GABER – MI FA MALE IL MONDO

12 DICEMBRE 2026 ore 18:30
13 DICEMBRE 2026 ore 17:00

BIGLIETTI STAGIONE: acquisto biglietti singoli dal 3 ottobre

Poltronissima: € 31,00 + dp | ridotto € 29,00 + dp
Poltrona: € 27,00 + dp | ridotto € 25,00 + dp
Galleria: € 24,00 + dp | ridotto € 22,00 + dp
Balconata: € 18,00 + dp | ridotto € 16,00 + dp
Biglietto Cambio Turno: € 5,00

GABER – MI FA MALE IL MONDO

IN ABBONAMENTO

durata 80 minuti
con Neri Marcorè
da Giorgio Gaber e Sandro Luporini
drammaturgia e regia Giorgio Gallione
arrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri
lighting designer Marco Filibeck
scene e costumi Guido Fiorato
pianisti Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri
foto Tommaso Le Pera
produzione Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara

“Lo spettacolo nasce con l’idea di andare a frugare nel laboratorio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Entrando in scena trovo alcune registrazioni dei suoi spettacoli ma soprattutto le fonti dalle quali i due autori prendevano ispirazione: Céline, Adorno, Musil, ma anche Calvino, Rodari, Pasolini. Sono spunti dai quali partiamo per portare in scena un monologo o per ripercorrere la genesi di una loro canzone”. “Assieme a Giorgio Gallione abbiamo scelto di incentrare lo spettacolo su monologhi e canzoni politiche, nel senso più ampio di questo termine. Ma non mancano ovviamente profondità rivestite di leggerezza, come in “La nave”, o “L’odore”. I contraltari sono “La peste”, “Non è più il momento”, “Io se fossi Dio”, dove sono presenti messaggi di ribellione anche rabbiosa di fronte al panorama decadente e deprimente di quando scrivevano, nel quale non è affatto difficile riconoscerci anche oggi. Anzi, per quanto possano essere stati controversi e violenti gli anni ‘70, quella coscienza critica diffusa era gigantesca rispetto a quella di adesso”. «Gaber e Luporini radiografavano le mutazioni della società senza mai cercare il consenso di chi ascoltava. Ci sono state anche molte contestazioni durante i suoi giri per i teatri. Allo stesso modo questo non vuole essere uno spettacolo accomodante: oggi la polarizzazione ci impedisce di approfondire, ci si confronta poco sul contenuto e molto sull’appartenenza a una fazione. Non vogliamo “tramandare” Gaber come un santino, ma usarlo come un classico, come Pirandello, come filtro per inquadrare il presente senza ipocrisie e cercare di leggerlo al di là delle convenienze o comodità personali».

Neri Marcorè