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SUMMARY:L'ATTESA
DESCRIPTION:Dopo essersi misurata nella sua prima regia teatrale con la trasposizione scenica dell’ultimo romanzo di Alberto Moravia La donna leopardo\, Michela Cescon sceglie\, con Teatro di Dioniso\, di portare in scena L’Attesa di Remo Binosi\, testo che fece conoscere l’autore veronese al grande pubblico nella storica messa in scena del 1994 diretta da Cristina Pezzoli.\nVentisei anni dopo – anche come necessario recupero di un materiale forte per ritrovare un repertorio italiano importante al pari dei classici – Cescon decide di riproporre il testo di Binosi mettendo in scena due interpreti molto amate dal pubblico: Anna Foglietta e Paola Minaccioni\, per la prima volta insieme sul palco\, a dare corpo e voce ala nobildonna Cornelia e alla sua serva Rosa\, le due protagoniste della pièce.\nA differenza della versione del 1994\, si è voluti partire dalla prima stesura del testo del 1992\, scritta a macchina dall’autore stesso – con una punteggiatura spesso ossessiva dopo ogni singola parola\, ogni singolo articolo – e con la dedica alla moglie Anna nella seconda pagina del dattiloscritto. Partire quindi dall’idea originale e\, grazie alla disponibilità delle eredi\, lavorare sulla prima stesura di Binosi che – a differenza della versione del 1994 – esalta la relazione tra le due protagoniste e rende marginale l’intervento di un terzo personaggio\, quello della nutrice\, che infatti si è poi arrivati a togliere per concentrare tutto sullo sviluppo della relazione delle due donne. Un dualismo moderno da teatro del ‘900\, tra personaggi\, ma anche drammaturgico tra il teatro di Rosa in lingua veneta e la letteratura ricca di immagini e inconscio di Cornelia.\nIl testo di Binosi ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento\, a cui è difficile rimanere indifferenti e – nonostante l’azione sia ambientata nel ‘700 – i temi e i contenuti trattati sembrano parlare di noi\, come se non fosse cambiato nulla: la differenza di classe\, il rapporto serva-padrona\, il doppio\, l’amore\, il piacere\, la maternità\, il peccato\, la punizione\, il femminile\, il male\, la morte\, la seduzione. Tutto viene raccontato con continui cambi di registro narrativo\, tenendo in equilibrio tra loro commedia e dramma. Il linguaggio è originale e sorprendente\, bello da recitare ad alta voce\, con una naturale vis comica che garantisce una presa certa sul pubblico\, paragonabile a quella dei testi di Goldoni e di Eduardo.\nAd accompagnare il progetto si affianca alla regia un’importante équipe artistica: Dario Gessati\, che firma le scene\, Pasquale Mari\, il disegno luci\, Giovanna Buzzi\, i costumi\, e Piergiorgio De Luca\, il suono.\nElisabetta Sgarbi ha curato la pubblicazione del testo con la sua «La Nave di Teseo»
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SUMMARY:TRE UOMINI E UNA CULLA
DESCRIPTION:Chi non ricorda i dolci sorrisi che la piccola Marie rivolge dalla culla ai suoi tre papà “improvvisati” nella pellicola francese degli Anni Ottanta?\nLa bimba\, piombata improvvisamente nella routine libertina dei tre scapoli incalliti\, finirà per conquistarne l’affetto e rivoluzionarne la vita.\nLa commedia\, un riuscitissimo mix di tenerezza e divertimento\, approda ora per la prima volta sui palcoscenici italiani grazie al nuovo adattamento teatrale firmato dalla stessa autrice del film\, Coline Serrau.\nFedele alla vicenda originale\, lo spettacolo tratta con lievità e brio il ruolo dei padri e i nuovi modelli di famiglia.
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SUMMARY:GABRIELE GEMINIANI E MONALDO BRACONI IN CONCERTO
DESCRIPTION:Gabriele Geminiani è Primo Violoncello dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’Orchestra Mozart di Claudio Abbado. Ha suonato in veste di solista con diverse orchestre tra le quali l’O. R. T.\, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia\, I Pomeriggi Musicali\, sotto la guida di direttori come Myung-Whun-Chung\, Sir Antonio Pappano\, Christoph Poppen\, Kent Nagano. Ha inoltre eseguito in prima esecuzione italiana il concerto per violoncello e orchestra di Heinz Karl Gruber sotto la guida del compositore stesso e\, per la prima volta nella storia dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia\, il concerto di Friedrich Gulda sotto la direzione di Kristjan Järvi.\nMonaldo Braconi\, pianista\, svolge attività solistica e cameristica esibendosi in prestigiose stagioni nazionali e internazionali. Si è recentemente esibito nel secondo concerto per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov con la Sofia Symphonic Orchestra e la direttrice Ljubka Biagioni presso il Tiroler Festspiele di Erl (Austria). È maestro collaboratore presso i corsi dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena e presso i corsi di Alto Perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma\, nelle classi di Massimo Paris\, Giovanni Sollima ed Alessandro Carbonare.Dal 1998\, collabora con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la direzione di maestri quali Myung-Whun-Chung\, Sir Antonio Pappano\, Péter Eötvös\, Lorin Maazel\, Juraj Valčuha\, John Fiore\, Dmitri Jurowski\, Andrés Orozco-Estrada.
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SUMMARY:MA PERCHÉ MI INVITI A CENA?
DESCRIPTION:Ma perché mi inviti a cena?\, un viaggio tra i maggiori successi della musica napoletana e internazionale\, nell’ambito di Festival Sipario.\nDal 06 al 31 maggio fa tappa nel centro Italia il Festival itinerante Sipario\, un’iniziativa promossa da BPER Banca in collaborazione con AD Eventi e Ventidieci\, che offrirà quattro concerti gratuiti al pubblico. Quattro serate\, ciascuna su un palcoscenico diverso\, per quattro spettacoli che animeranno il territorio tra Toscana e Lazio. Tutti gli eventi sono realizzati grazie alla sinergia con i Comuni di Arezzo\, Rieti\, Civitavecchia e Castelfranco Piandiscò\, con la Fondazione Guido d’Arezzo e soprattutto in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo e ATCL Associazione Teatrale dei Comuni del Lazio. Un territorio ricco di arte teatrale e musicale\, celebre per la programmazione di assoluto prestigio\, che Sipario omaggia proponendo al pubblico una rassegna improntata alla buona musica: i migliori interpreti del jazz italiano\, un grande pianista classico come Rahmin Bahrami e uno dei cantautori più bravi e talentuosi che ci sia nel panorama italiano come Giovanni Caccamo. Il responsabile della Direzione Territoriale Centro Ovest di BPER Banca\, Luigi Zanti\, commenta così l’iniziativa: “Siamo molto soddisfatti di rendere omaggio alla musica e alla cultura attraverso le quattro tappe di Festival Sipario. Anche all’interno di un quadro internazionale estremamente delicato come quello attuale\, che provoca in tutti noi forti emozioni e preoccupazioni\, crediamo che la cultura possa fare da volano per ripartire insieme. Vogliamo infatti interpretare fino in fondo il significato di Responsabilità sociale di impresa\, convinti che sia un nostro dovere restituire alla collettività parte del valore che creiamo\, investendo nella cultura e in tutti quegli ambiti che incidono in modo significativo sul benessere delle persone e sullo sviluppo dei territori in cui siamo presenti”.\nNicky Nicolai\, una delle più importanti voci del jazz\, e il sassofonista Stefano Di Battista sono in concerto al Trianon Viviani con “Ma perché mi inviti a cena?”\, un viaggio tra i maggiori successi della musica napoletana e internazionale. Il titolo riprende quello dell’ultimo singolo della coppia d’arte e di vita\, che ha visto la collaborazione del paroliere Pasquale Panella\, già coautore di Lucio Battisti nel suo ultimo periodo di gusto elettronico. Stefano Di Battista viene da una famiglia di musicisti\, come lui stesso ha spiegato nella biografia pubblicata sul suo sito web\, e si è avvicinato allo studio del sassofono ancora bambino. Per quanto riguarda la vita privata\, si intreccia in modo profondo con la sua passione per la musica. Basti pensare che\, nel 2005\, ha partecipato al Festival di Sanremo insieme alla consorte\, Nicky Nicolai appunto\, classificandosi al quarto posto con il brano Che mistero è l’amore.\nDi Battista è sposato dal 2003 con Nicky Nicolai. Si sarebbero conosciuti tramite un’amica in comune e dal loro amore è nata una figlia: Flora. La carriera artistica di Nicky Nicolai è iniziata nel 1988\, con il gruppo femminile delle Compilations\, lanciato a Domenica In. Nel 2004\, ha debuttato come solista con l’album Tutto passa. A Sanremo è arrivata appunto nel 2005\, con la formazione di Stefano Di Battista Jazz Quartet. Nel 2006 ha preso parte con lo stesso gruppo al programma Il senso della vita\, condotto da Paolo Bonolis.
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SUMMARY:TARTASSATI DALLE TASSE
DESCRIPTION:Gulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà\, che di per sé costituisce una grande virtù\, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti. “Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!…”Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze? E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere?… Il problema\, però\, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così\, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?…\nSarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo\, 54 anni ben portati\, napoletano\, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”\, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di\ncontribuente… E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. E soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”\, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?…
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SUMMARY:BARTLEBY LO SCRIVANO
DESCRIPTION:«Chi non ha mai fallito in qualche campo\,\nquell’uomo non può essere grande.\nIl fallimento è la vera prova della grandezza»\nHerman Melville\nUn ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo\, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato\, un uomo buono\, gentile\, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome.\nOgni giorno scorre identico\, noioso e paziente\, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico\, ovvero: meccanico e insensato. L’ufficio è spoglio\, le pareti alte e grigie. Anche le finestre sono alte e irraggiungibili. Tutto si ripete come in uno di quegli orologi per turisti che si trovano nelle piazze della città antiche: il tempo viene scandito da un balletto senza senso\, ma soprattutto senza inizio e senza fine.\nIn questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono\, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro\, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno\, viene assunto un nuovo scrivano. Ed è come se in quell’ufficio sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo\, fosse entrato un vento inatteso\, che manda all’aria il senso normale delle cose\, e della vita. Eppure\, è un uomo da nulla: «…rivedo ancora quella figura – scialba nella sua dignità\, pietosa nella sua rispettabilità\, incurabilmente perduta».\nBartleby si chiama\, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché.\nUn giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta\, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo\, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”.\nSolo quattro parole\, dette sottovoce\, senza violenza e senza senso\, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro. Da quel momento Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania\, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause\, non beve\, non mangia\, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio\, preoccupando (prima\, e impietosendo poi) il suo principale che non riesce a farsi una ragione di quel comportamento. Il fatto è che Bartleby\, semplicemente\, ha deciso di negarsi. Perché?\nQuando lo scopriremo\, sarà troppo tardi. Il silenzio inspiegabile di Bartleby ci turba e ci accompagna da un secolo e mezzo: perché sulla sua scrivania non batte mai il sole? Da dove viene la sua divina povertà? Perché non è possibile salvarlo? Perché non vuole essere salvato?\nAbituati all’idea di sviluppo e crescita senza limite con la quale siamo cresciuti\, Bartleby ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza\, solo rinuncia. In barba ai vincenti\, ai sorrisi a trentadue denti\, agli eternamente promossi e ai trend di crescita. Come se lui\, il povero Bartleby simbolo della divina povertà\, portasse sulle sue spalle il lutto per le titaniche e deliranti ansie di vittoria ed espansione del nostro mondo.\n«Bartleby\, per favore\, vuoi essere un po’ ragionevole?»\n«Avrei preferenza a non essere un po’ ragionevole.»\nFrancesco Niccolini\nNOTE DI REGIA\nBARTLEBY\, l’obiettore.\nNel 1851 Herman Melville scrive “Moby Dick”\, grande storia romantica di un titano di nome Achab che affronta e sfida l’assedio di un oceano oscuro; qui un gigante forte e visionario ingaggia una spietata lotta che è lotta per la vita e per la morte o\, forse sarebbe meglio dire\, della vita e della morte.\nDue anni dopo Herman Melville scrive “Bartleby\, lo scrivano” e tutto sembra essersi calmato\, spenti i fragori dei marosi\, l’oceano si è ritirato e il panorama cambiato: siamo a Wall Street ai febbrili inizi di quello che si avvierà ad essere il più assediante\, oscuro\, spietato sistema finanziario/produttivo del mondo; il cuore pulsante intorno al quale nasceranno più di cento anni dopo\, globalizzazione e crescite variamente felici. L’oceano si è trasformato nel mare dell’economia e della produttività\, il Pequod in un ufficio seminterrato\, la ciurma di marinai in un’altra ciurma di scrivani\, Ismaele si è fatto avvocato e l’assedio di Wall Street è tale che si rende necessario assumere un aiuto\, uno scrivano in più\, un altro gigante\, un altro titano: Bartleby.\nL’ossessionato e ossessivo capitano si è trasformato in Bartleby\, l’ultimo dei marinai arruolato\, eppure capace di realizzare una lenta\, progressiva\, pacata messa in crisi di un sistema di cui non riconosce il valore positivo. Mentre tutto e tutti (scrivani\, religiosi\, soldati\, banchieri\, politici\, artisti) procedono aggressivi e baldanzosi\, forse colpevolmente ignari\, fra nuove ricchezze e nuove schiavitù\, l’ultimo entrato in scena si mette di traverso e con una frase che sembra arrivata da un remoto passato monastico\, avvia un inesorabile processo dubitativo di disgregazione di un moloch che si incarna nel binomio “lavoro/dovere”. Bartleby si incunea e si incista nella storia positiva di Wall Street ma non è un batterio che ammalerà l’ambiente\, è la cura che proverà a salvare un mondo malato che si nutre di numeri e algoritmi. Bartleby è l’eroe dell’inazione\, della non violenza che è azione negativa e costruens allo stesso tempo; è il titano della grazia leggera di chi dice “non in mio nome”; è il gigante che usa un piccolo granello e poi un altro e un altro per inceppare il grande meccanismo che regola e cadenza notte e giorno dell’homo oeconomicus.\nBartleby per tutto il tempo cerca il raggio di sole che una volta al giorno entra nell’ufficio sepolcro; forse Bartleby è principalmente questo\, un seme che eroicamente\, pervicacemente grida sottovoce il proprio diritto alla scelta e alla libertà e si fa filo d’erba in mezzo al cemento\, contro tutto\, ma per tutti.
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SUMMARY:TUTTI CONTRO TUTTI
DESCRIPTION:Maurizio Battista torna sul palco con uno spettacolo inedito\, “Tutti Contro Tutti” .\nIl comico romano\, a pochi giorni dalla riapertura dei teatri di giugno scorso\, è stato fra i primi a ripartire con coraggio\, presentando “Che Paese è il mio Paese” in un tour estivo: è riuscito così a portare il suo talento\, la sua ironia e la sua genuinità in giro per l’Italia con l’entusiasmo di sempre. La voglia di regalare momenti di allegria e spasso al suo pubblico\, provato dal periodo complesso\, è stata infatti\, nonostante gli sforzi\, più forte di qualsiasi difficoltà. È proprio vero che si è destinati a vivere tutti contro tutti? Che si è costretti ad assecondare i ritmi frenetici di una vita mandandola spesso fuori giri? Che i social sono l’unico momento di aggregazione o non piuttosto il modo migliore per alienarsi e soffrire di solitudine? A queste e a tante altre domande risponde nel suo nuovo show Battista che\, con la sua indiscutibile capacità di far ridere\, riesce ad unire tutti gli spettatori all’insegna del divertimento e delle risate.\n«Perché la risata\, udite udite\, unisce tutte le persone! – afferma – Visto che la cosa più bella che abbiamo in questa vita\, sono proprio gli altri! Oddio\, non proprio tutti\, eh…»
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SUMMARY:ROBERTO GATTO IMPERFECTRIO
DESCRIPTION:ImperfecTrio nasce da un’idea di Roberto Gatto e dalla stretta collaborazione con Pierpaolo Ranieri\, con cui diede vita\, diversi anni fa\, al Perfect Trio. L’esigenza e l’amore per la ricerca nell’improvvisazione jazz contemporanea\, porta i due artisti all’incontro con il sassofonista romano Marcello Allulli\, dando vita ad un nuovo progetto.\nL’Imperfect è una formazione elettrica con una concezione moderna del Jazz\, con ampio spazio alle improvvisazioni in una miscela di suoni\, rumori\, sequenze\, armonizer e altri oggetti elettronici.\nI tre musicisti propongono brani originali e offrono una lettura personale di alcuni standard della tradizione Jazz: autori come Thelonious Monk e Duke Ellington vengono proposti in modo nuovo\, riscoprendone così anche le illimitate doti compositrici\, in una direzione completamente innovativa. Inoltre\, all’interno dell’album troviamo tre brani inediti composti dai musicisti del trio: “Bonanza” di Roberto Gatto\, “Black” di Pierpaolo Ranieri e “Cesira” di Marcello Allulli. Tre figure di primo piano\, quelle dei componenti di questo nuovo ensemble\, che ha segnato una prima sostanziosa tappa con l’esibizione al festival “Batterika”\, di cui rimane un gustoso video online.
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SUMMARY:SUONI IN RIVOLTA
DESCRIPTION:Quanto è bella la musica! Lo sa bene Maga Stornella\, talmente ossessionata dalla musica da essere disposta a tutto pur di diventare la migliore\nmusicista sul pianeta! Ecco perché lei e il suo fedele aiutante Wolfgango (bis bis bis nipote del famoso Mozart) hanno progettato una pozione infallibile per produrre il suono perfetto. Qualcosa però va storto e tutti i suoni del mondo si ribellano\, rendendo Wolfgango sordo e muto. Sarà compito di Maga Stornella assieme all’aiuto prezioso dei bambini\, riuscire a convincere i suoni a tornare ad abitare il corpo e le orecchie del povero Wolfgango\, più armoniosi che mai!\nPer aiutarlo bisognerà cercare i suoni ribelli e scovarli da dove si sono nascosti. Strumenti musicali\, i suoni del mondo e il nostro stesso corpo saranno i fedeli aiutanti in questa sfida all’ultima nota!
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SUMMARY:PIANO ED ELETTRONICA
DESCRIPTION:È uno dei pianisti jazz italiani più giovani riconosciuti a livello internazionale. In qualità di pianista classico si è aggiudicato il primo premio in numerosi concorsi nazionali e internazionali e come pianista jazz ha vinto il primo premio-borsa di studio al “Premio Nazionale di composizione-esecuzione pianistica in ambito jazz Franco Russo”\, si è aggiudicato il Primo Premio e il “Premio del Pubblico” al Concorso Nazionale per nuovi talenti del jazz italiano “Chicco Bettinardi”\, ha vinto la terza edizione del “Vittoria Rotary Jazz Award”. Ha inciso il suo primo album in trio nel 2009 con Pietro Ciancaglini e Ettore Fioravanti” Quasi Troppo Serio”\, prodotto da Nuccia e distribuito da Egea.\nNel 2012 ha vinto il premio Top Jazz come Miglior Giovane Talento\, indetto dalla rivista Musica Jazz. Nel 2013 il festival “Vita Vita” di Civitanova Marche lo ha premiato come giovane talento italiano. Nel 2014 ha ricevuto il Premio SIAE per la Creatività.\nHa avuto il piacere di suonare con: Sheila Jordan\, David Liebman\, Andy Sheppard\, Sarah Jane Morris\, Enrico Pieranunzi\, Stefano Di Battista\, Javier Girotto\, Dedè Ceccarelli\, Rita Marcotulli\, Giovanni Tommaso\, Francesco Cafiso\, Ares Tavolazzi\, Ada Montellanico\, Fabrizio Bosso\, Maria Pia de Vito\, Fabrizio Sferra\, Roberto Gatto\, Paolo Fresu\, Anthony Pinciotti\, Roberta Gambarini\, Enzo Pietropaoli\, Dario Deidda\, Gabriele Mirabassi\, Rosario Bonaccorso\, Flavio Boltro et al.\nSuona nei maggiori festival e rassegne concertistiche jazz di tutto il mondo.
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SUMMARY:CONCERTO TRIBUTO AD EZIO BOSSO
DESCRIPTION:TTR_Piano Trio è l’unico trio ufficialmente riconosciuto ed autorizzato dalla famiglia di Ezio Bosso ad eseguire le più famose composizioni del Maestro. TTR\, è l’acronimo di “Things That Remain”\, espressione icononica di Ezio Bosso che intitola una delle sue ultime opere: “And The Things That Remain è il titolo di un trio per violino\, violoncello e pianoforte che ho scritto poco tempo fa. Riguarda quel pensiero\, quella domanda che a un certo punto ci facciamo\, inevitabilmente: cosa resta di tutto alla fine\, cosa resta dopo? Cosa rimane di noi e cosa ci è rimasto?”.\nIl trio è composto dai migliori musicisti selezionati dallo stesso Ezio Bosso: il violinista David Romano (Spalla dei secondi violini dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia)\, il violoncellista Diego Romano (Secondo Violoncello con obbligo del Primo dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia) e il pianista Mario Montore (tra i migliori cameristi a livello internazionale\, vincitore di più di 40 concorsi solistici).\nUn concerto evento in memoria del Maestro Ezio Bosso\, in cui il TTR_Piano Trio eseguirà le opere più famose rimanendo fedele all’approccio tecnico e interpretativo richiesto dal compositore\, facendo così rivivere il suo Spirito tramite la sua Arte.
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SUMMARY:IL CIRCO IN VALIGIA
DESCRIPTION:Artista poliedrico e sorprendente\, di quelli che “sanno fare tutto”. Intrattiene il pubblico di tutte le età con immagini\, musica\, clownerie\, giocoleria e giullarate. Gioca con il fuoco\, diablo\, calve\, palle e fazzoletti. Gioca con pensieri\, idee\, sogni.
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SUMMARY:NON È VERO MA CI CREDO
DESCRIPTION:Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni. Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia. Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico\, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200repliche l’anno. Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia. Ci siamo rivisti ventidue anni dopo\, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme. Ne pensai mille\, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno. Ereditando la direzione artistica della sua compagnia\, ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui\, Non è vero ma ci credo. Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo. Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra\, nella corrispondenza che trova sulla scrivania\, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa\, anche la più banale\, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.\nPeppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30.\nLuigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questa sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.\nLo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.
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SUMMARY:DITEGLI SEMPRE DI SÌ
DESCRIPTION:Elledieffe – La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo\, oggi diretta da Carolina Rosi\, propone in coproduzione con la Fondazione Teatro della Toscana\, per la Stagione 2019/2020\, una delle più fortunate commedie del repertorio eduardiano: Ditegli sempre di sì.\nProsegue così il progetto avviato nel 2016 dalla Elledieffe che\, dopo aver incrociato i percorsi artistici di Marco Tullio Giordana e Mario Martone\, si affida ora a Roberto Andò continuando così a diffondere e valorizzare l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana.\nSarà Gianfelice Imparato ad interpretare il ruolo del protagonista Michele Murri; Carolina Rosi sarà sua sorella Teresa; a dirigere la Compagnia sarà Roberto Andò\, regista abituato a muoversi tra cinema e teatro\, qui alla sua prima esperienza eduardiana.\nDitegli sempre di sì è uno dei primi testi scritti da Eduardo\, un’opera vivace\, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione; una commedia molto divertente che\, pur conservando le sue note farsesche\, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale.\nIn Ditegli sempre di sì la pazzia di Michele Murri è vera\, infatti è stato per un anno in manicomio e solo la fiducia di uno psichiatra ottimista gli ha permesso di ritornare alla vita normale. Michele è un pazzo tranquillo\, socievole\, cortese\, all’apparenza l’uomo più normale del mondo\, ma in verità la sua follia è più sottile perché consiste essenzialmente nel confondere i suoi desideri con la realtà che lo circonda; eccede in ragionevolezza\, prende tutto alla lettera\, ignora l’uso della metafora\, puntualizza e spinge ogni cosa all’estremo. Tornato a casa dalla sorella Teresa si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera?
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SUMMARY:IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA
DESCRIPTION:Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto\, entrambi hanno una gran sete\, le mani sporche e le tasche piene di carbone ma non sanno perché\, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto\, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi ad una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente.\nDa un giornale apprendono che una giovane carbonaia è morta quella notte e tra una serie di malintesi ed equivoci si fa strada la possibilità che i due abbiano commesso quell’efferato omicidio.\nUna situazione paradossale\, un po’ beckettiana brillantemente costruita da un gigante della drammaturgia come Eugène Marin Labiche. Non è un caso che questo testo sia stato scelto da registi come Patrice Chereau\, che l’ha messo in scena nel 1966 in Francia e da Klaus Michael Grüber in Germania. Appena l’ho letto ho pensato che sarebbe stata una grande sfida\, un’opportunità per una regia sorprendente.\nPensando a questi due personaggi\, profondamente diversi l’uno dall’altro: uno ricco\, nobile\, elegante e l’altro rozzo\, volgare\, proletario che devono confrontarsi con quello che credono di aver fatto\, ho pensato subito a Massimo Dapporto e Antonello Fassari\, un’accoppiata con cui non ho mai avuto l’occasione di lavorare – e che non ha mai lavorato assieme – ma che credo perfetta per dare vita a questa storia.\nIo la vivo come una scommessa\, come la possibilità di dare vita ad uno spettacolo leggero e divertente ma allo stesso tempo profondo; una riflessione sull’insensatezza e l’assurdità della vita.\nAndrée Ruth Shammah
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SUMMARY:IL SILENZIO GRANDE
DESCRIPTION:Scrittore napoletano di fama internazionale\, Maurizio De Giovanni\, autori di numerosi libri di successo dalla serie del “Il Commissario Ricciardi” fino ai “I bastardi di Pizzofalcone” è ’\, per la prima volta\, autore di un’inedita commedia in due atti dal titolo “il silenzio grande”\nNote del regista\nL’incontro con Maurizio De Giovanni è stato nella mia carriera recente\, portatore di novità importanti e di progetti che mi hanno appassionato. In “Qualcuno volo sul nido del cuculo” l’adattamento di Maurizio mi ha permesso di portare quella storia che trasuda umanità\, in Italia nel 1982\, conferendole una immediatezza ed una riconoscibilità ancora più efficaci per il nostro pubblico\, regalando allo spettacolo un successo straordinario.\nHo poi approfondito la mia conoscenza delle umanità raccontate da De Giovanni\, interpretando l’ispettore Lojacono nella fortunatissima serie televisiva\, giunta alla seconda stagione\, “I bastardi di Pizzofalcone”.\nQuando in una pausa a pranzo con Maurizio parlammo de “Il silenzio grande” vidi l’idea nascere lì in pochi minuti.\nEbbi subito la sensazione che\, nelle sue mani\, un tema importante come quello dei rapporti familiari\, del tempo che scorre\, del luogo dove le nostre vite scorrono e mutano negli anni\, ovvero la casa\, avrebbe avuto una evoluzione emozionante e sorprendente.\nImmagino uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono\, a volte si urlano o si sussurrano\, possano farvi riconoscere\, dove\, come sempre accade anche nei momenti più drammatici\, possano esplodere risate\, divertimento\, insomma la vita. Questa è una delle funzioni che il teatro può avere\, quella di raccontarci come siamo\, potremmo essere o anche quello che saremmo potuti essere. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese\, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo.\nPer rendere al meglio\, il teatro necessita di attori che aderiscano in modo moderno ai personaggi e penso che Massimiliano Gallo\, con il quale ho condiviso set e avventure cinematografiche\, sia oggi uno degli attori italiani più efficaci e completi. Sarà per me una grande gioia dirigerlo in un personaggio per lui ideale.\nQuesto facciamo a teatro\, o almeno ci sforziamo di fare\, cerchiamo disperatamente la verità\, e confidiamo nella vostra voglia di crederci. Buon divertimento e grazie per l’attenzione.
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SUMMARY:MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
DESCRIPTION:Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme sul palco dopo 15 anni come due vecchi amici che si ritrovano\, in uno Show di cui sono interpreti ed autori\, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio\, che esegue dal vivo la partitura musicale: uno spettacolo che dopo due stagioni trionfali in cui si sono superate le 200 repliche\, si avvia alla terza con sempre rinnovata passione.\nNe scaturisce una scoppiettante carrellata di voci\, imitazioni\, sketch\, performance musicali\, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari cammei\, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica\, o quello di Maurizio Costanzo con Giampiero Mughini; e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, e quello di Dean Martin e Frank Sinatra\, che ha sbancato la puntata natalizia di “Tale e Quale Show” del 2016\, dalla quale è scaturito il desiderio di tornare sulle scene insieme. In quasi due ore di spettacolo\, Tullio e Massimo\, da “vecchie volpi del palcoscenico”\, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.\nQuesto nostro spettacolo è nato quasi per gioco\, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo 15 anni\, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere\, sketch\, imitazioni\, frammenti di teatro\, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora\, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio. In quasi due ore di show\, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico\, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger\, in un Rossini eseguito coi denti\, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra/Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona\, ecc… ecc… Questa nostra scommessa\, lanciata nell’estate 2017\, ci ha ripagati alla grande con un centinaio di date nella prima stagione e più di cento nella seconda\, e con altrettante e più in quella attuale 2019/2020. I teatri esauriti ci stanno esaltando\, ma l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre\, infatti\, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti\, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi\, legato al Trio: “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina”\, “Mio padre lo ricordo sempre serio\, una sola volta lo vidi ridere\, con voi”\, “I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio”\, “Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi\, sono stati provvidenziali i vostri”. Così\, ogni sera\, oltre al divertimento condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna\, due minuti di commozione pura\, anche se i suoi due ex compagni di giochi Tullio e Massimo la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo.
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SUMMARY:NATALE A SUON DI HIP HOP
DESCRIPTION:Un’attrice aspetta con impazienza un ballerino Hip Hop per iniziare lo spettacolo\, ma lei\, senza di lui\, è spiazzata. Le luci del palcoscenico si accendono\, la musica riempie la sala ma del ballerino neanche l’ombra e l’attrice in una goffa danza cerca di riempire quel vuoto…quando per lei\ntutto sembra perduto arriva lui\, “il ballerino”\, che con le sue abilità e le sue danze trascinerà tutto il pubblico nelle storie dei libri.\nIl divertente e poetico spettacolo affronta il Natale visto dagli occhi di tre differenti bambini. Nel Complotto dei Babbi Natale\, Rodolfo dopo aver letto sui giornali che Babbo Natale non esiste va alla sua ricerca attraversando l’oceano fino a che scopre …… e poi in Goumba\, un bambino africano che non conosce il Natale\, viene invitato dalla sua compagna di classe a chiedere un regalo a Babbo Natale e Goumba chiederà un regalo un po’ insolito agli occhi della sua amica… ed infine Nel Pacchetto rosso si racconta di Anna e della sua nonna che regala un pacchetto rosso a un guardaboschi che a sua volta lo regalerà allo spazzacamino che a sua volta …fino a che il pacchetto rosso arriverà nelle mani dei bambini del pubblico e …\nIn teatro nell’attesa del Natale si riderà e ci si emozionerà.\nI piccoli racconti sul tema del Natale\, tra gag e giochi teatrali\, sono narrati da Monica Mattioli con l’utilizzo di oggetti e sono danzati da Massimo Prandelli tra note di musica hip hop\, classici di Natale rielaborati in chiave hip hop e musica neoclassica.
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SUMMARY:REGALO DI NATALE
DESCRIPTION:Quattro amici di vecchia data\, Lele\, Ugo\, Stefano e Franco\, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia\, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro\, l’unico ad avere le risorse economiche per poter battere l’avvocato\, il quale tra l’altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però\, i rapporti sono tesi; la loro amicizia\, infatti\, è compromessa da anni\, al punto tale che Franco\, indispettito dalla presenza dell’ormai ex amico\, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall’idea.\nLa partita si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto\, oltre a un bel po’ di soldi\, c’è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti\, le sconfitte\, i tradimenti\, le menzogne\, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati\, lucido\, amaro\, avvincente. \nNOTE DI REGIA\n“Ethos andropo daimon” (Il carattere di un uomo è il suo destino)\nEraclito \nNel suo saggio I giochi e gli uomini\, il sociologo Roger Caillois suddivide i giochi in quattro categorie: agon o competizione\, alea o caso\, mimicry o maschera ilinx o vertigine. Il poker\, secondo molti\, si avvicina all’idea del gioco perfetto\, poiché racchiude in sé tutte e quattro queste anime. “Nulla come il gioco del poker vi rivela – sostengono il filosofo Rovatti e il sociologo Dal Lago – la persona morale di chi vi sta di fronte (e la vostra a loro)”. Il poker è anche un nobilissimo gioco tra gentiluomini\, un rito moderno in cui mostrarsi per quello che non si è\, proprio come in una rappresentazione teatrale: quanto più la maschera è forte e impenetrabile\, tanto più sarà difficile comprendere i nostri punti.\nCi troviamo in una villa\, la notte di Natale. Quattro amici\, Franco\, Ugo\, Lele e Stefano\, che non si vedono da dieci anni\, incontrano quello che è designato ad essere il “pollo” da spennare: l’avvocato Sant’Elia\, un uomo sulla sessantina\, ricco e ingenuo\, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere. In realtà è il presunto “pollo” a trovarsi di fronte quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che\, in un modo o nell’altro\, hanno perso.\nOriginariamente ambientato negli anni ‘80\, il testo è stato trasposto ai giorni nostri\, in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato\, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa\, e – dalle slot che affollano i bar e al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato.\nI soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti\, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come\, al tavolo verde\, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches.\nCinque attori di grande livello\, Gigio Alberti\, Giovanni Esposito\, Valerio Santoro\, Gennaro Di Biase e Pierluigi Corallo\, si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti\, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia\, lealtà e consapevolezza di sé – stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte. D’altro canto\, già Aristotele\, tra i primi filosofi a riconoscere il valore dell’amicizia (“l’amicizia è una virtù indispensabile all’uomo: nessuno sceglierebbe di vivere senza amici”)\, metteva in guardia gli uomini nello scegliere bene i propri amici\, poiché interessi materiali possono facilmente prendere il sopravvento sul sentimento.\nCon la sua stringente contemporaneità e la sua universalità fuori dal tempo\, la parabola di Regalo di Natale è allora il trionfo del singolo sul collettivo\, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti\, è il simbolo di una teatralità doppia e meschina\, è un’amara una riflessione su come stiamo diventando. O su come forse siamo già diventati.\nSe il poker è lo specchio della vita\, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all’altro generano immagini. Infinite.
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SUMMARY:LA VITA DAVANTI A SE’
DESCRIPTION:Pubblicato nel 1975 e adattato per il cinema nel 1977\, al centro di un discusso Premio Goncourt\, La vita davanti a sé di Romain Gary è la storia di Momò\, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa\, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani. Un romanzo commovente e ancora attualissimo\, che racconta di vite sgangherate che vanno alla rovescia\, ma anche di un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia. Silvio Orlando ci conduce dentro le pagine del libro con la leggerezza e l’ironia di Momò diventando\, con naturalezza\, quel bambino nel suo dramma. Un autentico capolavoro “per tutti” dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro. Inutile dire che il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie e sbrigative soluzioni il tema dei temi contemporaneo la convivenza tra culture religioni e stili di vita diversi. Il mondo ci appare improvvisamente piccolo claustrofobico in deficit di ossigeno I flussi migratori si innestano su una crisi economica che soprattutto in Europa sembra diventata strutturale creando nuove e antiche paure soprattutto nei ceti popolari\, i meno garantiti. Se questo è il quadro quale funzione può e deve avere il teatro. Non certo indicare vie e soluzioni che ad oggi nessuno è in grado di fornire\, ma una volta di più raccontare storie emozionanti commoventi divertenti\, chiamare per nome individui che ci appaiono massa indistinta e angosciante. Raccontare la storia di Momo’ e Madame Rosa nel loro disperato abbraccio contro tutto e tutti è necessario e utile. Le ultime parole del romanzo di Garay dovrebbero essere uno slogan e una bussola in questi anni dove la compassione rischia di diventare un lusso per pochi: BISOGNA VOLER BENE
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SUMMARY:IN VINO VERITAS
DESCRIPTION:Cos’è il vino? Da dove nasce\, quanti miti\, quanta umanità\, quanta arte\, quanta letteratura e quanti amori sono stati ispirati all’ebbrezza\, alla gioia e in nome del vino? Sul palco Vinicio Marchioni alterna racconti personali\, poesie\, massime\, storie riprese dai miti classici ispirati al vino intervallati da dischi d’epoca\, portando il pubblico in una dimensione “altra” attraverso l’arte del racconto. Un viaggio meraviglioso nella letteratura\, nella musica e nell’umanità che si è sviluppata intorno al culto del vino e a tutto quello che il vino rappresenta: incontro\, amicizia\, andare oltre i limiti del concesso\, creazione\, disperazione e gioia di vivere; da Dioniso a Charles Bukowski\, passando da Hemingway all’opera lirica\, da Omero ad Alda Merini. Un omaggio al vino\, leggero e poetico\, come una cena tra vecchi amici che si dilunga nella notte
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SUMMARY:SOUVENIR
DESCRIPTION:Una commedia irresistibile in equilibrio fra talento e passione: non è importante che l’arte corrisponda a rigidi canoni classici\, la passione\, se brutalmente sincera\, trasforma in capolavoro anche una disastrosa esibizione. Un sogno che diventa realtà.\nIspirata alla vera Florence Foster Jenkins\, la commedia racconta della ricca signora dell’alta società newyorkese\, anima di un circolo di amanti di bel canto\, che nel 1944 si esibisce al Carnegie Hall la più importante sala da concerto classica di New York.\nUn concerto così atteso che i biglietti vennero esauriti con settimane di anticipo. Florence era famosa per la completa mancanza di doti canore: il senso del ritmo le era totalmente estraneo e concepiva intonazioni assolutamente bizzarre.\nil 25 ottobre 1944 il suo “talento” diventa di dominio pubblico: cosa accadrà?\nAlla vicenda si ispira il film biografico Florence\, diretto da Stephen Frears nel 2016 e interpretato da Meyl Streep\, Hugh Grant e Simon Helberg\,\nche ha raccolto svariati riconoscimenti e nomination agli Oscar e ai Golden Globe.
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SUMMARY:MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
DESCRIPTION:Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme sul palco dopo 15 anni come due vecchi amici che si ritrovano\, in uno Show di cui sono interpreti ed autori\, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio\, che esegue dal vivo la partitura musicale: uno spettacolo che dopo due stagioni trionfali in cui si sono superate le 200 repliche\, si avvia alla terza con sempre rinnovata passione.\nNe scaturisce una scoppiettante carrellata di voci\, imitazioni\, sketch\, performance musicali\, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari cammei\, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica\, o quello di Maurizio Costanzo con Giampiero Mughini; e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, e quello di Dean Martin e Frank Sinatra\, che ha sbancato la puntata natalizia di “Tale e Quale Show” del 2016\, dalla quale è scaturito il desiderio di tornare sulle scene insieme. In quasi due ore di spettacolo\, Tullio e Massimo\, da “vecchie volpi del palcoscenico”\, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.\nQuesto nostro spettacolo è nato quasi per gioco\, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo 15 anni\, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere\, sketch\, imitazioni\, frammenti di teatro\, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora\, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio. In quasi due ore di show\, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico\, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger\, in un Rossini eseguito coi denti\, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra/Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona\, ecc… ecc… Questa nostra scommessa\, lanciata nell’estate 2017\, ci ha ripagati alla grande con un centinaio di date nella prima stagione e più di cento nella seconda\, e con altrettante e più in quella attuale 2019/2020. I teatri esauriti ci stanno esaltando\, ma l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre\, infatti\, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti\, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi\, legato al Trio: “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina”\, “Mio padre lo ricordo sempre serio\, una sola volta lo vidi ridere\, con voi”\, “I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio”\, “Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi\, sono stati provvidenziali i vostri”. Così\, ogni sera\, oltre al divertimento condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna\, due minuti di commozione pura\, anche se i suoi due ex compagni di giochi Tullio e Massimo la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo.
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SUMMARY:SI NOTA ALL’IMBRUNIRE (SOLITUDINE DA PAESE SPOPOLATO)
DESCRIPTION:I figli Alice\, Vincenzo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio\, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito\, nella solitudine\, un buon numero di manie\, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta\, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo\, di decidere che fare\, come occuparsene\, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie\, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie… C ‘è da commemorare\, da dire\, da concertare discorsi. Certo è che\, preda del suo isolamento\, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà\, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano\, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto.\nQuesto spettacolo\, che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso: Silvio Orlando\, trova le sue radici in una piaga\, una maledizione\, una patologia specifica del nostro tempo che io\, personalmente\, ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “SOLITUDINE SOCIALE”. A mettere in luce i rischi di questa situazione sono stati due studi presentati al 125° incontro annuale dell’American Psychological Association (APA). Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi infatti\, in quanto esseri umani\, abbiamo bisogno del contatto con gli altri\, un bisogno che ci permette di sopravvivere. La preoccupazione insorge ancora di più se si pensa che questo tipo di “solitudine estrema” si sta espandendo e continuerà a crescere nei prossimi anni tanto che La Francia ha creato “la giornata della Solitudine” e l’Inghilterra ha istituito\, addirittura\, un ministero della solitudine. Secondo gli esperti potremmo trovarci alle prese\, e non solo nei paesi più ricchi\, con un’epidemia di solitudine. Diffusa oramai anche tra i giovani. Silvio Orlando è\, secondo me\, un attore unico. Capace di scatenare per la sua resa assoluta al palco\, le empatie di ogni spettatore\, e con le sue corde squisitamente tragicomiche\, di suscitare riquestionamenti\, emozioni ed azioni nel suo pubblico. E insieme ci piace pensare che gli spettatori\, grazie a un potenziale smottamento dell’animo dovuto speriamo a questo spettacolo\, magari la sera stessa all’uscita\, o magari l’indomani\, chiameranno di nuovo quel padre\, quella madre\, quel fratello\, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare\, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia. L.C.
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SUMMARY:VA TUTTO BENE
DESCRIPTION:Il nuovo one man show targato Max Giusti approda a teatro con tante sorprese.\nCon il suo caratteristico stile dinamico\, Max ci invita a seguirlo in un viaggio comico di circa due ore\, un susseguirsi di monologhi e aneddoti vissuti che rimbalzano in un continuo ping pong fra ieri e oggi.\nL’alternarsi fra ciò che è stato e la vita frenetica e smart dei giorni nostri\, paleserà quanto è cambiato il concetto di quotidianità basato sul lavoro\, il tempo libero e i rapporti interpersonali. Ad esempio\, il bombardamento sistematico di offerte on line ha influenzato fortemente le nostre scelte su dove e quando andare in vacanza\, come tenersi in forma\, cosa acquistare…\nOppure i numerosi programmi televisivi di cucina che hanno rivoluzionato la quotidianità cambiando completamente il concetto di “casareccio”; e ancora\, i social o le nuove mode che hanno cambiato i metodi di relazionarsi all’altro sesso\, soprattutto per chi\, avendo circa 50 anni\, era abituato a tutt’altro…\nE l’italiano medio\, che sia critico\, polemico o pigro\, come reagisce a tutto questo? Semplice… L ‘italiano glisserà con la consueta espressione a metà strada fra il sarcastico e lo scaramantico: “va tutto bene”. Sì\, perché è questa la frase che esorcizza tutto e che ci ricorda quanto\, in fondo\, siamo in grado di lasciarci le cose alle spalle -magari- facendoci anche una risata sopra. Tra un capitolo e l’altro non mancheranno ovviamente gli innumerevoli personaggi interpretati da Max che tutti conosciamo\, tratti dal mondo della tv\, della musica ecc.\nL’ appuntamento è a teatro. State tranquilli… andrà tutto bene!
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SUMMARY:NON È VERO MA CI CREDO
DESCRIPTION:Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni. Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia. Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico\, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200repliche l’anno. Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia. Ci siamo rivisti ventidue anni dopo\, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme. Ne pensai mille\, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno. Ereditando la direzione artistica della sua compagnia\, ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui\, Non è vero ma ci credo. Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo. Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra\, nella corrispondenza che trova sulla scrivania\, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa\, anche la più banale\, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.\nPeppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30.\nLuigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questa sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.\nLo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.
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SUMMARY:DIARIO DI UN BRUTTO ANATROCCOLO
DESCRIPTION:Diario di un brutto anatroccolo coniuga il teatro e la danza a partire da un classico per l’infanzia di Andersen. Un anatroccolo oltre Andersen che usa la fiaba come pretesto per raccontare una sorta di diario di un piccolo cigno\, creduto anatroccolo\, che attraversa varie tappe della vita come quelle raccontate nella storia originale\, e compie un vero viaggio di formazione alla ricerca di se stesso e del proprio posto nel mondo e alla scoperta della diversità come elemento qualificante e prezioso.
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SUMMARY:COAST TO COAST
DESCRIPTION:Se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione\, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa\, se si presenta da solo\, vale il sospetto che la presentazione è superflua. Nel dubbio\, più che parlare dello spettacolo\, parliamo di voi. Come state? Che fate stasera? Andate a teatro? Volendo\, abbiamo una cosetta da proporvi. S’intitola “Coast to coast”.\nChe suggerisce l’idea di un viaggio\, ma in effetti è un po’ vago. Non precisa se di piacere o di lavoro. Se di sola andata o prevede un ritorno. Non dice da dove a dove. Non indica un’andatura: lenta? veloce? risoluta? vagabonda? Non definisce nulla\, se non l’intenzione di uno spostamento. Agevole? Impegnativo? Sconsigliabile? Sicuro? Concreto? Metaforico? E poi\, chi è a spostarsi? Una persona? Una comitiva? Un popolo? Ci sono confini da attraversare? Vocabolari da consultare? Diffidenze da superare? La verità è che nemmeno noi lo sappiamo di preciso.\nÈ solo un’idea di mettersi in movimento. Un desiderio di sentirsi stranieri\, di ascoltare voci che non siano le nostre\, anche a costo di non capirle. Un viaggio prevede soste\, accampamenti e bivacchi\, a patto che lascino tracce del nostro passaggio… Una pentola rimasta sul fuoco\, l’eco di una canzone che ci ha tenuto compagnia\, di un racconto che ci ha fatto sorridere o immalinconire… Cose che vengano buone per altri viaggiatori.\nE poi “Coast to coast” vale anche per tragitti di altra natura. Da un malessere a un’allegria\, da un malinteso a un accordo\, da uno sgarbo a una gentilezza. Percorsi che non si misurano in chilometri\, ma nella fatica necessaria per ricomporre il sentimento che ci separa dalle persone che non vogliamo perdere.\n“Coast to coast” è l’impossibilità di fermarsi\, sapere di essere transitori\, comprendere che tutto è provvisorio\, e per questo meravigliarsi sempre; che più o meno\, è il senso del viaggio che compiamo ogni giorno\, tutti i giorni\, finché ci è concesso di guardare fuori dal finestrino.\n“Ok\, ma qualcosa di più preciso? Cioè\, al di là delle suggestioni\, di cosa parla veramente ‘sto spettacolo?”.\nBeh\, se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione\, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa\, se si presenta da solo\, vale…
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SUMMARY:PAPÀ PERCHÉ LO HAI FATTO?
DESCRIPTION:Maurizio Battista ci guida in un percorso divertente nel quale pone a confronto continuamente i “tempi andati” con i “tempi moderni” per sottolineare vizi e virtù degli uni e degli altri\, alla ricerca di quegli aspetti più spassosi e dissacranti\, caratteristica questa di tutto il suo umorismo. Ogni uomo durante la propria vita si imbatte in decisioni da prendere e se si percorre un sentiero non se ne può percorrere un altro. Maurizio esplorerà per noi le scelte che ognuno si trova a dover affrontare rivelandoci gli aspetti più spiritosi che sono davanti ai nostri occhi\, ma che grazie alla guida arguta del comico scoprono il loro lato più ridicolo.
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SUMMARY:SHERLOCK HOLMES E I DELITTI DI JACK LO SQUARTATORE
DESCRIPTION:Non tutti forse sanno che nel 1888 Sir Arthur Conan Doyle\, il creatore di Sherlock Holmes\, fu chiamato più volte da Scotland Yard ad offrire la sua consulenza a proposito degli efferati delitti che in quegli stessi anni coinvolgevano la Londra Vittoriana. Il noto scrittore scrisse a Scotland Yard le sue intuizioni e le sue congetture a proposito dell’identità del famoso serial killer\, soprannominato Jack lo squartatore. Molti di questi scritti sono stati ritrovati da Hellen Salfas (in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nasconde la penna di un notissimo drammaturgo inglese) e utilizzati per la stesura di questa originale pièce di teatro che unisce la fantasia di un personaggio inventato ma noto in tutto il mondo come Sherlock Holmes con la realtà di uno dei più crudeli assassini di quegli anni. L’accostamento\, seppur azzardato\, è di certo molto intrigante e sorprendente\, tanto che più di una volta il grande cinema ha raccontato in almeno due pellicole questo coinvolgente accostamento\, Murder by degree di Bob Clark (noto in Italia con il titolo di Assassinio su commissione) con due grandi attori come Cristopher Plummer e James Mason e A study in terror (Sherlock Holmes: notti di terrore) dove il grande detective viene chiamato ad investigare sui misteriosi delitti di Whitechappel seguendo proprio il sentiero e gli indizi realmente indagati e analizzati da Scotland Yard in quegli anni.\nRicard Reguant già regista di Dieci piccoli indiani che da tre stagioni continua le repliche italiane con successo di pubblico e critica\, ha adattato e diretto per il Teatro Apolo di Barcelona questa nuova ed originale avventura \, mai vista sino ad ora sul palcoscenico\, ricreando i personaggi dalla penna di Conan Doyle\, apportando una freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti avvicinando così Sherlock Holmes anche alle nuove generazioni che da diversi anni\, oramai\, seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del Dott. Watson. Nel 2018 sono stati celebrati i 130 anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sul famoso detective. Più di un secolo dopo Sherlock è più vivo che mai con 3 serie televisive\, film d’azione con attori internazionali\, cartoni animati e numerosi studi sulle applicazioni della logica impiegata dall’autore nelle indagini criminali moderne. Questo significa che il personaggio di Holmes ha oltrepassato l’epoca e la letteratura per trasformarsi in un’icona moderna dove le sue storie non sono più meri gialli polizieschi ma entrano nella realtà di tutti i giorni sollevando domande sul potere politico\, investigativo e sociale.\nTutt’ora in scena a Barcelona con grande successo di pubblico e dalla prossima stagione anche a Madrid. Con un grande cast tutto italiano lo spettacolo si appresta ad arrivare in Italia sempre con la regia dello stesso Reguant e il progetto artistico di Gianluca Ramazzotti che dopo il grande successo di Dieci piccoli indiani\, si uniscono ancora una volta\, per un nuovo spettacolo di respiro internazionale. \nLA TRAMA\nLondra 1888. Nel quartiere di Whitechappel una serie di terribili omicidi che coinvolgono giovani prostitute sta scuotendo l’opinione pubblica. L’ispettore LESTRADE\, disperato per la situazione e la pressione della stampa dell’epoca\, decide di presentarsi al 221 B di Baker Street per ingaggiare il famoso detective SHERLOCK HOLMES che\, insieme all’inseparabile Dr. WATSON\, inizierà le indagini per dare un volto e smascherare il terribile assassino soprannominato JACK LO SQUARTATORE. Durante le indagini incontreranno la famosa spia IRENE ADLER che si unirà a loro. Avventura e suspense costituiranno il mix esplosivo che li porterà a scoprire una verità molto più sconvolgente di quella che loro stessi potessero immaginare.
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LOCATION:Teatro Comunale Traiano\, Corso Centocelle\, 2\, Civitavecchia\, 00053\, Italy
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