoriale Centro Ovest di BPER Banca\, Luigi Zanti\, commenta così l’iniziativa: “Siamo molto soddisfatti di rendere omaggio alla musica e alla cultura attraverso le quattro tappe di Festival Sipario. Anche all’interno di un quadro internazionale estremamente delicato come quello attuale\, che provoca in tutti noi forti emozioni e preoccupazioni\, crediamo che la cultura possa fare da volano per ripartire insieme. Vogliamo infatti interpretare fino in fondo il significato di Responsabilità sociale di impresa\, convinti che sia un nostro dovere restituire alla collettività parte del valore che creiamo\, investendo nella cultura e in tutti quegli ambiti che incidono in modo significativo sul benessere delle persone e sullo sviluppo dei territori in cui siamo presenti”.\nNicky Nicolai\, una delle più importanti voci del jazz\, e il sassofonista Stefano Di Battista sono in concerto al Trianon Viviani con “Ma perché mi inviti a cena?”\, un viaggio tra i maggiori successi della musica napoletana e internazionale. Il titolo riprende quello dell’ultimo singolo della coppia d’arte e di vita\, che ha visto la collaborazione del paroliere Pasquale Panella\, già coautore di Lucio Battisti nel suo ultimo periodo di gusto elettronico. Stefano Di Battista viene da una famiglia di musicisti\, come lui stesso ha spiegato nella biografia pubblicata sul suo sito web\, e si è avvicinato allo studio del sassofono ancora bambino. Per quanto riguarda la vita privata\, si intreccia in modo profondo con la sua passione per la musica. Basti pensare che\, nel 2005\, ha partecipato al Festival di Sanremo insieme alla consorte\, Nicky Nicolai appunto\, classificandosi al quarto posto con il brano Che mistero è l’amore.\nDi Battista è sposato dal 2003 con Nicky Nicolai. Si sarebbero conosciuti tramite un’amica in comune e dal loro amore è nata una figlia: Flora. La carriera artistica di Nicky Nicolai è iniziata nel 1988\, con il gruppo femminile delle Compilations\, lanciato a Domenica In. Nel 2004\, ha debuttato come solista con l’album Tutto passa. A Sanremo è arrivata appunto nel 2005\, con la formazione di Stefano Di Battista Jazz Quartet. Nel 2006 ha preso parte con lo stesso gruppo al programma Il senso della vita\, condotto da Paolo Bonolis.
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SUMMARY:TARTASSATI DALLE TASSE
DESCRIPTION:Gulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà\, che di per sé costituisce una grande virtù\, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti. “Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!…”Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze? E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere?… Il problema\, però\, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così\, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?…\nSarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo\, 54 anni ben portati\, napoletano\, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”\, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di\ncontribuente… E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. E soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”\, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?…
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SUMMARY:BARTLEBY LO SCRIVANO
DESCRIPTION:«Chi non ha mai fallito in qualche campo\,\nquell’uomo non può essere grande.\nIl fallimento è la vera prova della grandezza»\nHerman Melville\nUn ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo\, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato\, un uomo buono\, gentile\, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome.\nOgni giorno scorre identico\, noioso e paziente\, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico\, ovvero: meccanico e insensato. L’ufficio è spoglio\, le pareti alte e grigie. Anche le finestre sono alte e irraggiungibili. Tutto si ripete come in uno di quegli orologi per turisti che si trovano nelle piazze della città antiche: il tempo viene scandito da un balletto senza senso\, ma soprattutto senza inizio e senza fine.\nIn questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono\, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro\, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno\, viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quell’ufficio sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo\, fosse entrato un vento inatteso\, che manda all’aria il senso normale delle cose\, e della vita. Eppure\, è un uomo da nulla: «…rivedo ancora quella figura – scialba nella sua dignità\, pietosa nella sua rispettabilità\, incurabilmente perduta».\nBartleby si chiama\, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché.\nUn giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta\, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo\, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”.\nSolo quattro parole\, dette sottovoce\, senza violenza e senza senso\, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Da quel momento Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania\, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause\, non beve\, non mangia\, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio\, preoccupando (prima\, e impietosendo poi) il suo principale che non riesce a farsi una ragione di quel comportamento. Il fatto è che Bartleby\, semplicemente\, ha deciso di negarsi. Perché?\nQuando lo scopriremo\, sarà troppo tardi. Il silenzio inspiegabile di Bartleby ci turba e ci accompagna da un secolo e mezzo: perché sulla sua scrivania non batte mai il sole? Da dove viene la sua divina povertà? Perché non è possibile salvarlo? Perché non vuole essere salvato?\nAbituati all’idea di sviluppo e crescita senza limite con la quale siamo cresciuti\, Bartleby ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza\, solo rinuncia. In barba ai vincenti\, ai sorrisi a trentadue denti\, agli eternamente promossi e ai trend di crescita. Come se lui\, il povero Bartleby simbolo della divina povertà\, portasse sulle sue spalle il lutto per le titaniche e deliranti ansie di vittoria ed espansione del nostro mondo.\n«Bartleby\, per favore\, vuoi essere un po’ ragionevole?»\n«Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.»\nFrancesco Niccolini\nNOTE DI REGIA\nBARTLEBY\, l’obiettore.\nNel 1851 Herman Melville scrive “Moby Dick”\, grande storia romantica di un titano di nome Achab che affronta e sfida l’assedio di un oceano oscuro; qui un gigante forte e visionario ingaggia una spietata lotta che è lotta per la vita e per la morte o\, forse sarebbe meglio dire\, della vita e della morte.\nDue anni dopo Herman Melville scrive “Bartleby\, lo scrivano” e tutto sembra essersi calmato\, spenti i fragori dei marosi\, l’oceano si è ritirato e il panorama cambiato: siamo a Wall Street ai febbrili inizi di quello che si avvierà ad essere il più assediante\, oscuro\, spietato sistema finanziario/produttivo del mondo; il cuore pulsante intorno al quale nasceranno più di cento anni dopo\, globalizzazione e crescite variamente felici. L’oceano si è trasformato nel mare dell’economia e della produttività\, il Pequod in un ufficio seminterrato\, la ciurma di marinai in un’altra ciurma di scrivani\, Ismaele si è fatto avvocato e l’assedio di Wall Street è tale che si rende necessario assumere un aiuto\, uno scrivano in più\, un altro gigante\, un altro titano: Bartleby.\nL’ossessionato e ossessivo capitano si è trasformato in Bartleby\, l’ultimo dei marinai arruolato\, eppure capace di realizzare una lenta\, progressiva\, pacata messa in crisi di un sistema di cui non riconosce il valore positivo. Mentre tutto e tutti (scrivani\, religiosi\, soldati\, banchieri\, politici\, artisti) procedono aggressivi e baldanzosi\, forse colpevolmente ignari\, fra nuove ricchezze e nuove schiavitù\, l’ultimo entrato in scena si mette di traverso e con una frase che sembra arrivata da un remoto passato monastico\, avvia un inesorabile processo dubitativo di disgregazione di un moloch che si incarna nel binomio “lavoro/dovere”. Bartleby si incunea e si incista nella storia positiva di Wall Street ma non è un batterio che ammalerà l’ambiente\, è la cura che proverà a salvare un mondo malato che si nutre di numeri e algoritmi. Bartleby è l’eroe dell’inazione\, della non violenza che è azione negativa e costruens allo stesso tempo; è il titano della grazia leggera di chi dice “non in mio nome”; è il gigante che usa un piccolo granello e poi un altro e un altro per inceppare il grande meccanismo che regola e cadenza notte e giorno dell’homo oeconomicus.\nBartleby per tutto il tempo cerca il raggio di sole che una volta al giorno entra nell’ufficio sepolcro; forse Bartleby è principalmente questo\, un seme che eroicamente\, pervicacemente grida sottovoce il proprio diritto alla scelta e alla libertà e si fa filo d’erba in mezzo al cemento\, contro tutto\, ma per tutti.
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SUMMARY:TUTTI CONTRO TUTTI
DESCRIPTION:Maurizio Battista torna sul palco con uno spettacolo inedito\, “Tutti Contro Tutti” .\nIl comico romano\, a pochi giorni dalla riapertura dei teatri di giugno scorso\, è stato fra i primi a ripartire con coraggio\, presentando “Che Paese è il mio Paese” in un tour estivo: è riuscito così a portare il suo talento\, la sua ironia e la sua genuinità in giro per l’Italia con l’entusiasmo di sempre. La voglia di regalare momenti di allegria e spasso al suo pubblico\, provato dal periodo complesso\, è stata infatti\, nonostante gli sforzi\, più forte di qualsiasi difficoltà. È proprio vero che si è destinati a vivere tutti contro tutti? Che si è costretti ad assecondare i ritmi frenetici di una vita mandandola spesso fuori giri? Che i social sono l’unico momento di aggregazione o non piuttosto il modo migliore per alienarsi e soffrire di solitudine? A queste e a tante altre domande risponde nel suo nuovo show Battista che\, con la sua indiscutibile capacità di far ridere\, riesce ad unire tutti gli spettatori all’insegna del divertimento e delle risate.\n«Perché la risata\, udite udite\, unisce tutte le persone! – afferma – Visto che la cosa più bella che abbiamo in questa vita\, sono proprio gli altri! Oddio\, non proprio tutti\, eh…»
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SUMMARY:NON È VERO MA CI CREDO
DESCRIPTION:Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni. Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia. Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico\, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200repliche l’anno. Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia. Ci siamo rivisti ventidue anni dopo\, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme. Ne pensai mille\, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno. Ereditando la direzione artistica della sua compagnia\, ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui\, Non è vero ma ci credo. Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo. Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra\, nella corrispondenza che trova sulla scrivania\, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa\, anche la più banale\, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.\nPeppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30.\nLuigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questa sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.\nLo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.
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SUMMARY:DITEGLI SEMPRE DI SÌ
DESCRIPTION:Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo\, oggi diretta da Carolina Rosi\, propone in coproduzione con la Fondazione Teatro della Toscana\, per la Stagione 2019/2020\, una delle più fortunate commedie del repertorio eduardiano: Ditegli sempre di sì.\nProsegue così il progetto avviato nel 2016 dalla Elledieffe che\, dopo aver incrociato i percorsi artistici di Marco Tullio Giordana e Mario Martone\, si affida ora a Roberto Andò continuando così a diffondere e valorizzare l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana.\nSarà Gianfelice Imparato ad interpretare il ruolo del protagonista Michele Murri; Carolina Rosi sarà sua sorella Teresa; a dirigere la Compagnia sarà Roberto Andò\, regista abituato a muoversi tra cinema e teatro\, qui alla sua prima esperienza eduardiana.\nDitegli sempre di sì è uno dei primi testi scritti da Eduardo\, un’opera vivace\, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione; una commedia molto divertente che\, pur conservando le sue note farsesche\, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale.\nIn Ditegli sempre di sì la pazzia di Michele Murri è vera\, infatti è stato per un anno in manicomio e solo la fiducia di uno psichiatra ottimista gli ha permesso di ritornare alla vita normale. Michele è un pazzo tranquillo\, socievole\, cortese\, all’apparenza l’uomo più normale del mondo\, ma in verità la sua follia è più sottile perché consiste essenzialmente nel confondere i suoi desideri con la realtà che lo circonda; eccede in ragionevolezza\, prende tutto alla lettera\, ignora l’uso della metafora\, puntualizza e spinge ogni cosa all’estremo. Tornato a casa dalla sorella Teresa si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera?
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SUMMARY:IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA
DESCRIPTION:Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto\, entrambi hanno una gran sete\, le mani sporche e le tasche piene di carbone ma non sanno perché\, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto\, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi ad una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente.\nDa un giornale apprendono che una giovane carbonaia è morta quella notte e tra una serie di malintesi ed equivoci si fa strada la possibilità che i due abbiano commesso quell’efferato omicidio.\nUna situazione paradossale\, un po’ beckettiana brillantemente costruita da un gigante della drammaturgia come Eugène Marin Labiche. Non è un caso che questo testo sia stato scelto da registi come Patrice Chereau\, che l’ha messo in scena nel 1966 in Francia e da Klaus Michael Grüber in Germania. Appena l’ho letto ho pensato che sarebbe stata una grande sfida\, un’opportunità per una regia sorprendente.\nPensando a questi due personaggi\, profondamente diversi l’uno dall’altro: uno ricco\, nobile\, elegante e l’altro rozzo\, volgare\, proletario che devono confrontarsi con quello che credono di aver fatto\, ho pensato subito a Massimo Dapporto e Antonello Fassari\, un’accoppiata con cui non ho mai avuto l’occasione di lavorare – e che non ha mai lavorato assieme – ma che credo perfetta per dare vita a questa storia.\nIo la vivo come una scommessa\, come la possibilità di dare vita ad uno spettacolo leggero e divertente ma allo stesso tempo profondo; una riflessione sull’insensatezza e l’assurdità della vita.\nAndrée Ruth Shammah
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SUMMARY:IL SILENZIO GRANDE
DESCRIPTION:Scrittore napoletano di fama internazionale\, Maurizio De Giovanni\, autori di numerosi libri di successo dalla serie del “Il Commissario Ricciardi” fino ai “I bastardi di Pizzofalcone” è ’\, per la prima volta\, autore di un’inedita commedia in due atti dal titolo “il silenzio grande”\nNote del regista\nL’incontro con Maurizio De Giovanni è stato nella mia carriera recente\, portatore di novità importanti e di progetti che mi hanno appassionato. In “Qualcuno volo sul nido del cuculo” l’adattamento di Maurizio mi ha permesso di portare quella storia che trasuda umanità\, in Italia nel 1982\, conferendole una immediatezza ed una riconoscibilità ancora più efficaci per il nostro pubblico\, regalando allo spettacolo un successo straordinario.\nHo poi approfondito la mia conoscenza delle umanità raccontate da De Giovanni\, interpretando l’ispettore Lojacono nella fortunatissima serie televisiva\, giunta alla seconda stagione\, “I bastardi di Pizzofalcone”.\nQuando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de “Il silenzio grande” vidi l’idea nascere lì in pochi minuti.\nEbbi subito la sensazione che\, nelle sue mani\, un tema importante come quello dei rapporti familiari\, del tempo che scorre\, del luogo dove le nostre vite scorrono e mutano negli anni\, ovvero la casa\, avrebbe avuto una evoluzione emozionante e sorprendente.\nImmagino uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono\, a volte si urlano o si sussurrano\, possano farvi riconoscere\, dove\, come sempre accade anche nei momenti più drammatici\, possano esplodere risate\, divertimento\, insomma la vita. Questa è una delle funzioni che il teatro può avere\, quella di raccontarci come siamo\, potremmo essere o anche quello che saremmo potuti essere. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese\, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo.\nPer rendere al meglio\, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo\, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche\, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Sarà per me una grande gioia dirigerlo in un personaggio per lui ideale.\nQuesto facciamo a teatro\, o almeno ci sforziamo di fare\, cerchiamo disperatamente la verità\, e confidiamo nella vostra voglia di crederci. Buon divertimento e grazie per l’attenzione.
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SUMMARY:MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
DESCRIPTION:Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme sul palco dopo 15 anni come due vecchi amici che si ritrovano\, in uno Show di cui sono interpreti ed autori\, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio\, che esegue dal vivo la partitura musicale: uno spettacolo che dopo due stagioni trionfali in cui si sono superate le 200 repliche\, si avvia alla terza con sempre rinnovata passione.\nNe scaturisce una scoppiettante carrellata di voci\, imitazioni\, sketch\, performance musicali\, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari cammei\, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica\, o quello di Maurizio Costanzo con Giampiero Mughini; e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, e quello di Dean Martin e Frank Sinatra\, che ha sbancato la puntata natalizia di “Tale e Quale Show” del 2016\, dalla quale è scaturito il desiderio di tornare sulle scene insieme. In quasi due ore di spettacolo\, Tullio e Massimo\, da “vecchie volpi del palcoscenico”\, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.\nQuesto nostro spettacolo è nato quasi per gioco\, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo 15 anni\, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere\, sketch\, imitazioni\, frammenti di teatro\, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora\, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio. In quasi due ore di show\, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico\, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger\, in un Rossini eseguito coi denti\, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra/Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona\, ecc… ecc… Questa nostra scommessa\, lanciata nell’estate 2017\, ci ha ripagati alla grande con un centinaio di date nella prima stagione e più di cento nella seconda\, e con altrettante e più in quella attuale 2019/2020. I teatri esauriti ci stanno esaltando\, ma l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre\, infatti\, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti\, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi\, legato al Trio: “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina”\, “Mio padre lo ricordo sempre serio\, una sola volta lo vidi ridere\, con voi”\, “I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio”\, “Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi\, sono stati provvidenziali i vostri”. Così\, ogni sera\, oltre al divertimento condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna\, due minuti di commozione pura\, anche se i suoi due ex compagni di giochi Tullio e Massimo la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo.
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SUMMARY:REGALO DI NATALE
DESCRIPTION:Quattro amici di vecchia data\, Lele\, Ugo\, Stefano e Franco\, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia\, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro\, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato\, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però\, i rapporti sono tesi; la loro amicizia\, infatti\, è compromessa da anni\, al punto tale che Franco\, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico\, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea.\nLa partita si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto\, oltre a un bel po’ di soldi\, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti\, le sconfitte\, i tradimenti\, le menzogne\, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati\, lucido\, amaro\, avvincente. \nNOTE DI REGIA\n“Ethos andropo daimon” (Il carattere di un uomo è il suo destino)\nEraclito \nNel suo saggio I giochi e gli uomini\, il sociologo Roger Caillois suddivide i giochi in quattro categorie: agon o competizione\, alea o caso\, mimicry o maschera ilinx o vertigine. Il poker\, secondo molti\, si avvicina all’idea del gioco perfetto\, poiché racchiude in sé tutte e quattro queste anime. “Nulla come il gioco del poker vi rivela – sostengono il filosofo Rovatti e il sociologo Dal Lago – la persona morale di chi vi sta di fronte (e la vostra a loro)”. Il poker è anche un nobilissimo gioco tra gentiluomini\, un rito moderno in cui mostrarsi per quello che non si è\, proprio come in una rappresentazione teatrale: quanto più la maschera è forte e impenetrabile\, tanto più sarà difficile comprendere i nostri punti.\nCi troviamo in una villa\, la notte di Natale. Quattro amici\, Franco\, Ugo\, Lele e Stefano\, che non si vedono da dieci anni\, incontrano quello che è designato ad essere il “pollo” da spennare: l’avvocato Sant’Elia\, un uomo sulla sessantina\, ricco e ingenuo\, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere. In realtà è il presunto “pollo” a trovarsi di fronte quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che\, in un modo o nell’altro\, hanno perso.\nOriginariamente ambientato negli anni ‘80\, il testo è stato trasposto ai giorni nostri\, in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato\, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa\, e – dalle slot che affollano i bar e al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato.\nI soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti\, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come\, al tavolo verde\, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches.\nCinque attori di grande livello\, Gigio Alberti\, Giovanni Esposito\, Valerio Santoro\, Gennaro Di Biase e Pierluigi Corallo\, si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti\, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia\, lealtà e consapevolezza di sé – stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte. D’altro canto\, già Aristotele\, tra i primi filosofi a riconoscere il valore dell’amicizia (“l’amicizia è una virtù indispensabile all’uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici”)\, metteva in guardia gli uomini nello scegliere bene i propri amici\, poiché interessi materiali possono facilmente prendere il sopravvento sul sentimento.\nCon la sua stringente contemporaneità e la sua universalità fuori dal tempo\, la parabola di Regalo di Natale è allora il trionfo del singolo sul collettivo\, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti\, è il simbolo di una teatralità doppia e meschina\, è un’amara una riflessione su come stiamo diventando. O su come forse siamo già diventati.\nSe il poker è lo specchio della vita\, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all’altro generano immagini. Infinite.
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