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Teatro Comunale Traiano di Civitavecchia

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LA NASCITA DEI TEATRI A CIVITAVECCHIA                di ROBERTA GALLETTA

L’edificio teatrale
L’apertura e la diffusione dei teatri nel corso del XVIII secolo ebbe come risultato, nel XIX secolo, quello di ottenere un enorme proliferazione di edifici teatrali stabili in tutte le città piccole e grandi diventando ornamento non secondario del vestito della città ottocentesca. Centro culturale e sociale della città, il teatro assunse il carattere civile di servizio pubblico e di complemento della struttura urbanistica della città che lo ospitava, diventando parte integrante della vita culturale e sociale cittadina.
L’edificio teatrale si trovava spesso situato nei pressi della piazza principale della città, vicino ai palazzi signorili o ai luoghi del potere civile e religioso, come il Palazzo Comunale e il Duomo. Alla fine del ’700 non vi fu città che non si dotò di un edificio deputato all’arte attoriale: i teatri, statali, privati, municipali o sociali, erano ormai un fatto di costume, rappresentando anche il momento di incontro di forze politiche opposte all’interno di una stessa comunità.La struttura del teatro ottocentesco non si modificò essenzialmente da quello settecentesco.

Questo tipo di teatro era contraddistinto, nella maggior parte degli edifici teatrali del nostro Paese, dalla separazione tra sala e scena, dai palchetti sovrapposti in un numero variabile di ordini, che costituivano una sorta di divisione per classi del pubblico frequentante, e da uno spazio antistante il palcoscenico dove era collocata l’orchestra, dal palco reale da un lato e il palcoscenico in declivio dall’altro.
Il teatro ottocentesco si presentava con la forma della sala teatrale denominata all’italiana, studiata per la rappresentazione di opere liriche e spettacoli simili: la pianta era caratterizzata da una notevole profondità del palcoscenico e dalla forma a U della sala che, adottando in seguito la forma a ferro di cavallo fino a quella circolare ed ellittica tagliata dall’arco di proscenio, permetteva di ottenere una maggiore capienza della sala e dello spazio antistante il palcoscenico.
I palchetti divennero così posti privilegiati fino a fungere da veri e propri salotti all’interno dell’edificio teatrale che andò sempre più assomigliando ad un condominio di grandi famiglie.
Avere un palco all’interno del teatro era considerato un vanto, uno status symbol da esibire come lasciapassare nella società-bene, come segno di distinzione visiva rispetto agli altri spettatori che invece occupavano la platea.Il palco era dunque utilizzato come una vera e propria seconda casa con tanto di chiave, in cui erano trasferite tutte le abitudini dell’affittuario-acquirente dove poteva mangiare, bere e giocare e che considerava la platea come una piazza gremita di popolani e piccolo-borghesi.
Una particolarità dei teatri italiani era quella di essere deputati non solo a rappresentazioni ma anche e soprattutto a feste e  ricevimenti: il clima di spettacolarità diffusa fece del teatro il luogo privilegiato per incontrarsi, conversare, festeggiare e quanto altro fosse occasione per divertirsi. Per questo motivo i sedili erano di solito mobili, proprio per garantire un più ampio spazio per ospitare eventi non strettamente legati al teatro.

Civitavecchia fu una delle poche città di provincia, se non l’unica, ad avere, nel corso del XIX secolo e a breve distanza di tempo l’uno dall’altro, due teatri, il Teatro Minozzi, aperto nel 1786 e il Teatro Traiano, inaugurato nel 1844, che servirono una popolazione di appena diecimila abitanti, non tutti in grado di leggere e scrivere. Questo fatto rappresenta un elemento fondamentale per la conoscenza della vita teatrale della piccola città tirrenica, poiché testimonia la grande importanza che il teatro e lo spettacolo vi ebbero.
Sulla base di una serie di documenti d’archivio, tra cui spicca la Carta Topografica di Civitavecchia contenuta nell’Atlante Zuccagni-Orlandini del 1844, è possibile verificare che i due teatri in questione, identificati con i nomi di teatro vecchio (Minozzi) e teatro nuovo (Traiano), dal 1844 al 1850 convissero ma probabilmente non agirono contemporaneamente, perché il nuovo teatro, il Traiano, era stato costruito e aperto per sostituire il vecchio teatro Minozzi, chiuso e destinato all’abbattimento.

Dalla pianta presa in esame è possibile dedurre le due strutture teatrali civitavecchiesi: entrambi della tipologia all’italiana, la prima con la sala, gli ordini dei palchetti e il loggione a forma di U, tipica del XVIII secolo, la seconda a ferro di cavallo, propria del XIX secolo. Tra i due edifici c’erano circa sessanta anni di differenza, che si vedono chiaramente dalle strutture delle rispettive sale: il Teatro Traiano, fatto di mattoni era il doppio del Teatro Minozzi, fatto di legno, con 91 palchi contro 40 e con un ordine in più (quattro contro tre).  

Il  vecchio teatro, non amato dai suoi frequentatori per la scomodità e pericolosità della sua struttura, non poteva competere con il nuovo che era stato fortemente voluto dalla popolazione. Aveva ormai i giorni contati, destinato alla demolizione o, molto probabilmente, alle fiamme.

Il primo edificio teatrale a Civitavecchia: il Teatro Minozzi, breve storia del teatro di legno
Civitavecchia ebbe il suo primo teatro nel 1786, progettato dall’architetto Ubaldo Minozzi, dal quale poi prese il nome. 
Gran parte delle notizie relative a questo teatro ci sono pervenute dalla storia di Civitavecchia di Vincenzo Annovazzi e dalle cronache che ci sono state tramandate dallo scrittore Henri Beyle Stendhal, che dal 1831 al 1842 fu console di Francia a Civitavecchia e assiduo frequentatore del Teatro Minozzi.
Della sua attività sappiamo che fu prolifica e prevalentemente lirica e musicale, con burlette e drammi giocosi e spettacoli di burattini ma, come per tutti i teatri provinciali e dei piccoli comuni, anche per Civitavecchia e il suo piccolo teatro gli eventi che catalizzavano l’attenzione della cittadinanza erano rappresentati dal Carnevale e dalla festa Patronale (nel caso di Civitavecchia la festa di Santa Fermina).

La gestione del teatro comunale era sostenuta da fondi reperiti dalle varie rendite del Comune che così cooperava con l’impresa teatrale che di volta in volta gestiva il teatro.
I fondi comunali infatti erano necessari perché non bastavano gli introiti delle singole serate a sostenere tutte le spese di gestione del teatro.
La maggioranza del Consiglio Comunale aveva sempre privilegiato la lirica piuttosto che la commedia o tragedia e questo sicuramente era un aspetto che metteva il Teatro Minozzi sulla stessa linea di gestione della stragrande maggioranza dei teatri italiani: teatro musicale, dunque, il teatro di Civitavecchia, confermato da uno degli eventi più significativi per la vita culturale di Civitavecchia. 

La sera del 20 gennaio 1841 Civitavecchia ospitò Gaetano Donizetti, durante una delle undici repliche da parte dell’Accademia Filarmonica di Civitavecchia, di un’opera del 1828 che porta la sua firma, l’Esule da Roma.
Molto attivi nella vita teatrale della città furono i soci dell’Accademia Filarmonica di Civitavecchia, che avevano la passione della musica e del canto.

Conosciamo anche le severe disposizioni di polizia emanate con l’Editto del 16 dicembre 1833 riguardanti l’accesso e la presenza del pubblico a teatro:
“Chiunque si permettesse di stare fermo per il canale della platea o in quello dietro l’orchestra, sarà soggetto all’arresto immediato ed alla multa di scudi cinque… Ognuno di qualsivoglia grado e condizione egli sia, sarà bene avvertito di non prendere in teatro altercazioni anche con semplici parole colle maschere e con altri pena di essere immediatamente espulso dallo stesso teatro, ed anche con l’arresto personale…Qualunque contravvenzione sarà punita con multa di scudi dieci ed anche con pena corporale”.

Non sappiamo esattamente cosa accadde al Teatro Minozzi dopo l’apertura del Teatro Traiano, se venne chiuso definitivamente o se andò a fuoco come accadde nella seconda metà del XIX secolo a molti teatri italiani costruiti in legno. Certo è che se si fosse conservato, forse sotto le spoglie di un comune palazzo ad uso abitativo, probabilmente non sarebbe stato poi risparmiato dalle bombe del 1943, come si verificò per tanti monumenti storici di Civitavecchia compreso il Teatro Traiano.

Il nuovo teatro Trajano 
Civitavecchia decise così di abbellirsi di un nuovo e grazioso teatro ed allontanò il pericolo che avrebbe potuto produrre le più fatali conseguenze. Il fuoco era infatti il maggior pericolo per i teatri ottocenteschi, quasi tutti costruiti in legno. La paura di incendi rimase per molto tempo in città, sebbene il Teatro Traiano fosse stato interamente costruito in muratura, per il continuo pericolo di incendio al quale era stato esposto per quasi cinquant’anni il Teatro Minozzi.

È proprio lo storico Vincenzo Annovazzi che ci informa della decisione della città pontificia, in occasione della venuta di Papa Gregorio XVI il 20 Maggio del 1835, di sostituire il vecchio Teatro Minozzi con uno nuovo.
La visita papale fu un evento eccezionale per la comunità civitavecchiese, l’occasione di chiedere al Pontefice numerosi interventi per migliorare l’aspetto della città.

Il documento in cui si parla per la prima volta di un progetto per la costruzione del Teatro Traiano è contenuto in uno dei registri dei Consigli Comunali, datato 1837-1843, conservati presso l’Archivio Storico di Civitavecchia: si tratta di un atto consiliare che porta la data dell’11 Giugno 1838.Nell’atto si parla di un progetto di costruzione di un nuovo teatro, presentato dal Delegato Apostolico con un suo dispaccio inviato alla Magistratura di Civitavecchia, accompagnato da un indirizzo di Benedetto Blasi (autore del progetto, uomo in vista in quegli anni, consigliere di Civitavecchia, membro della Camera di Commercio di Roma che tanta parte ebbe nelle vicende del teatro locale), dalle obbligazioni degli acquirenti dei palchi.
Così lo descrive l’Annovazzi:

“La figura di perfetto ferro di cavallo lo rende armonico a sufficienza, e la sua ampiezza è tale da poter contenere mille spettatori; il grande sipario dipinto maestrevolmente ad olio dal chiaro professor Podesti rappresenta uno de’ più belli fatti dell’istorie di Civitavecchia, quando cioè l’imperatore Traiano gettava le fondamenta del porto, ed offeriva sul lido stesso un sacrificio a Nettuno. Insomma il nuovo Teatro Traiano è stato meritatamente applaudito da valenti architetti, e non lascia a desiderare che un palco scenico più spazioso, ciocché però è impossibile nei limiti dall’area sulla quale è costruito il Teatro”.

In linea con quello che accadeva nella maggior parte dei teatri ottocenteschi, il Teatro Traiano fin dal 1844 era stato dotato di un magnifico sipario che, salvato dalle distruzioni dell’ultimo conflitto bellico, è andato perso nel dopoguerra. 
Dipinto ad olio dal pittore anconetano Vincenzo Podesti, fratello del più noto Francesco membro dell’Accademia di San Luca, il sipario, da ciò che è possibile dedurre dall’unica foto rimasta, non si apriva con il sistema a doppia divisione che rientrava ai lati del palcoscenico, ma veniva probabilmente sollevato dal basso verso l’alto: era il classico sipario a ghigliottina o alla tedesca.

Il sipario del teatro di Civitavecchia si rifaceva a quella tradizione della pittura storica che nel corso del XIX secolo voleva i sipari dei teatri descrittivi di particolari episodi legati alla storia della città alla quale appartenevano: il sipario del Teatro Traiano rappresentava infatti il sacrificio che, secondo la leggenda, l’imperatore Traiano aveva offerto a Nettuno durante la costruzione del porto di Centumcellae

.Finalmente nella seduta del Consiglio Comunale del 13 Giugno 1843 si decise di aprire il nuovo teatro nella primavera del 1844.
Così, anche per l’esercizio di questo teatro, in particolare per l’inaugurazione, come in precedenza per il Teatro Minozzi, si schierarono due “partiti”, della musica e della prosa il cui confronto privilegiò coloro che avevano chiesto l’apertura del nuovo teatro con un’opera in musica rappresentata da rinomati cantanti.

Così si espresse la Deputazione ai Pubblici Spettacoli:

“e così avremmo un bel teatro per ascoltarvi eternamente la prosa, e la musica, che a di’ nostri e’ nel suo sublime, che per l’universo tutto e’ apprezzata, ed in sommo conto tenuta, quella musica, che forma l’onore del nostro secolo, sarà da noi rozzamente e barbaramente da questa città eliminata”.

Il Teatro Traiano fu inaugurato il 4 maggio 1844 invece con tre drammi musicali tra i quali l’opera lirica Eustorgia da Romano, musicata da Gaetano Donizetti, e la Vestale con musica di Mercadante e due balli, l’Ezzellino sotto le mura di Bassano, ballo eroico tragico in cinque atti e un altro di mezzo carattere.

L’apertura del nuovo teatro non fu in quegli anni l’unico evento  di una certa rilevanza per la crescita di tutta la comunità civitavecchiese: il 22 marzo 1847 alcuni tra gli uomini più in vista e influenti della città si riunirono e fondarono la Cassa di Risparmio di Civitavecchia, prima banca della città voluta da quegli stesso personaggi che tanto si erano adoperati per la costruzione del Teatro Traiano, tra tutti Felice Guglielmi e Benedetto Blasi, o che erano in qualche modo protagonisti della vita culturale civitavecchiese, come Donato Bucci.

Dal momento in cui fu aperto e per tutto il XIX secolo il Teatro Traiano ebbe una ricca e completa attività che toccò tutti i generi teatrali, dalla prosa alla lirica, alla danza e all’arte varia, dimostrando di essere un punto fermo nel panorama culturale non solo cittadino, ma anche nazionale. Non poche furono le compagnie di un certo livello artistico che calcarono le scene civitavecchiesi o le opere di famosi scrittori e musicisti che furono allestite nel massimo teatro civitavecchiese.
Il nuovo teatro comunale portò così una nuova ventata di mondanità e cultura di alto livello nel piccolo centro dello Stato Pontificio rappresentando per tutti, borghesi e gente del popolo, il principale punto di riferimento della vita politico- culturale di quegli anni come mai era accaduto prima.

Il Teatro Traiano ospitò il 2 ottobre del 1870 il plebiscito di annessione al Regno d’Italia.

In seguito brevi periodi di chiusura diedero la possibilità al teatro comunale non solo di sistemare l’interno ma anche di adeguarsi ai tempi. Passando attraverso piccoli lavori di ritocchi e manutenzione ordinaria, è importante ricordare alcune significative date nella storia dei restauri del teatro civitavecchiese che forse possono essere letti quasi come un presagio di quel destino tanto avverso che nel XX secolo si accanirà non poco sulle sue aperture e chiusure: il 1869, quando venne realizzato un impianto di illuminazione a gas che rese più facile il controllo della luce all’interno del Traiano e il 1893, quando la chiusura in atto da oltre due anni per i nuovi interventi di restauro sfociò in palesi disaccordi di natura economica tra il Comune e i proprietari dei palchi.
Il Traiano, riaperto il 10 aprile 1900, entrava finalmente nel nuovo secolo con questa importante novità tecnica che avrebbe di li a poco introdotto quel fattore di poesia scenica tanto necessaria al teatro del Novecento: la luce artificiale.

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