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SUMMARY:IN VINO VERITAS
DESCRIPTION:Cos’è il vino? Da dove nasce\, quanti miti\, quanta umanità\, quanta arte\, quanta letteratura e quanti amori sono stati ispirati all’ebbrezza\, alla gioia e in nome del vino? Sul palco Vinicio Marchioni alterna racconti personali\, poesie\, massime\, storie riprese dai miti classici ispirati al vino intervallati da dischi d’epoca\, portando il pubblico in una dimensione “altra” attraverso l’arte del racconto. Un viaggio meraviglioso nella letteratura\, nella musica e nell’umanità che si è sviluppata intorno al culto del vino e a tutto quello che il vino rappresenta: incontro\, amicizia\, andare oltre i limiti del concesso\, creazione\, disperazione e gioia di vivere; da Dioniso a Charles Bukowski\, passando da Hemingway all’opera lirica\, da Omero ad Alda Merini. Un omaggio al vino\, leggero e poetico\, come una cena tra vecchi amici che si dilunga nella notte
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SUMMARY:SOUVENIR
DESCRIPTION:Una commedia irresistibile in equilibrio fra talento e passione: non è importante che l’arte corrisponda a rigidi canoni classici\, la passione\, se brutalmente sincera\, trasforma in capolavoro anche una disastrosa esibizione. Un sogno che diventa realtà.\nIspirata alla vera Florence Foster Jenkins\, la commedia racconta della ricca signora dell’alta società newyorkese\, anima di un circolo di amanti di bel canto\, che nel 1944 si esibisce al Carnegie Hall la più importante sala da concerto classica di New York.\nUn concerto così atteso che i biglietti vennero esauriti con settimane di anticipo. Florence era famosa per la completa mancanza di doti canore: il senso del ritmo le era totalmente estraneo e concepiva intonazioni assolutamente bizzarre.\nil 25 ottobre 1944 il suo “talento” diventa di dominio pubblico: cosa accadrà?\nAlla vicenda si ispira il film biografico Florence\, diretto da Stephen Frears nel 2016 e interpretato da Meyl Streep\, Hugh Grant e Simon Helberg\,\nche ha raccolto svariati riconoscimenti e nomination agli Oscar e ai Golden Globe.
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SUMMARY:MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW
DESCRIPTION:Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano insieme sul palco dopo 15 anni come due vecchi amici che si ritrovano\, in uno Show di cui sono interpreti ed autori\, coadiuvati dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio\, che esegue dal vivo la partitura musicale: uno spettacolo che dopo due stagioni trionfali in cui si sono superate le 200 repliche\, si avvia alla terza con sempre rinnovata passione.\nNe scaturisce una scoppiettante carrellata di voci\, imitazioni\, sketch\, performance musicali\, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari cammei\, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica\, o quello di Maurizio Costanzo con Giampiero Mughini; e poi i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni\, e quello di Dean Martin e Frank Sinatra\, che ha sbancato la puntata natalizia di “Tale e Quale Show” del 2016\, dalla quale è scaturito il desiderio di tornare sulle scene insieme. In quasi due ore di spettacolo\, Tullio e Massimo\, da “vecchie volpi del palcoscenico”\, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.\nQuesto nostro spettacolo è nato quasi per gioco\, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo 15 anni\, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere\, sketch\, imitazioni\, frammenti di teatro\, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora\, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio. In quasi due ore di show\, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico\, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger\, in un Rossini eseguito coi denti\, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra/Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona\, ecc… ecc… Questa nostra scommessa\, lanciata nell’estate 2017\, ci ha ripagati alla grande con un centinaio di date nella prima stagione e più di cento nella seconda\, e con altrettante e più in quella attuale 2019/2020. I teatri esauriti ci stanno esaltando\, ma l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva che non era scontata. Ogni volta che il sipario si apre\, infatti\, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti\, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi\, legato al Trio: “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina”\, “Mio padre lo ricordo sempre serio\, una sola volta lo vidi ridere\, con voi”\, “I primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio”\, “Per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi\, sono stati provvidenziali i vostri”. Così\, ogni sera\, oltre al divertimento condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna\, due minuti di commozione pura\, anche se i suoi due ex compagni di giochi Tullio e Massimo la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo.
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SUMMARY:SI NOTA ALL’IMBRUNIRE (SOLITUDINE DA PAESE SPOPOLATO)
DESCRIPTION:I figli Alice\, Vincenzo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio\, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito\, nella solitudine\, un buon numero di manie\, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta\, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo\, di decidere che fare\, come occuparsene\, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie\, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie… C ‘è da commemorare\, da dire\, da concertare discorsi. Certo è che\, preda del suo isolamento\, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà\, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano\, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto.\nQuesto spettacolo\, che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso: Silvio Orlando\, trova le sue radici in una piaga\, una maledizione\, una patologia specifica del nostro tempo che io\, personalmente\, ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “SOLITUDINE SOCIALE”. A mettere in luce i rischi di questa situazione sono stati due studi presentati al 125° incontro annuale dell’American Psychological Association (APA). Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi infatti\, in quanto esseri umani\, abbiamo bisogno del contatto con gli altri\, un bisogno che ci permette di sopravvivere. La preoccupazione insorge ancora di più se si pensa che questo tipo di “solitudine estrema” si sta espandendo e continuerà a crescere nei prossimi anni tanto che La Francia ha creato “la giornata della Solitudine” e l’Inghilterra ha istituito\, addirittura\, un ministero della solitudine. Secondo gli esperti potremmo trovarci alle prese\, e non solo nei paesi più ricchi\, con un’epidemia di solitudine. Diffusa oramai anche tra i giovani. Silvio Orlando è\, secondo me\, un attore unico. Capace di scatenare per la sua resa assoluta al palco\, le empatie di ogni spettatore\, e con le sue corde squisitamente tragicomiche\, di suscitare riquestionamenti\, emozioni ed azioni nel suo pubblico. E insieme ci piace pensare che gli spettatori\, grazie a un potenziale smottamento dell’animo dovuto speriamo a questo spettacolo\, magari la sera stessa all’uscita\, o magari l’indomani\, chiameranno di nuovo quel padre\, quella madre\, quel fratello\, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare\, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia. L.C.
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SUMMARY:VA TUTTO BENE
DESCRIPTION:Il nuovo one man show targato Max Giusti approda a teatro con tante sorprese.\nCon il suo caratteristico stile dinamico\, Max ci invita a seguirlo in un viaggio comico di circa due ore\, un susseguirsi di monologhi e aneddoti vissuti che rimbalzano in un continuo ping pong fra ieri e oggi.\nL’alternarsi fra ciò che è stato e la vita frenetica e smart dei giorni nostri\, paleserà quanto è cambiato il concetto di quotidianità basato sul lavoro\, il tempo libero e i rapporti interpersonali. Ad esempio\, il bombardamento sistematico di offerte on line ha influenzato fortemente le nostre scelte su dove e quando andare in vacanza\, come tenersi in forma\, cosa acquistare…\nOppure i numerosi programmi televisivi di cucina che hanno rivoluzionato la quotidianità cambiando completamente il concetto di “casareccio”; e ancora\, i social o le nuove mode che hanno cambiato i metodi di relazionarsi all’altro sesso\, soprattutto per chi\, avendo circa 50 anni\, era abituato a tutt’altro…\nE l’italiano medio\, che sia critico\, polemico o pigro\, come reagisce a tutto questo? Semplice… L ‘italiano glisserà con la consueta espressione a metà strada fra il sarcastico e lo scaramantico: “va tutto bene”. Sì\, perché è questa la frase che esorcizza tutto e che ci ricorda quanto\, in fondo\, siamo in grado di lasciarci le cose alle spalle -magari- facendoci anche una risata sopra. Tra un capitolo e l’altro non mancheranno ovviamente gli innumerevoli personaggi interpretati da Max che tutti conosciamo\, tratti dal mondo della tv\, della musica ecc.\nL’ appuntamento è a teatro. State tranquilli… andrà tutto bene!
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SUMMARY:NON È VERO MA CI CREDO
DESCRIPTION:Ho mosso i primi passi nel mondo del teatro quando avevo poco più di vent’anni. Mi ero trasferito a Roma per fare l’Università e non sapevo ancora nulla di questo mestiere. Mi presentai a un provino con Luigi De Filippo e lui mi prese a bottega nella sua compagnia. Mi insegnò letteralmente a stare in palcoscenico\, dandomi l’opportunità di vivere la straordinaria avventura delle vecchie tournée da 200repliche l’anno. Rimasi con lui per due stagioni; poi mi trasferii a Milano per studiare regia. Ci siamo rivisti ventidue anni dopo\, pochi mesi prima che morisse. Mi chiese di pensare a un progetto da fare insieme. Ne pensai mille\, ma non abbiamo avuto il tempo di realizzarne uno. Ereditando la direzione artistica della sua compagnia\, ho deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ho fatto con lui\, Non è vero ma ci credo. Rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano\, proveremo a dare a questa storia un sapore più contemporaneo. Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere\, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro\, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano\, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra\, nella corrispondenza che trova sulla scrivania\, nei sogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa\, anche la più banale\, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo\, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia\, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria\, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente\, gioviale e preparato\, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano.\nPeppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30.\nLuigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questa sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri\, ambientando la storia in una Napoli anni 80\, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola\, Pino Daniele e Maradona.\nLo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.
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SUMMARY:DIARIO DI UN BRUTTO ANATROCCOLO
DESCRIPTION:Diario di un brutto anatroccolo coniuga il teatro e la danza a partire da un classico per l’infanzia di Andersen. Un anatroccolo oltre Andersen che usa la fiaba come pretesto per raccontare una sorta di diario di un piccolo cigno\, creduto anatroccolo\, che attraversa varie tappe della vita come quelle raccontate nella storia originale\, e compie un vero viaggio di formazione alla ricerca di se stesso e del proprio posto nel mondo e alla scoperta della diversità come elemento qualificante e prezioso.
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SUMMARY:COAST TO COAST
DESCRIPTION:Se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione\, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa\, se si presenta da solo\, vale il sospetto che la presentazione è superflua. Nel dubbio\, più che parlare dello spettacolo\, parliamo di voi. Come state? Che fate stasera? Andate a teatro? Volendo\, abbiamo una cosetta da proporvi. S’intitola “Coast to coast”.\nChe suggerisce l’idea di un viaggio\, ma in effetti è un po’ vago. Non precisa se di piacere o di lavoro. Se di sola andata o prevede un ritorno. Non dice da dove a dove. Non indica un’andatura: lenta? veloce? risoluta? vagabonda? Non definisce nulla\, se non l’intenzione di uno spostamento. Agevole? Impegnativo? Sconsigliabile? Sicuro? Concreto? Metaforico? E poi\, chi è a spostarsi? Una persona? Una comitiva? Un popolo? Ci sono confini da attraversare? Vocabolari da consultare? Diffidenze da superare? La verità è che nemmeno noi lo sappiamo di preciso.\nÈ solo un’idea di mettersi in movimento. Un desiderio di sentirsi stranieri\, di ascoltare voci che non siano le nostre\, anche a costo di non capirle. Un viaggio prevede soste\, accampamenti e bivacchi\, a patto che lascino tracce del nostro passaggio… Una pentola rimasta sul fuoco\, l’eco di una canzone che ci ha tenuto compagnia\, di un racconto che ci ha fatto sorridere o immalinconire… Cose che vengano buone per altri viaggiatori.\nE poi “Coast to coast” vale anche per tragitti di altra natura. Da un malessere a un’allegria\, da un malinteso a un accordo\, da uno sgarbo a una gentilezza. Percorsi che non si misurano in chilometri\, ma nella fatica necessaria per ricomporre il sentimento che ci separa dalle persone che non vogliamo perdere.\n“Coast to coast” è l’impossibilità di fermarsi\, sapere di essere transitori\, comprendere che tutto è provvisorio\, e per questo meravigliarsi sempre; che più o meno\, è il senso del viaggio che compiamo ogni giorno\, tutti i giorni\, finché ci è concesso di guardare fuori dal finestrino.\n“Ok\, ma qualcosa di più preciso? Cioè\, al di là delle suggestioni\, di cosa parla veramente ‘sto spettacolo?”.\nBeh\, se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione\, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa\, se si presenta da solo\, vale…
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SUMMARY:PAPÀ PERCHÉ LO HAI FATTO?
DESCRIPTION:Maurizio Battista ci guida in un percorso divertente nel quale pone a confronto continuamente i “tempi andati” con i “tempi moderni” per sottolineare vizi e virtù degli uni e degli altri\, alla ricerca di quegli aspetti più spassosi e dissacranti\, caratteristica questa di tutto il suo umorismo. Ogni uomo durante la propria vita si imbatte in decisioni da prendere e se si percorre un sentiero non se ne può percorrere un altro. Maurizio esplorerà per noi le scelte che ognuno si trova a dover affrontare rivelandoci gli aspetti più spiritosi che sono davanti ai nostri occhi\, ma che grazie alla guida arguta del comico scoprono il loro lato più ridicolo.
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SUMMARY:SHERLOCK HOLMES E I DELITTI DI JACK LO SQUARTATORE
DESCRIPTION:Non tutti forse sanno che nel 1888 Sir Arthur Conan Doyle\, il creatore di Sherlock Holmes\, fu chiamato più volte da Scotland Yard ad offrire la sua consulenza a proposito degli efferati delitti che in quegli stessi anni coinvolgevano la Londra Vittoriana. Il noto scrittore scrisse a Scotland Yard le sue intuizioni e le sue congetture a proposito dell’identità del famoso serial killer\, soprannominato Jack lo squartatore. Molti di questi scritti sono stati ritrovati da Hellen Salfas (in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nasconde la penna di un notissimo drammaturgo inglese) e utilizzati per la stesura di questa originale pièce di teatro che unisce la fantasia di un personaggio inventato ma noto in tutto il mondo come Sherlock Holmes con la realtà di uno dei più crudeli assassini di quegli anni. L’accostamento\, seppur azzardato\, è di certo molto intrigante e sorprendente\, tanto che più di una volta il grande cinema ha raccontato in almeno due pellicole questo coinvolgente accostamento\, Murder by degree di Bob Clark (noto in Italia con il titolo di Assassinio su commissione) con due grandi attori come Cristopher Plummer e James Mason e A study in terror (Sherlock Holmes: notti di terrore) dove il grande detective viene chiamato ad investigare sui misteriosi delitti di Whitechappel seguendo proprio il sentiero e gli indizi realmente indagati e analizzati da Scotland Yard in quegli anni.\nRicard Reguant già regista di Dieci piccoli indiani che da tre stagioni continua le repliche italiane con successo di pubblico e critica\, ha adattato e diretto per il Teatro Apolo di Barcelona questa nuova ed originale avventura \, mai vista sino ad ora sul palcoscenico\, ricreando i personaggi dalla penna di Conan Doyle\, apportando una freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti avvicinando così Sherlock Holmes anche alle nuove generazioni che da diversi anni\, oramai\, seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del Dott. Watson. Nel 2018 sono stati celebrati i 130 anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sul famoso detective. Più di un secolo dopo Sherlock è più vivo che mai con 3 serie televisive\, film d’azione con attori internazionali\, cartoni animati e numerosi studi sulle applicazioni della logica impiegata dall’autore nelle indagini criminali moderne. Questo significa che il personaggio di Holmes ha oltrepassato l’epoca e la letteratura per trasformarsi in un’icona moderna dove le sue storie non sono più meri gialli polizieschi ma entrano nella realtà di tutti i giorni sollevando domande sul potere politico\, investigativo e sociale.\nTutt’ora in scena a Barcelona con grande successo di pubblico e dalla prossima stagione anche a Madrid. Con un grande cast tutto italiano lo spettacolo si appresta ad arrivare in Italia sempre con la regia dello stesso Reguant e il progetto artistico di Gianluca Ramazzotti che dopo il grande successo di Dieci piccoli indiani\, si uniscono ancora una volta\, per un nuovo spettacolo di respiro internazionale. \nLA TRAMA\nLondra 1888. Nel quartiere di Whitechappel una serie di terribili omicidi che coinvolgono giovani prostitute sta scuotendo l’opinione pubblica. L’ispettore LESTRADE\, disperato per la situazione e la pressione della stampa dell’epoca\, decide di presentarsi al 221 B di Baker Street per ingaggiare il famoso detective SHERLOCK HOLMES che\, insieme all’inseparabile Dr. WATSON\, inizierà le indagini per dare un volto e smascherare il terribile assassino soprannominato JACK LO SQUARTATORE. Durante le indagini incontreranno la famosa spia IRENE ADLER che si unirà a loro. Avventura e suspense costituiranno il mix esplosivo che li porterà a scoprire una verità molto più sconvolgente di quella che loro stessi potessero immaginare.
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SUMMARY:PIPPI CALZELUNGHE
DESCRIPTION:Lo spettacolo narra le vicenda di Pippi\, una bambina assolutamente fuori dagli schemi\, e dei suoi amici attraverso i loro occhi sbarazzini e spensierati. La storia di Pippi si snoderà dal suo arrivo nella vecchia casa\, Villa Villacolle\, con una scimmietta dallo strano nome il Signor Nilsson e con un cavallo sistemato nella veranda\, alle sue avventure con Annika e Tommy i suoi vicini di casa e compagni di giochi in una scenografia coloratissima e divertente./p>
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SUMMARY:I SOLITI IGNOTI
DESCRIPTION:La commedia è la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli\, uscito nel 1958 e diventato col tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana e non solo.\nLe gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati sbarcano sulle scene rituffandoci nell’Italia povera ma vitale del secondo dopoguerra.\nL’adattamento è fedele alla meravigliosa sceneggiatura di Age e Scarpelli senza rinunciare a trovate di scrittura e di regia per rendere moderna quell’epoca lontana.\nIl cast si avvarrà di attori di primo piano cresciuti alla lezione di quei mostri sacri della recitazione che sono stati Gassman\, Mastroianni\, Totò e gli altri attori del film.\nUno spettacolo divertentissimo ed emozionante\, assolutamente da non perdere.
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SUMMARY:W LE DONNE
DESCRIPTION:La donna è la prima persona che conosciamo al mondo! Maschi o femmine è uguale: è sempre lei il nostro primo incontro. Ma se le bambine crescendo diverranno sempre più “colleghe” della madre (prima o poi faranno un figlio anche loro) i maschi si ritroveranno per tutta la vita a fare i conti con quell’essere che li ha generati.\nMa i ruoli nel corso degli anni cambieranno\, dopo la madre conosceranno la tata\, la sorella\, la nonna\, la prima amichetta\, la maestra\, la fidanzata importante\, la moglie\, la figlia\, la ex moglie\, che si svelerà essere un’altra persona\, poi la seconda moglie e si spera l’ultima\, e così via\, senza dimenticare ovviamente la più temuta: la suocera!.Riccardo Rossi ci racconterà tutti i dettagli di questo viaggio con la piena consapevolezza della loro schiacciante superiorità. Anche perché come diceva Groucho Marx: “Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta…”
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SUMMARY:LA BOTTEGA DEI GIOCATTOLI
DESCRIPTION:Storie intorno a giocattoli che si animano di vita propria abitano da sempre le fantasie dei bambini\, che naturalmente giocano dando un’anima agli oggetti. La nostra storia accade in una bottega di giocattoli\, e le botteghe di giocattoli non sono forse delle città nelle quali i giocattoli vivono come delle persone? C’è sempre una bambola più bella e c’è la bambola invidiosa\, un orsacchiotto che si innamora e un soldatino geloso\, una mamma cattiva e una buona fata\, giostre e macchinine che non si stancano di girare.
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SUMMARY:LA CENA DELLE BELVE
DESCRIPTION:Il pluripremiato spettacolo teatrale francese “Le Repas des fauves”\, tra i maggiori successi dell’ultime 5 stagioni parigine e coronato ai Molières 2011 come migliore spettacolo privato\, migliore adattamento e messa in scena arriva anche in Italia con cast e regia straordinari.\nLa vicenda presenta la storia di sette amici che\, nell’Italia del 1943 durante l’occupazione tedesca\, si trovano per festeggiare il compleanno del loro ospite. Una serata diversa\, per staccare un attimo dalle tragedie e paure della guerra e dalle privazioni che questa porta con se. Quella stessa sera però vengono uccisi due ufficiali tedeschi ai piedi della loro palazzina e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento. Il comandante tedesco dell’operazione riconosce però nel proprietario dell’appartamento dove si trovano i sette amici\, il libraio dal quale spesso compra delle opere\, e per mantenere un singolare rapporto di cortesia avverte che passerà a prendere gli ostaggi al momento del dessert\, lasciando loro la scelta dei due ostaggi. Qui comincia “La cena della belve” con tutto quello che può far presagire un quadro del genere. Ognuno cercherà salvare la propria pelle e davanti alla paura della morte l’amicizia cade tirando fuori il peggio di ogni persona. Il testo di grande qualità alterna momenti di alta tensione a momenti di risate e divertimento\, lo humor nero è così ben miscelato da impreziosire l’opera\, tanto l’assurdità crudele di una tale scelta possa spesso prestarsi al sorriso. Uno spettacolo che prende per mano lo spettatore e lo coinvolge emotivamente fino all’inaspettato finale\, costretto ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi; il libraio e sua moglie che organizzano la cena\, il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita\, una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista; fino a domandarsi: Cosa farei al loro posto? Il genio di Katchà ci dipinge senza compiacimento la natura umana\, con un realismo crudo in cui l’ironia non è mai assente. Di fronte all’orrore affrontato con derisione\, lo spettatore ride molto di questi piccoli personaggi disegnati con profonda sapienza tridimensionale.\nGrazie alla versione italiana curata da Vincenzo Cerami poco prima della sua scomparsa\, “La cena delle belve” sta per arrivare in Italia con un cast “stellare” che dipinge con crudeltà e ironia il meglio e il peggio dell’animo umano sullo sfondo della Grande Storia del 1943.
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SUMMARY:LO SCHIACCIANOCI
DESCRIPTION:Amore\, sogno e fantasia per uno dei balletti più affascinanti della storia della danza classica\, tratto dalla fiaba di Hoffmann. Per le sue caratteristiche di favola a lieto fine e per la vicenda pervasa da un’atmosfera fatata di festa\, “Lo Schiaccianoci”: una fiaba fatta di dolciumi\, soldatini\, albero di natale\, fiocchi di neve e fiori che danzano\, topi cattivi\, prodigi\, principe azzurro e fatina\, è diventato un balletto che ammalia i bambini e incanta i grandi. Per questo è lo spettacolo più rappresentato nel mondo durante le festività natalizie. La conclusione è segnata dallo squisito Valzer dei Fiori\, dopo il quale Clara si ritroverà nella sua poltrona con il suo schiaccianoci in grembo\, felice di questo sogno di Natale.
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SUMMARY:BIANCANEVE\, LA VERA STORIA
DESCRIPTION:Biancaneve\, una delle fiabe più conosciute al mondo\, nasce in Germania; le montagne innevate e le miniere profonde di quella terra ci allontanano dall’immaginario americano di Walt Disney\, per ridarle la luce che le è propria. Nel nostro spettacolo\, l’ultimo dei sette nani diventa testimone dell’arrivo di una bambina coraggiosa\, che preferisce la protezione del bosco sconosciuto allo sguardo\, conosciuto ma cupo\, di sua madre. Una madre che diventa matrigna\, perché bruciata dall’invidia per la bellezza di una figlia che la vita chiama naturalmente a fiorire.
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SUMMARY:LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI
DESCRIPTION:Dopo 30 anni esatti GIAMPIERO INGRASSIA torna ad interpretare il ruolo di Seymur ne LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI – il primo musical italiano prodotto dalla Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi – che ha segnato nel 1989 il suo primo debutto in un genere che negli anni lo ha visto con successo protagonista di grandi titoli internazionali.\nSarà in scena con lui FABIO CANINO\, già attore di esperienza nel teatro di prosa\, che affronta con grande entusiasmo per la prima volta il musical\, interpretando il ruolo di Mushnik.\nAd affiancarli nel ruolo di Audrey l’esplosiva BELIA MARTIN che torna in Italia dopo lo straordinario successo di Sister Act prodotto da Alessandro Longobardi.\nQuesta quarta edizione italiana\, diretta da PIERO DI BLASIO\, vedrà nel ruolo della pianta Audrey 2 una Drag Queen. A completare il cast Orin il dentista\, tre strepitose coriste sempre in scena e l’ensemble composto da 4 performer.\nChe cosa saresti disposto a fare per ottenere quello che hai sempre desiderato?\nSaresti disposto a mentire? Saresti disposto ad ingannare? Saresti disposto ad ammazzare… di risate?\nTutto questo è possibile grazie ad una pianta un po’ particolare… diversa.\nLa “queen” di tutte le piante\, che si trova solo in una Piccola Bottega… molto vicino a te!\nNon mi credi? Chiedi a Seymour\, il garzone del negozio. O ad Audrey\, la ragazza che lui ama. O all’avido Mushnik.\nO al povero dentista squinternato. Insomma\, chiedi a chi vuoi\, ti diranno tutti la stessa cosa: i tuoi desideri si avvereranno solo venendo nella Piccola Bottega Degli Orrori.\nTe lo prometto: Morirai… dal ridere!\nUn saluto dalla Pianta… ehm… da una cliente mooolto soddisfatta! \nLA TRAMA\nNew York\, anni ‘60. Seymour Krelborn lavora nel negozio di fiori del signor Mushnick insieme ad Audrey\, la sua giovane collega. Quando Mushnik decide di chiudere il negozio per la poca clientela Audrey gli consiglia di esporre la strana piantina che possiede Seymour\, presa in un negozio cinese durante un’eclissi.\nIn effetti la pianta\, soprannominata da Seymur “Audrey 2”\, esposta in vetrina attira nuovi clienti\, ma inizia a morire proprio quando gli affari del negozio migliorano\, preoccupando Seymur che prova di tutto per farla star meglio. Nulla funziona\, finché tagliandosi accidentalmente un dito scopre che Audrey 2 si nutre esclusivamente di sangue umano per vivere e crescere.\nDiventato una celebrità\, Seymour prova a chiedere ad Audrey di uscire con lui\, ma lei rifiuta l’invito per via del suo fidanzato\, il dottor Orin Scrivello\, un sadico e violento dentista. In realtà Audrey segretamente ricambia l’amore che Seymour prova per lei.\nUna notte\, non appena Seymour chiude il negozio\, Audrey 2\, sempre più grande\, inizia a parlare chiedendogli di ricevere più sangue\, ma Seymour non è più in grado darle il proprio. Allora la pianta gli propone di uccidere la gente per nutrirla\, promettendogli che in cambio lo farà diventare ricco e famoso. Inizialmente Seymour rifiuta l’orribile proposta\, ma quando vede Audrey che viene maltrattata da Scrivello\, cambia idea.\nDa lì in poi gli eventi sfuggono di mano al povero Seymour in un susseguirsi di omicidi e risate\, fino ad arrivare ad un finale inaspettato e “diverso”.
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SUMMARY:UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO
DESCRIPTION:Perché riprendere un capolavoro del passato e riproporlo nel nostro tempo? Una semplice spinta commerciale o forse una storia tremendamente attuale? “Un borghese piccolo piccolo” è un romanzo straordinario di Vincenzo Cerami da cui è stato tratto\, in un secondo tempo\, il capolavoro cinematografico di Monicelli. Il romanzo\, che diverge dal film in alcuni nodi narrativi essenziali\, è un ritratto di agghiacciante attualità. La peculiarità del romanzo è la tinta grottesca con cui Cerami descrive le umili aspirazioni del protagonista Giovanni\, il borghese piccolo piccolo. Quella che metteremo in scena sarà infatti una tragicommedia che nella prima parte regalerà momenti di comicità a tratti esilarante. Il Borghese piccolo piccolo è Giovanni Vivaldi\, un uomo di provincia che lavora al ministero\, il cui più grande desiderio è quello di “sistemare” suo figlio Mario\, proprio in quel ministero in cui Giovanni lavora da oltre trent’anni. Ma come ottenere una raccomandazione per il figlio? Ecco l’inizio della sua ricerca disperata di una “scorciatoia”\, in questo caso rappresentata dalla Massoneria\, per garantire un futuro al figlio. Le aspirazioni\, il desiderio di raggirare le regole che una società democratica e civile impone\, sembrano quasi connaturate nell’animo di ogni cittadino italiano.\nLa Scorciatoia o la raccomandazione è avvertita dalla nostra società come qualcosa di necessario per sopravvivere: forse\, in fondo\, non crediamo più nella possibilità di essere tutti uguali di fronte alla legge e nelle pari opportunità di emancipazione sociale ed economica. Questo è lo snodo più fortemente attuale della storia che metteremo in scena. Racconteremo questo grande romanzo classico con il sorriso\, che solo i grandi autori come Vincenzo Cerami hanno saputo e sanno ancora regalarci. Per questo motivo ci affidiamo all’arte di un grande interprete del nostro Teatro: Massimo Dapporto\, capace di rendere il ridicolo e il tragico nello stesso tempo\, regalando grande umanità e semplicità alla famiglia Vivaldi.\nTRAMA\nGiovanni e Amalia discutono di come il figlio Mario potrà trovare un lavoro ora che ha conseguito il diploma di ragioniere. Giovanni apprende che si terrà un concorso per 1200 nuovi posti allo stesso ministero in cui lavora. Giovanni decide di iscrivere Mario\, ma sapendo che lui non potrebbe farcela\, va a chiedere al capufficio se può favorirlo. Il dirigente gli spiega che nel concorso vi sono due prove\, una orale e una scritta; in quella orale può favorire Mario\, ma in quella scritta no. Il capufficio\, però\, vedendo Giovanni abbattuto\, gli chiede se è disposto ad entrare nella Massoneria\, in modo da poter conoscere anche lui il contenuto del test\, usufruendo dei “vantaggi” che godono i membri della loggia.\nGiovanni accetta\, entra nella Massoneria e\, qualche settimana prima del concorso\, ottiene dal capufficio le risposte dell’esame\, che fa imparare a memoria a Mario. Il giorno del concorso Giovanni e Mario si stanno recando al ministero\, ma dei rapinatori che stanno scappando sparano e accidentalmente colpiscono Mario che muore. Amalia\, per il dolore della morte del figlio\, rimane vittima di una trombosi. Giovanni si abitua al nuovo modo di vivere\, ma un giorno\, quando si reca in questura per vedere i sospettati\, riconosce l’assassino e non dice niente.\nL’assassino viene rilasciato e mentre ritorna viene seguito da Giovanni che lo cattura e lo porta nella sua baracca vicino al lago dove con del fil di ferro lo lega e lo imbavaglia quasi fino a strozzarlo e lo tortura per diversi giorni. Nei giorni seguenti l’assassino muore\, Giovanni va in pensione\, ma proprio lo stesso giorno dell’agognato traguardo Amalia muore. Dopo i funerali\, Giovanni ritorna a seppellire l’assassino e poi ritorna alla sua vita di prima.
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SUMMARY:HOPERA
DESCRIPTION:La musica colta\, quella delle arie d’Opera o delle sinfonie\, delle melodie simbolo del nostro grande repertorio che tutto il mondo ammira\, è la vera protagonista di HOPERA. Un approccio inconsapevole alla Lirica quello dell’ignaro protagonista\, assorto nelle sue divagazioni e osservato da improbabili fantasmi burloni: incontri casuali attraverso le pareti di un immaginario vicino di casa.\nIn HOPERA\, brilla la Musica nella candida scena e l’anima del giovane\, quasi inconsapevolmente\, raccoglie l’invito di quelle melodie sconosciute e bellissime\, ad immergersi nel colorato mondo della fantasia per vivere con gioia la nuova esperienza in un gioco di suggestioni ed atmosfere ironiche.\nVerdi\, Leoncavallo\, Rossini\, Haendel \, Mozart e altri autori\, risplendono nel tocco raffinato degli interpreti forti di un linguaggio teatrale\, nuovo\, contaminato\, ma comunque di prezioso contenuto drammaturgico.\nEleganza e humor sottile caratterizzano l’ensemble\, maschile in prevalenza\, di performer “sui generis” diversi tra loro per linee\, gestualità\, fisicità e virtuosismo\, capaci di coniugare la più classica delle tradizioni con gli stili di danza più all’avanguardia\, un unicum nel momento corale della coreografia costruita tra tulle mobili e siparietti\, in un “particolare” impianto scenico.\nHOPERA \, apprezzato fin dal suo debutto a Pechino e Shanghai\, per la levità coreografica e l’arguzia con cui Federica Galimberti con de Virgiliis e Di Luzio ne hanno costruito l’architettura\, è un cambio di prospettiva nell’approccio al patrimonio musicale colto da godere nella sua viva ‘freschezza’ e attualità\, che avvicina così mondi diversi e lontani e contagia tutto il pubblico nel sorriso e nella leggerezza.
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SUMMARY:VINCENT VAN GOGH – L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO
DESCRIPTION:È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo… Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?\nAttraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio\, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.\nIl testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida\, tesa\, di rara immediatezza drammatica\, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici\, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.\nNOTE DI REGIA\nSospensione\, labilità\, confine. Sono questi i luoghi\, accidentati e mobili\, suggeriti dalla traiettoria\, indotti dallo scavo. Soggetti interni di difficile identificazione\, collocati nel complesso meccanismo dell’organicità della mente umana. Offerti e denudati dalla puntuale dinamicità e dalla concretezza del testo\, aprono strade a potenziali orizzonti di ricerca. La scrittura di Massini\, limpida\, squisitamente intrinseca e tagliente\, nella sua galoppante tensione narrativa\, offre evidentemente la possibilità di questa indagine. Il serrato e tuttavia andante dialogo tra Van Gogh – internato nel manicomio di Saint Paul de Manson – e suo fratello Theo\, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana dell’artista\, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso.\nLo spettacolo è aperto contrappunto all’incalzante partita dialogica. Sottinteso. Latente.\nVan Gogh\, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale incarnata da Alessandro Preziosi\, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque\, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire all’immutabilità del tempo\, all’assenza di colore alla quale è costretto\, a quell’irrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente\, all’interno come all’esterno del granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione e consistenza della realtà.\nLa tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e il suo esatto opposto.\nIn una spaccatura in cui domina la sola logica della sinestesia\, nella quale ogni senso è plausibilmente contenitore di sensi altri\, modulandone infinite variabili\, Van Gogh è significante e significato di sé stesso. Lo scarto emotivo che subisce e da cui è irrimediabilmente dipendente\, rappresenta causa ed effetto della sua stessa creazione artistica\, non più dissociata dalla singolarità della sua esistenza e lo obbliga a percorrere un sentiero isolato in cui il solo punto fermo resta la plausibilità di un’infinita serie di universi possibili nei quali ogni tangibilità può rappresentare il contrario di ciò che è.
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